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Ho sempre desiderato imparare a fare la pasta fresca. Mi vedo ancora bambina, quasi fosse ieri, che osservavo meravigliata la grande e sottile sfoglia gialla lavorata da mia nonna con tanta perizia ed olio di gomito. Sotto le sue mani capaci quella pasta assumeva le forme più disparate: spaghetti, tagliatelle, pappardelle, reginette, maltagliati, quadrettini, cavatelli (solo acqua e farina) sfoglia per lasagne, cannelloni o pasta ripiena. Non potevano naturalmente mancare gli gnocchi di patate, di cui vado ancora ghiotta. Purtroppo è mancato il tempo per trasmettere questa sapiente tradizione, ma il ricordo – quello nessuno può portarmelo via. D’altronde chi non ha dei ricordi teneri e divertenti legati ai nostri nonni? Magari alcune cose che allora ci davano fastidio e che oggi ricordiamo con nostalgia. I nomignoli, le sgridate con la voce grossa dopo una marachella, i vizietti concessi lontano dai genitori e le semplici e gustose merende. A volte tutto ciò sembra così lontano che pare appartenere ad un altro mondo. Ma no, mi dico poi, è bello e doveroso recuperare la memoria di quei nonni un po’ burberi e refrattari al cambiamento che, forse, non sono la sola a ricordare e che sicuramente avrebbero tanto ancora da insegnarci. Mi è sembrato simpatico e divertente ricordare i miei nonni andando alla scoperta di tutti quei piatti che ricordo ma di cui non conosco né la ricetta né il procedimento. Naturalmente ho voluto metterci lo zampino e reinterpretare un pochino dove possibile, ma questo fa parte del divertimento, no? Mi immagino già mia nonna che mi guarda con le sopracciglia aggrottate agitando il dito indice. Abituata alla pasta lievitata all’inizio la consistenza non era perfetta, ma poi provando e riprovando ho capito dove sbagliavo. Da principiante ed autodidatta qualche errore è normale. Attrezzata con la mia vecchia e collaudata macchina per la pasta e di una semola di grano duro presa in vacanza che non vedevo l’ora di provare ho deciso di fare le tagliatelle. Tempo fa ho provato a fare anche le tagliatelle porcini e salsiccia, che purtroppo non ho pensato di fotografare. Penso che a suo tempo siano state gradite visto che sono andate via subito. Questa volta mi sono data ad un classico senza tempo: le tagliatelle al ragù. La ricetta della pasta fresca è stata da me un po’ reinterpretata e modificata.

Ingredienti Pasta Fresca:

150 gr di farina 0

150 gr di semola di grano duro (che dà quella bella sensazione ruvida alla pasta)

1 uovo

30/40 ml di latte

Un pizzico di sale

Acqua qb

Il procedimento è sempre lo stesso, descritto da tanti più esperti di me. Disporre la farina a fontana, nel centro mettere l’uovo, il latte ed il pizzico di sale. Cominciare sbattendo l’uovo ed il latte al centro inglobando pian piano la farina ed aggiungere quel tanto di acqua che basta per ottenere un impasto liscio e sodo. Lasciare riposare coperto per circa 30 minuti e poi lavorare con la macchinetta per la pasta. In questo caso ho steso lasciato la sfoglia leggermente spessa (la mia nonna papera ha 6 livelli, io sono arrivata al quinto) perché penso che uno spessore un po’ più consistente si sposi meglio con un condimento importante come il ragù. Di solito faccio la pasta qualche ora prima, in modo che possa riposare prima di finire in pentola. Mi dilungo di qualche riga per un piccolo appunto personale. Ho di recente scoperto che i pastifici – più o meno grandi – spesso e volentieri utilizzano la farina Manitoba per rendere la sfoglia più sottile e resistente. Io personalmente cerco di evitare in quanto sembra che questa farina, visto l’alto contenuto di glutine, possa favorire intolleranze come la celiachia.

Per quanto riguarda il ragù, l’ho cotto in un bel tegame di terra cotta proprio come si usava una volta. La cottura è durata per circa tre ore, a fuoco dolce, per farlo restringere ed insaporire. Dovendo cuocere per parecchio tempo e ben sapendo che l’olio cotto a lungo diventa poco digeribile ho adottato un piccolo e ghiotto trucchetto. Ho comprato un pezzettino di salsiccia, che ho sbriciolato nel macinato, così da aggiungere pochissimo olio perché la carne si sarebbe rosolata sciogliendo i suoi propri grassi ed insaporita con del semplice vino bianco secco. Certo, la salsiccia non è la cosa più leggera del mondo ma mi è capitato di mangiare un sugo praticamente annegato nell’olio e me lo ricordo benissimo ancora adesso. La salsiccia, nella giusta quantità, ha aggiunto sapore ed il poco olio non ha appesantito il ragù. Spero che il mio piccolo esperimento sia gradito a tutti, nonna compresa!

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