La pizza alta con lievito madre, croccante fuori e morbida dentro

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Ebbene sì, lo ammetto, ho una passione folle per gli esperimenti…culinari e non solo! Tra l’altro, mi piace pasticciare anche con le erbe e avendo un chimico in casa come potrei non approfittarne?! Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò presto, prestissimo. Come immaginerete, uno dei miei soggetti preferiti per prove “di laboratori culinari” è la pizza, con tutti i suoi affini e derivati naturalmente. Ma a chi non piace la pizza? Anni fa in America qualcuno mi disse che credeva che fosse di origine greca! Orrore!! Mi sono subito affrettata ad informare l’ignara ragazza che è l’Italia la patria di questa semplice pietanza amata e conosciuta in tutto il mondo. Bisogna essere fieri anche di queste piccole cose, no? E’ una cosa che ho sempre pensato e che i lunghi soggiorni americani mi hanno confermato. Effettivamente, che si tratti di pizza tonda, bassa e croccante, alta e soffice o che si parli di focaccia genovese, pizza bianca o rossa, schiaccia, o focaccia pugliese non ho mai sentito nessuno rifiutare anche solo un assaggio. A mio parere il punto di forza di queste preparazioni sono la semplicità e la versatilità. Si possono gustare facilmente anche per strada e si sposano egregiamente con una serie infinita di ingredienti. Proprio come la pasta, di semola di grano duro – condita con fantasia e leggerezza – è un piatto buono e salutare. A mio avviso la cosa fondamentale per pizze e focacce è la lenta lievitazione, altrimenti il rischio di trovarsi un peso nello stomaco, e magari anche qualche altro fastidio, è piuttosto alto. Fortunatamente non sono intollerante, ma sono stati anche piccoli problemi di salute ad avvicinarmi a questo mondo, oltre alla difficoltà a reperire certe tipologie di pizze e focacce qui a Milano. Come si dice, se Maometto non va alla montagna… E quindi ecco di seguito la pizza alta con lievito madre, croccante fuori e morbida dentro. Una delle tante ricette che ho provato, ora diventata tra le favorite da offrire a chi ama questo tipo di pizza. La versione nella foto contiene solo farina di grano tenero, ma ho provato anche a mischiarci semola di grano duro e farina di farro e devo dire che sono piaciute molto anche queste varianti. Qualcuno ha provato anche a surgelarla, con ottimi risultati, mi è stato detto.

Stelle del mattino, biscotti sani e leggeri (senza uova e senza burro)

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E’ da un po’ che medito di fare dei biscotti, qualcosa di semplice e profumato da mangiare a colazione, insieme al caffellatte, oppure da sgranocchiare durante una piccola pausa pomeridiana insieme ad un thè profumato. Un biscottino che andasse bene per noi signorine attente alla linea, ma che accontentasse anche i “raffinati palati” di coloro con cui vogliamo condividere il frutto delle nostre sperimentazioni. Oltre al desiderio di preparare qualcosa di nuovo e di poterla poi offrire a chi mi stà intorno, l’altra motivazione che mi ha spinto – tanto per cambiare – verso un prodotto fatto in casa è la lista ingredienti che leggo sulle confezioni. Sempre più alimentari, anche di diverso tipo, riportano la generica dicitura “oli o grassi vegetali”. Avevo un’idea di cosa si nascondesse dietro questa elusiva spiegazione ma, per informarmi meglio e per dovere di cronaca , ho deciso di fare una piccola ricerca sul web. La mia esplorazione virtuale ha confermato quello che molti di voi probabilmente già sapranno: l’olio di palma è l’ingrediente principale nascosto dietro questa misteriosa dicitura. Il passo successivo, come per ogni attento consumatore, è scoprirne vizi e virtù per la nostra salute e per il nostro ambiente. Visto che non ho intenzione di trattare ostici argomenti scientifici cercherò di essere breve nell’illustrarvi il frutto delle suddette esplorazioni. L’olio di palma grezzo è ricco di molte sostanze benefiche, tra cui il beta-carotene, il famoso coenzima Q-10 e le vitamine A ed E. Ma non è questo l’olio che indirettamente finisce sulle nostre tavole, ma la versione raffinata ovviamente. L’olio di palma e di palmisto (olio di semi di palma) sono molto utilizzati nell’industria alimentare in genere ed industria dolciaria in particolare, visto il loro basso costo e la loro versatilità. Questo olio ha la peculiarità di rimanere solido a temperatura ambiente, caratteristica che lo rende infatti molto adatto per la preparazione di prodotti per pasticceria come creme, glasse, biscotti, gelati e farciture varie. Oltre a ciò ha un alto livello di resistenza all’ossidazione ed ai trattamenti termici e, infine, non irrancidisce. Tutte queste proprietà fanno in modo che i prodotti conservino morbidezza e fragranza per parecchio tempo dopo il confezionamento. Questi oli vengono inoltre utilizzati a livello industriale per la frittura e per la produzione di cosmesi, come saponi e creme. L’olio di palma è tanto criticato e condannato a causa dell’alto contenuto di grassi saturi – circa il 50% – che favoriscono l’aterosclerosi e l’aumento del colesterolo. Ultima considerazione, la coltivazione intensiva di olio di palma stà portando all’abbattimento di antiche foreste pluviali privando del loro habitat naturale specie come l’orango e la tigre di Sumatra. Dal 14 dicembre 2014 però un nuovo regolamento europeo obbligherà a specificare sulle etichette il tipo di olio o grasso utilizzato, quindi informiamoci e cerchiamo di leggere bene queste etichette! Nel caso vogliate approfondire, vi lascio i link di alcuni degli articoli che ho letto: melarossa, valorealimentare, greenstyle, oggisalute e greenme.

