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~ La tradizione che incontra la passione e la fantasia!

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Archivi tag: Milano

Esperimento natalizio…il Pandoro delle Simili con il cioccolato nell’impasto

13 sabato Dic 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci di Natale

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borgogna, cacao, cioccolato, dolci a domicilio, dolci al cioccolato, dolci di Natale, Milano, ombretto minerale, pandoro, pandoro al cioccolato, pandoro Simili, prodotti da forno, viola

Pandoro al Cioccolato

 

Stavamo preparando dei pandori da consegnare mentre riflettevo, cercando un modo per rendere questo Natale più speciale, colorato e profumato. Guardavo affascinata – quasi come fosse la prima volta – il caldo oro brunito dei pandori quando un’idea mi balena all’improvviso nella mente: e se cambiassimo colore al pandoro? Mi piace sperimentare, rivisitare, saggiare, cimentarmi e magari assaporare gusti e consistenze nuove. Adoro “avere le mani in pasta”, sentirne il profumo, tastarne la compattezza ed infine vederla crescere, ogni volta è come una piccola meraviglia quotidiana. Quest’anno desideravo poter offrire qualcosa di tradizionale e particolare al tempo stesso, qualcosa che suscitasse un po’ di sorpresa ma che piacesse a tutti… volevo insomma concludere l’anno con allegria, semplicità e un tocco di stravaganza. Il mio pensiero è subito corso al cioccolato, il più classico degli ingredienti, specialmente se si pensa a creme e glasse di accompagnamento ma – fino ad ora – non mi era mai capitato di vedere un pandoro con il cioccolato dentro l’impasto. Mi sono quindi detta: perché no? L’idea mi stuzzicava anche per richiamare il profondo color marrone della corteccia degli alberi, un po’ come si fa col Tronchetto, con i biscotti speziati e simili. Immaginavo già il colore scuro del pandoro coperto di una candida neve dolce e vellutata, avrebbe tentato chiunque, no? Preciso che ero già preda del “pallino per la sperimentazione” in quanto avevo appena ricevuto dei meravigliosi pigmenti nuovi di zecca, con cui avevo intenzione di realizzare degli ombretti minerali. Mi ispirava la prospettiva di un make-up unico e personale per le feste, per questo ho pensato di creare appositamente i miei “mineral eyeshadow”. Il primo della serie è un viola/borgogna dal sottotono caldo, che ho chiamato “Misterious Plum”(purtroppo la foto non rende, è una sorta di color melanzana matte con riflessi borgona), ma ho intenzione di sbizzarrirmi perché le varianti e le possibilità sono pressoché infinite. Mi piacerebbe molto aggiungerli alle confezioni di saponi, ballistiche e creme che ho già preparato, speriamo di fare in tempo! Tornando al Pandoro al Cioccolato, pensavo di proporlo con una ganache al cioccolato bianco, amarene e ribes rossi.

Pandoro al Cioccolato e Ombretto Minerale

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Torta di castagne e caffè (senza burro)

10 mercoledì Dic 2014

Posted by Admin in Dolci senza burro, Torte

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antiage, antiossidante, caffè, castagne, colazione, dolci a domicilio, dolci autunnali, dolci con le castagne, dolci con lo yogurt, dolci facili, dolci senza burro, facile, genuino, maschera astringente, merenda, Milano, olio EVO, olio extra vergine d'oliva, prodotti da forno, purificante, ricette autunnali, ricette con le castagne, ricette facili, ricette per la famiglia, ricette semplici, semplice, senza burro, torta di castagne, torte, torte senza burro, yogurt

Torta Castagne e Caffè

Tra i frutti più golosi della stagione invernale non possiamo dimenticare la castagna. Certo, perché l’inverno non porta solo freddo e grigiume! In attesa della primavera – che indubbiamente a volte ci appare davvero lontana – possiamo “consolarci” con arance, mandarini, kiwi, cachi, uva, banane, melograno e castagne naturalmente! Senza contare che, a mio parere, il clima tipicamente invernale è parte integrante dell’atmosfera natalizia. L’albero di castagno è stato a lungo considerato una vera e propria risorsa e, specialmente nelle località montane, chi possedeva un castagno era considerato benestante. I suoi frutti, calorici ed energizzanti, hanno rappresentato per lungo tempo una preziosa fonte di sostentamento: le castagne infatti potevano essere consumate essicate e mangiate con il latte a colazione, potevano essere macinate ed utilizzate per preparare pasta, polenta o minestre, potevano infine diventare dolci golosità come la crema di castagne o il famoso “Castagnaccio”. Per la versatilità in cucina e la lunga conservazione dei suoi frutti, le popolazioni montane hanno dato al castagno l’appellativo di “albero del pane”. Purtroppo ai nostri giorni la castagna pare essere divenuta invece un cibo di lusso a causa di una terribile vespa cinese, detta Cinipide, diffusa accidentalmente in Italia dal 2002. A giugno la femmina della Cinipide deposita le uova nelle gemme, nella primavera successiva la larva si sviluppa determinando un arresto dell’evoluzione della gemma e la formazione della caratteristica “galla” (una sorta di rigonfiamento tondeggiante). L’introduzione del suo antagonista naturale, il Torymus sinesis, stà dando risultati incoraggianti, ma ci vorranno anni prima che la situazione possa tornare alla normalità. Le prime coltivazioni di castagno risalgono al IX secolo a.C., sono infatti stati trovati dei resti tra il Mar Caspio e il Mar Nero. La coltivazione di questa pianta si diffonde rapidamente dall’Asia Minore fino in Grecia, tanto che anche il poeta Omero e lo storico Senofonte ne parlano nelle loro opere. Dalla Grecia le piantine di castagno vengono presto importate anche in Italia, dove il castagno trova un clima favorevole al suo sviluppo. Terenzio nel I secolo a.C. racconta nel suo “De re rustica” che le castagne venivano vendute nei mercati di Roma ed erano offerte insieme all’uva dai giovani alle loro innamorate. In seguito i Romani, con l’espandersi dell’Impero, lo diffusero in tutta Europa. Le castagne sono ricche di vitamine, tra cui troviamo la vitamina A, le vitamine del gruppo B – tra cui l’acido folico, importantissimo in quanto previene le malformazioni fetali – e le vitamine C e D. Le castagne sono inoltre una ricca fonte di minerali utili per il nostro benessere (potassio, fosforo, zolfo, sodio, magnesio, calcio e cloro) e sono anche un valido alleato per la nostra bellezza! Infatti questo frutto ha elevate proprietà astringenti ed è un ottimo anti-age in quanto aiuta ad attenuare le micro rughe ed a tendere la pelle. Possiamo coccolarci con un’ottima maschera purificante schiacciando delle castagne bollite con del succo di arancia fino ad ottenere una consistenza cremosa, spalmiamo poi su tutto il viso e lasciamo in posa per circa 15/20 minuti. Le castagne bollite e schiacciate aiutano anche a donare luminosità e forza ai nostri capelli, basta aggiungere dell’olio di germe di grano (o del semplice olio di oliva) e – se lo avete in casa – dell’henné neutro. La farina di castagne infine può diventare anche un efficace scrub, sempre mescolato all’olio extra vergine di oliva. Applicare su viso e corpo massaggiando delicatamente e poi sciacquare molto bene. La pelle sarà liscia, idratata e libera dalle cellule morte. Ecco infine la ricetta della torta di castagne e caffè…

Ingredienti per una teglia da 24 cm:

400 gr di castagne lessate e schiacciate

150 gr di farina

50 gr di fecola

2 uova

190 gr di zucchero

100 ml di Olio EVO

125 gr di yogurt al caffè

1 tazzina di caffè ristretto

1 bustina di lievito

1 bustina di vanillina

1 pizzico di sale

Lessare le castagne e schiacciarle molto bene fino ad ottenere una purea che sia il più uniforme possibile. Versare il tutto in una ciotola ed aggiungere lo yogurt, l’olio, il pizzico di sale e la tazzina di caffè. Lavorare gli ingredienti fino a raggiungere un risultato omogeneo. In un secondo contenitore montare le uova con lo zucchero ed aggiungerli al composto di castagne. Setacciare ora la farina, la fecola, il lievito e la vanillina ed aggiungerli a più riprese all’impasto mescolando delicatamente.  Versare nello stampo imburrato ed infornare a 180° per 30/35 minuti. Si può eventualmente servire con una mousse cioccolato e caffè oppure una crema alla ricotta con nocciole e gocce di cioccolato.

Torta Castagne e Caffè

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Il pandoro delle Sorelle Simili e i regali di Natale

04 giovedì Dic 2014

Posted by Admin in Dolci di Natale

≈ 2 commenti

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aleppo, Alloro, antiage, antiossidante, argilla, bellezza naturale e bio, caolino, dolci a domicilio, idea regalo, karité, Milano, mirtillo, olio di alloro, olio EVO, olio extra vergine d'oliva, pandoro, pandoro sfogliato, prodotti da forno, purificante, regali di natale, regali fai da te, regali naturali, sapone di Aleppo, saponi, saponi naturali, sorelle Simili, tè verde, yogurt

 

Il Pandoro Sfogliato delle Sorelle Simili

Il Pandoro Sfogliato delle Sorelle Simili

Manca poco al Natale ed è ora, anche per i ritardatari, di cominciare a pensare cosa regalare. Come passa il tempo! L’autunno è trascorso in un baleno ed ora ci troviamo già alle porte del Nuovo Anno. Devo dire che non ho mai amato fare i regali “di circostanza”, infatti sono profondamente convinta che il regalo – quando è possibile – deve essere una cosa speciale e personale. Quest’anno più degli altri anni ho deciso di fare del mio Natale una magica occasione per condividere e regalare tutte cose naturali fatte da me. E’ così che in questo periodo le stanze si riempiono di luci, colori e profumi: l’oro pallido del cedrello lascia intuire il suo gusto delicato e rinfrescante accanto all’ambra scura del liquore di genziana. La corona di pan brioches alla crema di marroni ci tenta insieme ad un sorso di aromatico di liquore al caffè. Ma non parliamo solo di dolci e liquori! Il naturale lascia spazio anche alla cura del nostro corpo, al relax ed alla bellezza. Avevo a disposizione un olio extra vergine di oliva di primissima qualità, che ho imparato ad apprezzare anche per le sue straordinarie proprietà cosmetiche su pelle e capelli (elasticizzanti, antiossidanti, idratanti, lucidanti, rinforzanti, lenitive, antiage, emollienti ed anti-imperfezioni), con un chimico in casa il passo verso la saponificazione e la produzione di cosmetici è davvero stato breve. Per questo Natale quindi ho pensato al sapone allo yogurt per l’amica con pelle sensibile ma qualche brufoletto, al sapone al tè verde o al mirtillo per le loro spiccate proprietà antiossidanti, al sapone al karité e caolino perche è idratante e purificante allo stesso tempo e, naturalmente, non dimentichiamo il sapone di Aleppo e argilla che col suo tocco setoso e purificante aiuta anche le pelli più difficili. Ho accoppiato i diversi saponi tenendo in considerazione i vari tipi di pelle ed affiancando il tutto da coloratissime bombe frizzanti e ricche cold cream. Il tutto presentato da un simpatico cestino di carta o da una scatolina di legno che ho decorato col decoupage. Ho scelto di fare dei regali un po’ diversi perché mi piace pensare che una cosa fatta con le mie mani acquisti più valore agli occhi di chi la riceve e perché troppo spesso capita che doni indesiderati finiscano nel dimenticatoio. La bellezza naturale è a mio parere un argomento a cui noi donne guardiamo con particolare attenzione, trattandosi in questo caso di prodotti semplici e di uso quotidiano immagino che facilmente verranno utilizzati nella routine di ogni giorno. D’altronde il Natale – prima di festeggiare la nascita di Gesù – celebrava il Solstizio d’Inverno e la fine della stagione invernale che lasciava lentamente il posto alla luce ed alla primavera. Nell’antichità l’uomo viveva a stretto contatto con la natura e si sentiva intimamente legato ad essa, tanto che culture diverse celebravano in questo giorno il Sole e la nascita di esseri divini ad esso associati. Quindi perché non portare anche noi un po’ di magia e di natura nel nostro Natale? Allora Auguri di un Sereno Natale a Tutti e concludiamo con un classico senza tempo: il Pandoro delle Sorelle Simili, di cui vi mandiamo, se vi và, un assaggino virtuale.