Biscotti Stelle del Mattino

Dopo tutte queste informazioni torniamo a parlare dei biscotti “stellati” che ho sperimentato. Li volevo leggeri, quindi bando al burro ed alle uova, ma allo stesso tempo golosi…e quindi mi sono concessa l’aggiunta di una cucchiaiata farina di cocco che gli dà un profumo ed una consistenza un po’ particolari. Un occhio al gusto e l’altro alla salute ed ecco che coloratissimi frutti rossi si aggiungono all’impasto con il loro elevato potere antiossidante. Il risultato mi pareva buono, così ho portato qualche biscottino appena sfornato ad un’amica che ha una bimba di nove anni e, con mia grande sorpresa, i biscotti non hanno fatto in tempo ad entrare in casa che erano già scomparsi! Sono soffici e profumati, si inzuppano bene nel caffellatte e se tenuti chiusi in una confezione ermetica si conservano per diversi giorni. Eccovi la ricetta.

Ingredienti:

250 gr di farina 0
50 gr di fecola di patate
50 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
125 gr di yogurt
120 gr di zucchero di canna
1 cucchiaio raso di miele millefiori
2 cucchiai rasi di farina di cocco
Una manciata di frutti rossi misti surgelati
Un pizzico di sale
Versare in un recipiente la farina setacciata con lo zucchero,la fecola, la farina di cocco ed il pizzico di sale. Mescolare gli ingredienti secchi ed aggiungere poi lo yogurt, il cucchiaio raso di miele e la manciata di frutti rossi (due cucchiai circa).

Lavorare bene il tutto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Infarinare per bene la spianatoia (l’impasto risulta piuttosto morbido, in questo modo evitiamo che si attacchi) e formare dei biscotti della forma che preferite. Infornare a 180° per circa 15 minuti o fino a doratura.

 

La pasta fresca…a modo nostro

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Ho sempre desiderato imparare a fare la pasta fresca. Mi vedo ancora bambina, quasi fosse ieri, che osservavo meravigliata la grande e sottile sfoglia gialla lavorata da mia nonna con tanta perizia ed olio di gomito. Sotto le sue mani capaci quella pasta assumeva le forme più disparate: spaghetti, tagliatelle, pappardelle, reginette, maltagliati, quadrettini, cavatelli (solo acqua e farina) sfoglia per lasagne, cannelloni o pasta ripiena. Non potevano naturalmente mancare gli gnocchi di patate, di cui vado ancora ghiotta. Purtroppo è mancato il tempo per trasmettere questa sapiente tradizione, ma il ricordo – quello nessuno può portarmelo via. D’altronde chi non ha dei ricordi teneri e divertenti legati ai nostri nonni? Magari alcune cose che allora ci davano fastidio e che oggi ricordiamo con nostalgia. I nomignoli, le sgridate con la voce grossa dopo una marachella, i vizietti concessi lontano dai genitori e le semplici e gustose merende. A volte tutto ciò sembra così lontano che pare appartenere ad un altro mondo. Ma no, mi dico poi, è bello e doveroso recuperare la memoria di quei nonni un po’ burberi e refrattari al cambiamento che, forse, non sono la sola a ricordare e che sicuramente avrebbero tanto ancora da insegnarci. Mi è sembrato simpatico e divertente ricordare i miei nonni andando alla scoperta di tutti quei piatti che ricordo ma di cui non conosco né la ricetta né il procedimento. Naturalmente ho voluto metterci lo zampino e reinterpretare un pochino dove possibile, ma questo fa parte del divertimento, no? Mi immagino già mia nonna che mi guarda con le sopracciglia aggrottate agitando il dito indice. Abituata alla pasta lievitata all’inizio la consistenza non era perfetta, ma poi provando e riprovando ho capito dove sbagliavo. Da principiante ed autodidatta qualche errore è normale. Attrezzata con la mia vecchia e collaudata macchina per la pasta e di una semola di grano duro presa in vacanza che non vedevo l’ora di provare ho deciso di fare le tagliatelle. Tempo fa ho provato a fare anche le tagliatelle porcini e salsiccia, che purtroppo non ho pensato di fotografare. Penso che a suo tempo siano state gradite visto che sono andate via subito. Questa volta mi sono data ad un classico senza tempo: le tagliatelle al ragù. La ricetta della pasta fresca è stata da me un po’ reinterpretata e modificata.