Saponi&Bombe

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Morbidosa panna e cioccolato, per un dolce “tea time” domenicale

27 giovedì Nov 2014

Posted by Admin in Ciambelle, Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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ciambella, cioccolato, cioccolato fondente, colazione, dolci a domicilio, dolci al cioccolato, dolci colazione, dolci con la panna nell'impasto, dolci senza burro, genuino, merenda, Milano, panna, prodotti da forno, ricette colazione, ricette facili, ricette veloci, semplice, senza burro, soffice, tea time, torta, torta con panna nell'impasto, torte senza burro, veloce

TortaPannaCioccolato

Dopo aver tanto rimandato e chiacchierato (telefonicamente) sono riuscita a concordare un momento per vedere la mia amica di Monza. Avevamo deciso di vederci la domenica pomeriggio pensando di fare prima una bella passeggiata per le vie del centro e di coccolarci poi con un bel “tea time” casalingo. La domanda a quel punto sorge spontanea: al dolce ci pensi tu? Certamente, rispondo io, ogni scusa è buona per “mettere le mani in pasta”, specialmente se puoi condividerlo con qualcuno! Bene, mi risponde lei, ma porta una torta morbidosa e – se possibile – mettici anche il cioccolato! Volevo preparare qualcosa di goloso ma allo stesso tempo anche diverso dal solito, in modo da soddisfare il palato raffinato del fidanzato di Laura. Ho pensato alla classica accoppiata panna e cioccolato e mi son detta: perché non metterli nell’impasto invece che come accompagnamento? In questo modo avrei ottenuto il gusto delicato e particolare che cercavo potendo invece preparare all’ultimo una veloce crema di accompagnamento direttamente in loco. Passeggiando per il centro di Monza il tempo è trascorso davvero velocemente. Il capoluogo brianzolo rappresenta infatti un buon compromesso tra fattori diversi ma tutti egualmente importanti, come la vicinanza a Milano, la presenza di mezzi e servizi, una città vivibile e interessante e – perché no – un bel centro storico che appaghi l’occhio e lo spirito e negozi in quantità tra cui scegliere. Possiamo partire da Largo Mazzini per ammirare il nobile Palazzo Frette, costruito nel 1885 e dove oggi ha sede la Rinascente, proseguiamo lentamente per Via Italia, diritto fino a Piazza Roma dove si trova l’Arengario e girando subito a destra ecco che ci ritroviamo davanti la splendida facciata del Duomo di Monza, affiancato dalla snella Torre Campanaria. Nonostante il giro di shopping ci tenta una veloce visita all’interno, dove il fasto del tardo barocco si sostituisce alla sobria eleganza dell’esterno. Non abbiamo avuto il tempo di visitare il Museo del Duomo con la mistica Corona Ferrea della Regina Teodolinda, ma ci siamo ripromesse di farlo appena possibile. Lasciamo il Duomo camminando per Via Lambro, che permette di catapultarsi all’indietro di diversi secoli con la sua atmosfera medievale ed i negozi perfettamente inseriti. Arriviamo infine all’ottocentesco Ponte dei Leoni, costeggiamo il Lambro passando per Via Gerardo dei Tintori, giriamo a sinistra verso Via Edmondo de Amicis, uno sguardo ammirato al mirabile scorcio per tuffarsi di nuovo verso Via Vittorio Emanuele II e Via Carlo Alberto per proseguire il nostro pomeriggio di shopping. Al rientro abbiamo preparato una gustosa e soffice mousse di ricotta da accompagnamento, che purtroppo non ho fatto in tempo a fotografare, la rifarò al più presto in modo da postare la ricetta.

Ingredienti:

200 gr di farina
50 gr di fecola
250 gr di panna fresca
160 gr di zucchero
3 uova
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
50 ml di latte
20 gr di cacao amaro
1 bustina di lievito

Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Versare la panna appena tolta dal frigo in un secondo contenitore (possibilmente anch’esso freddo) e montare con le fruste elettriche. Unire a più riprese la panna al composto di uova e zucchero mescolando delicatamente dal basso verso l’alto Accorpare a poco a poco la farina setacciata con il lievito ed il pizzico di sale. Imburrare uno stampo per ciambella e versare circa i 2/3 dell’impasto, aggiungere all’amalgama rimanente il cacao amaro e rimestare fino ad ottenere un risultato omogeneo, versare uniformemente sull’impasto chiaro ed infornare a 180° per 30-35 minuti (vale sempre la prova stecchino). Far freddare a temperatura ambiente, sformare e cospargere di zucchero a velo.

PannaCioccolato

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Focaccia Dolce all’Uva con Zucca e Noci

19 mercoledì Nov 2014

Posted by Admin in Lievitati Dolci, Ricette con la Zucca

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dolci, dolci a domicilio, Dolci con la zucca, focaccia dolce, genuino, licoli, Lievito Madre, Milano, noci, olio EVO, olio extra vergine d'oliva, prodotti da forno, schiacciata dolce fiorentina, semplice, senza burro, uva, zucca

FocacciaDolce Era da tempo che volevo provare questa ricetta, una delle tante che ci racconta di una Toscana che stà forse scomparendo. Tante pietanze della tradizione, della Toscana in generale e fiorentine in particolare, ci tramandano una cucina contadina, semplice, saporita ma allo stesso tempo povera e di recupero. Basti pensare alla Pappa col Pomodoro, alla Ribollita, alla Zuppa col Cavolo Nero, al largo uso di frattaglie e – non da ultimo – al famoso Panino col Lampredotto, che i fiorentini mangiano abitualmente mentre noi turisti assaggiamo con curiosità. Queste peculiarità le possiamo però ritrovare nella gastronomia di tutte le nostre regioni, caratterizzate anche dal sapiente utilizzo di prodotti locali, proprio quei prodotti e quella gastronomia che ci hanno resi celebri nel mondo. Forse nell’era della globalizzazione si rende necessario guardare ancora di più al Locale? Io credo di sì, specialmente se consideriamo la particolarità del percorso italiano nei secoli. La nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra musica operistica e la nostra arte rappresentano – che lo si voglia o no – la nostra identità e il nostro più grande patrimonio. Conoscere ed apprezzare queste cose significa, a mio parere, conoscere ed apprezzare noi stessi, un po’ come hanno sempre fatto tanti altri popoli sia in Europa che altrove. Certo, le cose da sapere sono tante, ma con un po’ di sana curiosità si arriva sempre ovunque! Nel caso specifico ho pensato di fare qualche ricerca sulle Arti in cui eccelleva la Firenze di un tempo. Ci restano testimonianze certe che già nelle antiche civiltà (come gli assiro-babilonesi, i cinesi, i greci e i romani) esistevano associazioni che riunivano gli appartenenti alla stessa categoria professionale allo scopo di avere un peso maggiore all’interno della società. In seguito alla caduta dell’Impero Romano – e fino all’avvento dei Comuni – furono i monasteri a custodire la sapienza degli antichi mestieri. Le Arti iniziarono a riunirsi in Corporazioni nel corso del ‘200, tra le prime troviamo proprio quelle artigiane che furono di fondamentale importanza per lo sviluppo economico ed artistico della città. A Firenze la prima Arte a costituirsi in Corporazione fu Calimala, cioè l’Arte della Lana, nata nel 1150, ma già nel 1193 si potevano contare ben sette corporazioni. Per iscriversi era necessario seguire delle regole precise: sostenere un esame specifico davanti ai membri dell’associazione, discendere da una famiglia appartenente alla stessa Corporazione e da ultimo bisognava pagare una tassa. Ogni Arte aveva il proprio Statuto, ossia un ordinamento che aveva a tutti gli effetti il valore della Legge, mentre nel 1312 venne istituito un Tribunale (detto della Mercanzia) il cui compito principale era quello di giudicare le cause relative ai fallimenti dei vari mercanti. Gli artigiani ed i mercanti fiorentini iniziarono presto a trattare e scambiare merci con tutta Europa. Tessuti semilavorati arrivavano dalla Fiandre e dalla Francia, mentre l’allume per la tintura giungeva da Oriente. In questo modo i fiorentini ricavavano le stoffe preziose per cui erano famosi nelle corti di tutto il continente. I membri delle varie corporazioni si ritrovarono a gestire importanti rapporti commerciali, cosa che li condusse in breve tempo al governo della Repubblica Fiorentina, avviando tutta una serie grandi opere che restano tutt’oggi a testimonianza dello splendore e della ricchezza raggiunti in quel periodo dalla città.

Apprestiamoci ora a parlare della mia rivisitazione della schiacciata o focaccia dolce all’uva.

Ingredienti (per una teglia di cm 30 x 22):

600 gr di uva nera

500 gr di farina

150 gr di licoli (rinfrescato e maturo)

1 cucchiaino di malto d’orzo

1 pizzico di sale

1 uovo

150 gr di zucchero

100 ml di latte

250 gr di zucca cotta al forno e frullata (peso a crudo)