Ingredienti Pasta Fresca:

150 gr di farina 0

150 gr di semola di grano duro (che dà quella bella sensazione ruvida alla pasta)

1 uovo

30/40 ml di latte

Un pizzico di sale

Acqua qb

Il procedimento è sempre lo stesso, descritto da tanti più esperti di me. Disporre la farina a fontana, nel centro mettere l’uovo, il latte ed il pizzico di sale. Cominciare sbattendo l’uovo ed il latte al centro inglobando pian piano la farina ed aggiungere quel tanto di acqua che basta per ottenere un impasto liscio e sodo. Lasciare riposare coperto per circa 30 minuti e poi lavorare con la macchinetta per la pasta. In questo caso ho steso lasciato la sfoglia leggermente spessa (la mia nonna papera ha 6 livelli, io sono arrivata al quinto) perché penso che uno spessore un po’ più consistente si sposi meglio con un condimento importante come il ragù. Di solito faccio la pasta qualche ora prima, in modo che possa riposare prima di finire in pentola. Mi dilungo di qualche riga per un piccolo appunto personale. Ho di recente scoperto che i pastifici – più o meno grandi – spesso e volentieri utilizzano la farina Manitoba per rendere la sfoglia più sottile e resistente. Io personalmente cerco di evitare in quanto sembra che questa farina, visto l’alto contenuto di glutine, possa favorire intolleranze come la celiachia.

Per quanto riguarda il ragù, l’ho cotto in un bel tegame di terra cotta proprio come si usava una volta. La cottura è durata per circa tre ore, a fuoco dolce, per farlo restringere ed insaporire. Dovendo cuocere per parecchio tempo e ben sapendo che l’olio cotto a lungo diventa poco digeribile ho adottato un piccolo e ghiotto trucchetto. Ho comprato un pezzettino di salsiccia, che ho sbriciolato nel macinato, così da aggiungere pochissimo olio perché la carne si sarebbe rosolata sciogliendo i suoi propri grassi ed insaporita con del semplice vino bianco secco. Certo, la salsiccia non è la cosa più leggera del mondo ma mi è capitato di mangiare un sugo praticamente annegato nell’olio e me lo ricordo benissimo ancora adesso. La salsiccia, nella giusta quantità, ha aggiunto sapore ed il poco olio non ha appesantito il ragù. Spero che il mio piccolo esperimento sia gradito a tutti, nonna compresa!

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La riscossa del pan brioche all’olio, ovvero il richiamo del lievito madre