40 ml di olio EVO

1 pizzico di cannella

Zucchero di canna per spolverare

40 gr di granella noci

Versare in una capiente ciotola il latte tiepido ed il cucchiaino di malto, rovesciare il licoli e mescolare con una spatolina in modo che faccia un po’ di schiumetta. Aggiungere l’uovo, un pizzico di cannella e la zucca frullata (lasciata scolare e privata della sua acqua), il tutto continuando a mescolare. Unire gradatamente la farina setacciata con lo zucchero e, sempre rimestando, versare l’olio EVO e il pizzico di sale. Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formare una palla e far riposare l’impasto per 30 minuti sulla spianatoia infarinata. Dopodiché dare un giro di pieghe a tre (come spiegato qui dal Maestro), disporre in una ciotola (precedentemente spennellata con Olio EVO) e coprire con pellicola trasparente. Far lievitare per almeno 3 ore nel forno spento con la luce accesa. A lievitazione avvenuta dividere l’impasto a metà e stenderlo sulla spianatoia, posizionare la prima metà nella teglia rivestita di carta forno, adagiare delicatamente gli acini d’uva, spolverare di zucchero di canna e ricoprire di granella di noci. Posare sopra l’altra metà di impasto, posizionare gli acini d’uva rimasti ben distanziati e spolverare sempre con lo zucchero di canna e la granella di noci. Lasciar lievitare nuovamente per almeno altre 3 ore, sempre in forno spento con la luce accesa. Cuocere a 180° per 40/45 minuti. Controllare la cottura, se la focaccia dolce dovesse brunirsi troppo coprire con della stagnola. FocacciaDolceFetta

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Risotto zucca, speck e caprino

10 lunedì Nov 2014

Posted by Admin in Ricette con la Zucca, Risotti

≈ 3 commenti

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caprino, cucina italiana, impacco capelli, maschera viso, Milano, piatti autunnali, ricette autunnali, ricette con la zucca, ricette economiche, ricette facili, ricette per la famiglia, ricette primi, ricette semplici, Risotto, risotto alla zucca, semplice, speck, zucca

Risotto Zucca Speck e Caprino

Dopo aver preparato dei dolci di Halloween (Biscotti morbidi zucca e cioccolato e Plum cake alla zucca con cuore di cioccolato) ed un gattò “originale” ho pensato che era giunto il momento di usare la zucca per un classico primo piatto. Sarebbe lecito chiedersi se non ne ho abbastanza di utilizzare zucca ovunque, ma la risposta naturalmente è no, anzi! Aldilà della sua estrema versatilità e del suo sapore dolce e gustoso, mi piace cucinare la zucca perché è un alimento ipocalorico (18 Kcal per 100 gr. di prodotto) ricco di pro-vitamina A, potassio, fosforo, calcio e zinco. Oltre ad essere un efficace antiossidante la zucca contiene vitamine C e B, senza contare che i semi posseggono elevate quantità di Omega-3 ed aiutano a combattere la caduta dei capelli. Non possiamo dimenticare però che la zucca viene anche utilizzata in ambito cosmetico grazie alle sue proprietà rigeneranti, esfolianti, tonificanti ed anti-età. Per una maschera lenitiva, idratante ed antinfiammatoria possiamo cuocere in forno 100 gr. di zucca, frullarla e mescolarla con un cucchiaio di olio di oliva (in caso di pelle grassa possiamo aggiungere argilla verde o caolino), lasciare in posa per circa 10 minuti e poi sciacquare con abbondante acqua tiepida. Possiamo preparare anche uno scrub frullando la polpa della zucca con i suoi semi, aggiungendo sempre un cucchiaio di olio di oliva con zucchero di canna, miele e yogurt. Spalmare e massaggiare delicatamente su viso e collo, dopo 10/15 minuti sciacquare e terminare con una buona crema viso. Per il benessere dei nostri capelli possiamo frullare cubetti di zucca con olio di oliva (o altro olio vegetale) fino ad ottenere una consistenza cremosa, aggiungere del miele ed applicare sui capelli umidi. Lasciare in posa per circa 20/30 minuti e poi lavare come d’abitudine. I capelli risulteranno voluminosi, morbidi e lucenti. Terminata l’usuale digressione cosmetica giungiamo finalmente al risotto.

Ingredientiper 3 persone:

200 gr di riso
1 scalogno
180 gr di zucca
70 gr. di speck
Brodo vegetale q.b.
Sale e pepe q.b.
½ bicchiere vino bianco secco
Una noce di burro
Tre cucchiai d’olio Evo
50 gr di caprino
2 cucchiai di parmigiano

Soffriggere lo scalogno con l’olio e la noce di burro, aggiungere lo speck e la zucca tagliata a cubetti. Salare, pepare e cuocere per circa 10 minuti aggiungendo all’occorrenza un po’ di brodo vegetale. Unire il riso, sfumare con il vino bianco e tostare mescolando continuamente. Versare ora il brodo vegetale e portare a cottura. Nel frattempo mettere sul fuoco una padella antiaderente e far rosolare brevemente qualche fettina di speck e, se vi piace, fare delle cialde di parmigiano per guarnire il piatto. A cottura ultimata togliere dal fuoco, mantecare con il caprino ed il parmigiano ed eventualmente aggiustare di sale di pepe. Impiattare il risotto con lo speck abbrustolito e le cialde di parmigiano e… Buon Appetito!

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Il primo liquore non si scorda mai…Limoncello e Crema al Limoncello con Limoni di Sicilia

06 giovedì Nov 2014

Posted by Admin in Liquori

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crema al limoncello, dolci a domicilio, limoncello, limoncello fatto in casa, limone, liquore, Milano, purificante, ricetta limoncello, ricette facili, semplice

Limoncello homemade, fatto con limoni di Sicilia rigorosamente Biologici.

Limoncello homemade, fatto con limoni di Sicilia rigorosamente Biologici.