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Giorni fa stavo facendo, come sempre, il pane semi-integrale che consumiamo tutte le settimane e c’era – per così dire – il lievito madre avanzato dal rinfresco precedente che mi guardava tutto allegro e scoppiettante. Solitamente utilizzo il lievito “vecchio” per fare piadine, grissini, crackers e altro, però bisogna ammettere che adoro fare esperimenti, e il lievito madre è uno dei miei soggetti preferiti su cui sperimentare. Ovviamente il più delle volte cerco di resistere e mi sottraggo alle sperimentazioni, anche perché il prodotto delle citate sperimentazioni và comunque consumato e, sia per evitare chili indesiderati che per avere la gioia di condividere e commentare il risultato, mi piace distribuirne un po’ a familiari ed amici. Questa volta mi ero impuntata con il pan brioche, volevo farne uno molto semplice e, possibilmente un po’ più leggero del solito. Volevo sentire la pasta vellutata modellarsi e diventare sempre più liscia sotto le mie mani ed avvertirne il delicato profumo. Certo, è indubbiamente comodo usare l’impastatrice ma dà sempre una certa soddisfazione terminare l’impasto a mano o, quando è possibile, farlo completamente a mano. Equipaggiata infine della mia decisione mi accingo a preparare anche gli ingredienti necessari per la sperimentazione: latte parzialmente scremato, zucchero di canna, farina, semi di vaniglia, ricotta, un uovo, il nostro Olio EVO al posto del burro ed ovviamente il lievito madre. Essendomi convita a procedere un po’ tardi ho provveduto a fare la seconda lievitazione durante la notte cuocendo la mattina presto. Per adesso non riporto la ricetta perché vorrei rifarla scrivendomi bene tutte le dosi ed i passaggi in modo da non dire castronerie. Mi capita spesso che, presa “dall’ispirazione”, mi dimentico di scrivere cosa ho combinato, ma ricordando e riprovando il più delle volte ritrovo la strada. Per essere la prima volta che provo a fare così il pan brioche sono abbastanza soddisfatta, è venuto molto soffice e poco dolce, un supporto perfetto per miele, confetture o nutella. La prossima volta vorrei provare a dargli di un’altra forma, per questa volta mi sono attenuta al classico, che non si sbaglia mai.

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Domicilio …ad hoc

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Quei pochi giorni di vacanza, quando capitano ponti durante varie festività, sono una preziosa occasione per rilassarsi e, perché no, stare un po’ tutti insieme all’aria aperta. La primavera, insieme all’autunno, è secondo me una delle stagioni più incantevoli e, se abbiamo l’opportunità, è bello uscire dalla città per tuffarsi per qualche ora tra il verde e il sole tiepido ma non ancora troppo caldo. Una prospettiva interessante anche per più piccoli, che possono divertirsi, stare in compagnia e bearsi del diretto contatto con la natura, sotto l’occhio attento ma più disteso dei genitori. Questo è il caso di una nostra conoscente, che di solito si serve da noi, e che richiede abitualmente golosità caserecce e naturali che gratificano i piccoli e permettono agli adulti – attenti a linea e salute – qualche rinuncia in meno. Vista l’allegra e specialissima occasione, la scelta è stata rapidamente orientata verso prodotti facilmente trasportabili, digeribili ed amati sia dai grandi che dai piccini. L’ultima ed importante considerazione da fare è quella che ci aveva portate ad incontrarci: l’intolleranza al lievito di birra e, conseguentemente, la ricerca di prodotti naturali. Come abbiamo già detto, l’uso del lievito madre e la lievitazione lenta rendono il risultato finale particolarmente leggero, adatto anche a chi ha intolleranze o vari problemi di digestione. La domanda ora sorge spontanea. Perché il lievito madre è così digeribile e leggero? I batteri del lievito di birra, i Saccharomyces cerevisiae agiscono soltanto mediante la fermentazione alcolica, producendo appunto alcool ed anidride carbonica. Il lievito madre invece agisce anche attraverso una fermentazione lattica, in quanto contiene in più i Lactobacilli, batteri artefici della trasformazione degli zuccheri in acido lattico. Questo processo è responsabile della caratteristica acidificazione degli impasti fatti con lievito madre e conferisce loro quell’aroma e quel gusto così peculiari. I suddetti microrganismi trasformano le sostanze più complesse in sostanze semplici e, insieme alla lunga fermentazione, rendono il prodotto finale facilmente digeribile. La pasta madre inoltre favorisce la distruzione dei fitati, sostanze considerate antinutrienti che sono contenute negli strati esterni del chicco di grano e che impediscono l’assimilazione intestinale di calcio, ferro e zinco.
Ora bando alle ciance! Aggiungo un paio di foto delle nostre preparazioni inviandovi un piccolo assaggio virtuale. Certo, sarebbe bello poter sentire i profumi e magari anche cogliere le diverse consistenze attraverso il web, ma visto che per ora ciò non è ancora possibile ci accontentiamo di postare le foto ed invitarvi a contattarci per qualunque informazione o curiosità.
Ecco una parte dei pan goccioli (22 €/kg) fatti con lievito madre pronti per partire ed essere gustati con voracità da bimbi affamati. Questa ricetta non contiene grassi animali, come deciso precedentemente, ma solo Olio Extra Vergine di Oliva di nostra produzione. E dopo ventiquattr’ore di attesa il risultato…