Capita – specialmente a noi donne – di passare davanti ad un negozio e di venirne irresistibilmente attratte. Solo che – nel caso specifico – non si tratta di negozi di abbigliamento, scarpe o make-up ma… di una graziosa bottega che vende primizie di Sicilia! Mi sono più volte rifornita di ortaggi e frutta cercando ogni volta di ignorare il delizioso profumo dei limoni che, con il loro colore brillante e la loro straordinaria grandezza, parevano lanciarmi ogni volta il loro ammaliante richiamo. Naturalmente alla fine cedetti e, oltre a produrre un favoloso Oleolito di Limone, decisi di buttarmi nella produzione casalinga di liquori. Non avendo amici campani a cui chiedere la ricetta mi sono avvalsa dell’aiuto del web e, dopo svariate ricerche, mi sono decisa a provare la ricetta che più mi ha ispirato. Come sempre ne ho approfittato per sapere qualcosa di più circa questo straordinario prodotto. La genesi del limoncello è contesa tra Capri, Sorrento ed Amalfi. A Capri si racconta che il famoso liquore nasce all’inizio del secolo scorso in un piccolo agrumeto curato dalla signora Maria Antonia Fornace. Nel dopoguerra il nipote decise di aprire un bar giusto in prossimità della piccola pensione di cui la signora era proprietaria, la specialità qui proposta era proprio il limoncello fatto con la ricetta tramandata dalla nonna. Nel 1988 il pronipote, Massimo Canale, intraprende l’attività di produzione artigianale di limoncello registrandone poi anche il marchio. Gli amalfitani invece fanno risalire la scoperta del liquore di limone a tempi molto antichi, quasi quanto la coltivazione dell’agrume stesso. A Sorrento invece si narra che agli inizi del 1900 le grandi famiglie del posto deliziavano i loro ospiti illustri offrendo loro un bicchierino del soave e refrigerante liquore. Taluni tuttavia affermano che il limoncello fosse bevuto la mattina presto dai contadini e dai pescatori per combattere il freddo, mentre altre storie del posto riferiscono che sia nato tra severe mura monastiche per rallegrare la lunga giornata dei frati. Quale che sia la verità, questi aneddoti non fanno altro che rendere ancora più invitante questo meraviglioso liquore d’oro pallido conosciuto ed apprezzato in Italia e all’estero. Avrei voluto parlare anche delle numerose proprietà cosmetiche dell’Oleolito di Limone (che ho preparato insieme al limoncello) ma servirebbe un post solo per questo argomento. Per questa volta mi limiterò a qualche suggerimento molto pratico e veloce. Per un impacco pre-shampoo per capelli grassi e con forfora possiamo mescolare due cucchiai di olio EVO con due cucchiai di succo di limone e distribuire uniformemente sui capelli umidi lasciando in posa per circa 30 minuti. Per una maschera viso purificante invece possiamo mescolare un cucchiaio di yogurt, uno di miele, uno di succo di limone con un po’ di argilla verde e amido di riso in modo da ottenere un risultato piuttosto liscio e cremoso. Tenere in posa per 10 minuti circa, dopodiché sciacquare abbondantemente con acqua tiepida e terminare con una buona crema idratante. Dopo questa breve digressione cosmetica passiamo alle ricette del Limoncello e della Crema al Limoncello che ho trovato su Cookaround.

Crema al limoncello homemade, fatta con limoni di Sicilia rigorosamente Biologici

Crema al limoncello homemade, fatta con limoni di Sicilia rigorosamente Biologici

Limoncello – Ingredienti:

500 ml di alcool buongusto
4/5 limoni
400 ml di acqua
300 ml di zucchero
La scorza di un limone grande

• Lavare e spazzolare accuratamente i limoni;
• Sbucciarli utilizzando il pelapatate in modo da prelevare solo la parte gialla della scorza;
• Collocare le scorze all’interno di un vasetto di vetro con chiusura ermetica e aggiungere l’alcool;
• Lasciar macerare per 15 giorni in un luogo fresco e buio e ricordarsi di agitare di tanto in tanto;
• Trascorse le due settimane filtriamo con una garza o con un panno di cotone (lavato senza usare l’ammorbidente).Versare in un pentolino l’acqua, lo zucchero e la scorza di un limone, portare ad ebollizione e lasciar raffreddare;
• Filtrare lo sciroppo ottenuto ed unirlo all’alcool;
• Travasare nelle bottiglie e lasciar riposare per almeno un mese sempre al riparo dalla luce e dal calore;
• Trasferire il tutto in congelatore e Buon Limoncello a Tutti!

Crema al Limoncello –Ingredienti:

500 ml di alcool
500 ml di latte intero alta qualità
500 ml di panna fresca
600 gr di zucchero
½ bacca di vaniglia
4/5 limoni
La scorza di un limone grande

• Lavare e spazzolare accuratamente i limoni;
• Sbucciarli utilizzando il pelapatate in modo da prelevare solo la parte gialla della scorza;
• Collocare le scorze all’interno di un vasetto di vetro con chiusura ermetica e aggiungere l’alcool;
• Lasciar macerare per 15 giorni in un luogo fresco e buio e ricordarsi di agitare di tanto in tanto;
• Trascorse le due settimane possiamo preparare la crema. Innanzitutto mettere in un pentolino il latte, la panna, lo zucchero, la vaniglia e la scorza del limone e portare ad ebollizione. Far raffreddare a temperatura ambiente, eliminare la scorza e riporre in frigo fino al giorno successivo.
• A questo punto filtriamo la miscela di alcool e scorze di limone con una garza o con un panno di cotone (lavato senza usare l’ammorbidente) e mescoliamo con la crema preparata il giorno precedente. Imbottigliare e lasciar riposare per circa 10 giorni prima di consumare…e Buona Crema al Limoncello a Tutti!