PangoccioliconLievitoMadre

Qui invece abbiamo la Focaccia di Recco ( 19 €/kg), fatta sempre con il nostro Olio e personalizzata con mozzarella ben strizzata e formaggio branzi. Ne abbiamo anche una seconda versione, non fotografata, con l’aggiunta di prosciutto cotto alla brace.

reccoOk
Mi “azzardo” a citare ancora una volta la nostra simpatica conoscente che, chiedendole come si trovasse con il domicilio a Milano di torte e lievitati vari ha risposto che:
– è possibile ordinare tranquillamente da casa tramite telefono o e-mail
– è possibile richiedere la personalizzazione del prodotto in base alla nostra ricetta ed alle vostre richieste
– è garantita la freschezza e la naturalezza dei prodotti acquistati in quanto preparati appositamente per Voi con ingredienti sani e genuini
– è una soluzione originale e chic per risolvere compleanni, merende, pomeriggi con il thé delle cinque, cene, colazioni e qualunque altra occasione possa venire in mente!
– ultimo ma non meno importante: la possibilità di ricevere tutto tranquillamente a domicilio senza stress, corse e traffico
Se vi abbiamo un po’ incuriosito non esitate a contattarci tramite il box in alto a sinistra.

Rigeneriamoci e…portiamo quei colori, profumi e sapori a casa con noi

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Ci sono luoghi dove lo scorrere delle stagioni si vede, si sente, si tocca…

Lavanda

Ci sono luoghi dove i colori riscaldano l’anima e la natura è viva e lussureggiante,

e ti sorprendi un poco, avvertendo una tranquillità nuova e pace tutto intorno a te.

Il tempo scorre lento e realizzi che puoi di nuovo respirare davvero…

Paesaggio

Qui i contrasti sono forti, ma sempre in armonia tra loro,

e scopri che puoi deliziarti delle meravigliose sfumature del crepuscolo

mentre ti sembra di toccare il tetto del mondo.

Borgo

Così vicino ed al contempo così lontano che ti pare impossibile…

Fiume

E mentre ti rilassi tra le acque di un’antica sorgente

ti accorgi improvvisamente  di non essere raggiungibile

e sorridi rendendoti conto che non te ne importa assolutamente…

Fonte

E partirai lasciando le tinte smeraldine della primavera

sapendo che un mare d’oro ti attenderà d’estate…

Terrazza

Portando con te un pò di allegria ed un pizzico di buona sorte!

Fortuna

Le nostre creazioni sono semplici e genuine,

cerchiamo di dare loro la sobria eleganza dell’essenziale

e ci auguriamo portino anche in città

i profumi, i sapori e le dolcezze della campagna.

Sette vasetti con farro variegata al cioccolato fondente

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SetteVasettialFarro

 

In questi giorni dovevo incontrare delle amiche e volevo far trovare loro un dolcetto semplice e gustoso. Sappiamo bene però che dopo le festività Pasquali vogliamo tenerci leggeri perché a tutti – chi più chi meno – è capitato di esagerare un pochino con il cibo. D’altronde com’è possibile rinunciarvi? Spesso non si tratta soltanto di una pura questione di gola, bensì è anche una questione “d’onore”, ovvero bisogna fare onore alle pietanze preparate con dispendio di tempo e fatica dai padroni di casa. Pena la delusione di questi ultimi oppure insistenti esortazioni a finire od assaggiare questa o quella determinata prelibatezza. E’ capitato anche a voi? In ogni caso ci tenevo ad accogliere le mie ospiti degnamente ma con un occhio di riguardo alla linea ed alle calorie. Non volevo fare nulla di troppo lungo e complicato, ho quindi immediatamente pensato alla famosa Torta Sette Vasetti ma, come di consueto, con qualche modifica. Questa torta si presta molto bene a variazioni ed aggiunte, vista anche la facilità di esecuzione e l’assenza della bilancia. Ho deciso pertanto di farla con farina di farro integrale e cioccolato fondente. Sono diversi mesi che utilizzo con soddisfazione la farina di farro nel pane, nella focaccia, nella pasta fresca, nelle piadine e, perché no, anche nelle torte. La compro da un’azienda agricola che vende farine biologiche, e la prima volta l’ho acquistata per curiosità ma ora non manca mai nella mia dispensa perché – oltre ad essere sana – ha il vantaggio di non avere quel sapore “di crusca” tipico della farina di frumento integrale. Il farro è un cereale sacro e molto antico. Pare che il luogo di origine sia stata la Palestina, diffuso in un secondo tempo anche in Egitto ed in Siria. Il farro è stato per secoli l’alimento principale degli Antichi Romani; fungeva da cibo per le Legioni, da moneta di scambio e da dono rituale durante la celebrazione del matrimonio. Questo cereale è stato di recente riscoperto proprio in virtù delle sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali. Da amante di cereali e farinacei, la prima cosa che mi ha fatto piacere scoprire è che il farro è il cereale meno calorico di tutti (ha 335 calorie per 10 gr ), è più digeribile sia del grano tenero sia del grano duro e, nel caso della farina di farro integrale, è anche un ottimo alleato in caso di problemi all’apparato digerente. Ha inoltre proprietà lassative e può essere usato anche nelle diete considerato le buone proprietà sazianti. E’ ricco di sali minerali come fosforo, potassio e magnesio e si pregia di possedere anche consistenti quantità di vitamina A e vitamine del gruppo B, importantissime per la salute e la bellezza della nostra pelle.
Ingredienti:
1 vasetto di yogurt (nel mio caso magro)
1 vasetto di farina 0
1 vasetto di fecola di patate o maizena
1 vasetto di farina di farro integrale
2,5 vasetti di zucchero (nel mio caso di canna)
½ vasetto di Olio Evo (nel mio caso autoprodotto)
½ vasetto di Latte
3 uova medie
1 bustina di lievito
50 gr. circa di cioccolato fondente al 72%
Zucchero a velo per decorare
Iniziamo separando gli albumi dai tuorli e montiamo questi ultimi con lo zucchero finché non abbiamo un composto chiaro e spumoso. Aggiungiamo lo yogurt ed amalgamiamo. Mescoliamo in un recipiente la farina 0, la farina di farro, la fecola ed il lievito ben setacciati. Incorporiamo pian piano le farine ai rossi con lo zucchero, uniamo nel frattempo anche l’olio Evo ed il latte, sempre mescolando con cura. Mettiamo a sciogliere il cioccolato a bagnomaria e nel contempo versiamo circa 1/3 dell’impasto in un secondo recipiente. Quando il cioccolato è ben sciolto e senza grumi lo accorpiamo a quest’ultimo impasto e mescoliamo velocemente. Versare metà dell’impasto senza cioccolato in una tortiera imburrata da 24 cm, in seguito l’impasto col cioccolato e poi di nuovo il restante impasto chiaro, dopodiché prendere uno spiedino e mescolare i due impasti tracciando dei decori a caso. Cuocere a 180° per 30 min circa, vale sempre la prova stuzzicadenti. Far raffreddare e spolverare di zucchero a velo.

La nostra colomba pasquale

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ColombaPasquale

Ecco la nostra colomba pasquale: semplice, morbidosa e genuina. Abbiamo messo pochi canditi perchè uno dei commensali non li apprezzava particolarmente, in compenso abbiamo fatto un abbinamento particolare…ci abbiamo messo accanto del dulce de leche. Sarà stata un’eresia? Beh, a noi piace sperimentare! Mandiamo a tutti un assaggio virtuale, per aggiungere un pò di dolcezza alle vostre giornate!

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Polpette di pollo e melanzane, il mistero della melanzana perduta