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Il gateau – o gattò – di patate con spinaci, zucca e salsiccia

01 sabato Nov 2014

Posted by Admin in Piatti Unici

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Domicilio, facile, gateau di patate, gattò di patate, genuino, Milano, patate, piatti autunnali, piatti con la zucca, piatti unici, ricette autunnali, ricette bambini, ricette con la zucca, ricette del risparmio, ricette economiche, ricette facili, ricette gustose, ricette per la famiglia, ricette semplici, salsiccia, semplice, senza burro, spinaci, zucca

Gateau di Patate

Ci sono piatti che – a mio parere – è impossibile rifiutare. Basta il profumo, a volte soltanto il nome, per suscitare un’ondata di approvazione ed allegria in famiglia. D’altronde avete mai visto qualcuno rifiutare un piatto di gnocchi? O magari più semplicemente una bella porzione di croccanti patatine fritte o fragranti patate arrosto? Non si può dire di no alle patate: che si tratti di antipasti, primi, secondi o contorni risultano sempre versatili e golose. A mio parere una delle ricette più semplici e sfiziose da preparare con le patate è proprio il partenopeo Gattò di Patate. La genesi di questa bontà risale al 1768 quando Ferdinando I° Borbone sposò Maria Carolina, figlia dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. La nuova Regina divenne mecenate di grandi artisti ed accademici e si adoperò alacremente perché Napoli diventasse un vivace centro artistico e culturale. Maria Carolina promulgò nella capitale la ricercatezza ed il palato raffinato tipico della Francia ed introdusse la consuetudine di affidare le cucina ai “Monsieurs”. Questi ultimi altro non erano che cuochi francesi di alta classe, e i Napoletani iniziarono presto a chiamarli “Monzu” (o in siciliano “Monsù”), alterando l’archetipo francese. Fu in questo clima brillante ed originale che nacque appunto il gateau (torta dolce in francese) italianizzato poi “gattò” o “pizza di patate”. Troviamo altri piatti di tradizione tipicamente partenopea con denominazioni francesi: il ragù (da ragout), i crocchè (da croquettes) e il sartù (da surtout). Ma vediamo ora questa variante propriamente autunnale al classico gattò.

Ingredienti per una teglia 20 x 20:
700 gr di patate
300 gr di spinaci
250 gr di salsiccia
250 gr di zucca
1 uovo
50 gr di parmigiano
1 cucchiaio di pecorino
30 ml di latte
Pangrattato
Sale e pepe q.b.

Lavare e cuocere le patate in abbondante acqua salata per 30 minuti circa. Nel frattempo lavare e sbollentare gli spinaci e, una volta cotti, provvedere a scolarli e strizzarli bene in modo che perdano tutta l’acqua. Tagliare a cubetti e mettere in padella la zucca con poco olio e vino bianco, quando comincia ad ammorbidirsi aggiungere la salsiccia tagliata a tocchetti e condire con un po’ di sale e pepe. Lasciar cuocere e insaporire per circa 10/15 minuti. Una volta cotte sbucciare e passare le patate con lo schiacciapatate. Versare la purea di patate in una terrina insieme all’uovo, il parmigiano, il pecorino, il latte, sale e pepe (noce moscata se piace) ed amalgamare bene il tutto. Porre metà del composto nella teglia, unire la salsiccia e la zucca cotti in precedenza ed aggiungere al composto rimanente gli spinaci sminuzzati , mescolare il tutto e rovesciare quest’ultimo nello stampo. Uniformare la superficie e cospargerla di pangrattato e parmigiano (eventualmente anche qualche fiocchetto di burro). Cuocere a 180° per 30 minuti circa.

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La ricetta del Pan di Spagna di Luca Montersino per uno stampo da 24 cm

27 lunedì Ott 2014

Posted by Admin in Preparazioni di Base

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Tag

dolci, dolci a domicilio, genoise, merenda, Milano, montersino, pan di spagna, pan di spagna di luca montersino, pan di spagna stampo 24 cm, prodotti da forno, ricetta pan di spagna, ricette facili, semplice, senza burro, storia del pan di spagna