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Adoro le polpette, tutti le adorano, e fino ad ora non ho mai sentito qualcuno dire il contrario. Sono estremamente sfiziose, veloci e versatili. Si possono fare praticamente con qualunque cosa, la tradizione italiana – tra le varie cose – ci insegna che si tratta di un goloso piatto di riciclo. Allora apriamo il frigo e spalanchiamo le porte della fantasia per creare ogni volta una polpetta diversa! Abbiamo polpette di manzo, di pollo, di maiale, di legumi, di verdure, di formaggio, di arrosto della domenica e chi più ne ha più ne metta! Mi piace sbizzarrirmi con le polpette, specialmente perché anche una verdura qualsiasi – una volta macinata, insaporita ed amalgamata col resto degli ingredienti – può risultare più gradevole ed invitante a bimbi riottosi o grandi capricciosi. Il mio unico “problema” è che spesso, presa dalla fretta e dalla “vena creativa” mi dimentico di appuntarmi il procedimento senza contare che mi è sempre abbastanza difficile trascrivere le dosi visto che vado quasi sempre ad occhio… Capita solo a me? Un’altra persona che conosco risponde all’appello degli scapigliati improvvisatori, altri nella lista? Comunque questa volta, diversamente dalle altre, ho cercato di stare più attenta e sono quindi in grado di riferire quello che ho combinato. Riprendendo il filo del discorso, gli ingredienti di queste polpette sono molto semplici. Mi piace usare il petto di pollo per le mie ricette perché è un ingrediente adattabile a molte preparazioni e cotture diverse, oltre ad essere celere da fare. Volevo però aggiungere al petto di pollo “qualcosa di diverso”, ho già provato le polpette speziate ma non era quello il sapore che cercavo, e poi lo scopo era inserire un ingrediente vegetale che “si sentisse ma non si vedesse troppo”. Ho subito pensato alla melanzana. Questo è un ortaggio che gradisco particolarmente, mi piace quel leggero gusto amarognolo che si sente alla fine. Vanta proprietà diuretiche visto che è costituita dal 93% di acqua ed essendo ricca di fibre aiuta a riequilibrare l’intestino. Tra le altre cose, stimola l’attività del fegato ed aiuta ad abbassare il colesterolo. Se volete inoltre, potete farvi una bella maschera di bellezza con yogurt e polpa di melanzane perché ha anche proprietà schiarenti ed idratanti. Ho anche scoperto, per giunta, che non arriva dall’America – come credevo – ma che è originaria dell’Asia, introdotta poi dagli Arabi nel Quattrocento.

POLPETTE DI POLLO E MELANZANE

250 gr. di petto di pollo macinato (o avanzi di arrosto)

1 melanzana media

1 uovo

70/80 gr. tra Parmigiano e Pecorino grattugiati

La punta di un cucchiaino di curcuma

La punta di un cucchiaino di zenzero

Pangrattato qb

Sale qb

Per prima cosa laviamo per bene la melanzana, avvolgiamola in carta stagnola e mettiamola a cuocere in forno per 30 min. ca. a 200°C. Questa operazione và fatta con un po’ di anticipo, in modo che la melanzana si intiepidisca un po’ prima dell’uso. Nel frattempo prendiamo il petto di pollo macinato, aggiungiamo l’uovo, il parmigiano e le spezie (ebbene sì, non ho resistito ed ho aggiunto anche un po’ di spezie!). Tagliate la melanzana a quadrettoni e frullatela con il minipimer, dopodiché aggiungetela al resto degli ingredienti. Aggiungete infine il pangrattato, il composto risulterà sodo ma allo stesso tempo morbido. Io ho aggiunto anche una fetta del mio pane fatto con lievito madre, ma potete tranquillamente utilizzare solo pangrattato. Aggiungete il sale e lavorate a lungo, in modo da ottenere un impasto bello omogeneo. Foderare una teglia con della carta forno e formare tante polpette, che metterete a cuocere in forno preriscaldato a 200° per circa 15 minuti o fino a doratura.

 

P.S. Per chi non avesse tempo di cuocere la melanzana in forno per 30 minuti, può eventualmente tagliarla a metà per ridurre i tempi di cottura oppure semplicemente cuocerla in padella con olio e sale (se vi piace potete aggiungere anche aglio e prezzemolo).

TORTA MAGICA AL CIOCCOLATO E CAFFE’ (senza burro ma con latte condensato)

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TortaMagicaCioccolatoeCaffe Ero alla ricerca, come al solito, di qualche esperimento da fare. Mi piace pasticciare, modificare le ricette, inventarne di nuove e, ovviamente, adoro avere le mani in pasta. Mi piace provare a preparare cose sempre diverse, sia per mettermi alla prova e sia per imparare cose nuove. Insomma, coloriamo e profumiamo le nostre giornate per dare loro un tocco di allegria e serenità! Avevo già provato la versione classica della famosissima “Magic Cake”, oramai ascesa all’Olimpo delle torte visto che ha praticamente fatto il giro del mondo, in versione originale o – come in questo caso – rivisitata. La torta merita una piccola spiegazione per chi, qualunque sia la ragione, non la conoscesse. L’incredibile magia di questa torta è che con un unico impasto si ottengono tre consistenze diverse: siamo inizialmente accolti dalla soffice vaporosità del pan di Spagna, proseguiamo verso il centro incontrando la morbidezza vellutata di una crema per trovare infine la solida compattezza di un budino. Il procedimento è semplice e veloce, nessun ingrediente strano che salti agli occhi, nulla che alluda al titolo che, da solo, basta ad incuriosirci ed a farci prudere le mani dalla voglia di provarla. Ebbene, vogliamo sentirci per un momento anche noi capaci di magie ed incantesimi, nella nostra semplice quotidianità, e preparare un dolce irresistibile e fatato? Non potevo assolutamente resistere alla tentazione, già friggevo per il gusto di prepararla…più che di mangiarla. La scelta dell’ingrediente caratterizzante è stata piuttosto ovvia, oserei dire banale. Il cacao. Personalmente preferisco creme alla vaniglia o simili, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare il cacao ed il cioccolato fondente con tutte le loro virtù. I Maya chiamavano il cioccolato “kakaw uhanal”, cioè “cibo degli Dei”, addirittura gli Aztechi utilizzavano le fave di cacao come moneta di scambio! Questo prezioso ingrediente può ben fregiarsi dell’appellativo “cibo degli Dei” in quanto, tra le altre cose, è un potente antiossidante ed è ricco di magnesio, potassio, ferro, calcio e rame, tutti minerali importanti per la nostra salute. Naturalmente parliamo sempre di cacao amaro o cioccolato extrafondente o fondente, senza zuccheri aggiunti. Prima di procedere una piccola chicca: il cacao dona lucentezza e vitalità ai capelli e può essere utilizzato anche in maschere di bellezza fai da te grazie alle sue proprietà nutrienti, ristrutturanti, antiossidanti ed antinvecchiamento. Ma ora passiamo alla ricetta… Ho preparato innanzitutto il latte condensato.

RICETTA LATTE CONDENSATO

Ingredienti:

200 gr di zucchero a velo
150 ml di latte intero
25 gr di burro
1 bustina di vanillina (facoltativo)

Mettere sul fuoco un pentolino dal fondo spesso con il latte, lo zucchero, il burro e – se vi piace – la vanillina. Portate ad ebollizione mescolando continuamente.

Quando il composto bolle abbassare la fiamma e cuocere per altri 10/15 minuti sempre continuando a girare in modo da evitare che il latte fuoriesca dal pentolino o bruci.

Spegnere la fiamma e lasciare raffreddare il tutto che, con il tempo, lentamente si addenserà. Eventualmente trasferire in un recipiente con coperchio e mettere in frigo.

P.S. Questa volta ho lasciato il latte condensato piuttosto liquido, considerato il tipo di preparazione a cui era destinato P.P.S. In mancanza di zucchero a velo potete utilizzare del normale zucchero bianco aggiungendo un paio di cucchiaini di maizena.

RICETTA TORTA MAGICA CIOCCOLATO E CAFFE’ (senza burro ma con latte condensato)

Ingredienti:
Latte condensato fatto in casa come da ricetta
4 uova a temperatura ambiente
Un cucchiaio d’acqua fredda
50 gr di cacao amaro
65 gr di farina
30 ml di caffè
100 ml di Olio EVO Delicato (nel mio caso autoprodotto)
400 ml di latte
Un pizzico di sale
Un cucchiaino scarso di aceto o succo di limone

Prima di tutto montiamo i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una consistenza spumosa e di colore chiaro. Aggiungiamo, sempre mescolando, il cucchiaio di acqua fredda, il caffè (che potete sostituire con acqua se non vi piace), il pizzico di sale, l’olio ed il latte condensato.

Setacciare il cacao con la farina ed incorporarli lentamente al composto, sempre mescolando e facendo molta attenzione a non formare dei grumi. Dopodiché montiamo gli albumi a neve non fermissima e, quando cominciano a diventare chiari aggiungiamo l’aceto o il succo di limone. Aggiungere gli albumi al resto del composto mescolando dal basso verso l’alto per mantenere la montata.

Imburrare uno stampo senza cerniera o, visto che l’impasto è piuttosto liquido, ricoprire di carta forno uno stampo con cerniera. Io ho utilizzato uno stampo tondo di 22 cm di diametro, anche se di regola occorre uno stampo rettangolare 20 x 20.

Cuocere a 170° per 70 minuti. Eventualmente controllate la cottura, la superficie deve aver fatto la crosticina ma, se scosso leggermente il composto deve essere “traballante” come il budino.

Lasciar raffreddare completamente poi copritela con della pellicola e mettere in frigo a compattare per almeno due ore. Spolverare di cacao o zucchero a velo, tagliare e servire.

Buon appetito!