Pan di Spagna di Luca Montersino

Pan di Spagna di Luca Montersino

A volte basta un nome per dischiudere un mondo straordinario di colori, profumi e sapori. Sicuramente è il caso del Pan di Spagna, una delle preparazioni dolciarie italiane più conosciute al mondo. Come tutte le celebrità, anche il Pan di Spagna ha la sua storia che, col passare del tempo, ha assunto le mirabili sfumature della leggenda. Possiamo dire con certezza che nel ‘500 era già conosciuto in quanto lo troviamo tra le leccornie offerte a Castel S. Angelo in onore dei figli del duca di Baviera. Secondo la tradizione però, la vicenda che ha reso famoso questo dolce iniziò pressappoco a metà ‘700, quando la Repubblica di Genova affidò al marchese Domenico Pallavicini il delicato incarico di ambasciatore presso la Corte Spagnola di Madrid. Il mandato era considerato di grande prestigio presso le Famiglie Patrizie della città, e con la nomina del Pallavicini – molto considerato da Re Ferdinando IV – la Repubblica certamente sperava di intensificare i traffici commerciali e marittimi con la Spagna. Alla partenza, oltre a diversi consiglieri e diplomatici, l’illustre ambasciatore portò con sé il personale di casa: maggiordomo, portantini, camerieri, cuochi e aiuto cuochi. Tra questi era presente Giovanni Battista Cabona, giovane pasticcere già al servizio da anni presso la facoltosa famiglia. L’ambasciatore rimase presso la Corte di Ferdinando IV dal 1747 al 1749, e fu proprio in occasione di un ricevimento che il Pallavicini chiese al fidato pasticcere di preparare un dolce diverso dal solito per impressionare il monarca spagnolo. Partendo dal classico Biscotto di Savoia, con la sola manipolazione degli ingredienti, il Cabona creò una basta battuta, smisuratamente leggera ed incredibilmente delicata. Al momento dell’assaggio, tanto fu il favore e l’entusiasmo, che la Corte Spagnola decise di battezzare tale squisitezza col nome di Génoise, dal quale derivò poi la versione semplificata che tutti apprezziamo e conosciamo col nome di Pan di Spagna. Vediamo ora i consigli di Luca Montersino per poter preparare un ottimo Pan di Spagna, come dettagliatamente spiegato nel suo libro “Peccati di Gola”. Innazitutto, come per tutte le cose semplici, la qualità degli ingredienti è essenziale ma, allo stesso modo è fondamentale la razionale sbattitura che non deve essere lenta perché non incorpora abbastanza aria, né violenta poiché non ne permette l’omogenea incorporazione e quindi la formazione uniforme degli alveoli. La sbattitura prolungata infine rompe eccessivamente la rete proteica, facendo perdere consistenza al dolce. Ma cosa avviene durante la cottura? Il calore permette all’aria incorporata di espandersi, consentendo la regolare alveolatura e la successiva coagulazione perfetta delle proteine. In pratica, spiega Montersino, il Pan di Spagna altro non è che schiuma d’uovo stabilizzata. Considerato che nelle ricette di alta pasticceria il peso delle uova è sempre espresso in grammi e vista la loro importanza per la buona riuscita del Pan di Spagna, è utile conoscerne la grammatura: 1 uovo intero = 50 gr, 1 tuorlo = 20 gr, 1 albume = 30 gr. Per ottenere un Pan di Spagna un po’ più pesante e con alveolatura più fine possiamo aggiungere più tuorli. Al contrario, per avere un Pan di Spagna più leggero e con alveoli più grandi aggiungeremo più albumi. In entrambi i casi la dose massima è 1/3 del peso delle uova. Al fine di realizzare un Pan di Spagna più gustoso e friabile, meno secco ed elastico, è possibile aggiungere del burro, che sia sciolto ma non bollente ed aggiunto alla fine del processo di montatura. L’unica accortezza da seguire è amalgamarlo molto bene ad una piccola quantità di composto e poi unirlo accuratamente alla rimanenza, questo per favorirne l’assimilazione e non smontare l’impasto. Veniamo ora alla ricetta, con le dosi che seguo abitualmente per una teglia da 24 cm. Naturalmente per un Pan di Spagna più sviluppato verso l’alto possiamo mantenere le quantità ed utilizzare uno stampo da 22 da 20 cm.

Ingredienti per uno stampo da 24 cm:
200 gr di uova intere
140 gr di zucchero
120 gr di farina debole
40 gr di fecola di patate
Un pizzico di vaniglia

Versare in un pentolino le uova con lo zucchero e la vaniglia e scaldare fino a raggiungere la temperatura di 45°C (per sciogliere bene lo zucchero in modo da ottenere una montata migliore). Versare il tutto in una planetaria e montare fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, finché “scrive” (io ho montato per circa 15 minuti). Quando il composto è ben montato, toglierlo dalla macchina ed aggiungere la farina setacciata con la fecola mescolando con una spatola dal basso verso l’alto per non smontare il tutto. Versare immediatamente l’impasto nello stampo imburrato e cuocere a 190° per 20-25 minuti (controllare la cottura perché ogni forno è diverso dall’altro). Far raffreddare e… scatenate la vostra fantasia!

Pan di Spagna di Luca Montersino

Pan di Spagna di Luca Montersino

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Plumcake zucca e amaretti con cuore di cioccolato (senza burro)

16 giovedì Ott 2014

Posted by Admin in Dolci senza burro, Plumcake, Ricette con la Zucca

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amaretti, Caccia alle Streghe, cioccolato fondente, colazione, cuore di cioccolato, dolci, dolci a domicilio, dolci autunnali, Dolci con la zucca, dolci di Halloween, dolci senza burro, Domicilio, genuino, glassa lucida al cioccolato, halloween, merenda, Milano, olio EVO, olio extra vergine d'oliva, plum cake zucca e amaretti, plumcake alla zucca, prodotti da forno, ricette autunnali, ricette con la zucca, Salem, senza burro

Plum cake alla zucca

Sfogliavo pigramente vecchie raccolte fotografiche – sia classiche che telematiche – ricordando con un mezzo sorriso quando festeggiavo Halloween in America, dove la ricorrenza è diventata talmente radicata e famosa che quasi dimentichiamo la sua origine irlandese (come abbiamo raccontato nel nostro post Biscotti morbidi zucca e cioccolato … a taste of Halloween). Mi avevano miracolosamente concesso qualche giorno di ferie per Halloween e avevo deciso, insieme alla mia amica Violet di New York, di visitare il New England in uno dei periodi più belli dell’anno. Quale momento migliore, pensai quindi, per visitare il luogo che di Halloween aveva fatto la sua bandiera? Stiamo naturalmente parlando di Salem, ordinata cittadina del Massachussets, che della “Caccia alle Streghe” aveva fatto un’attrazione turistica e che proprio ad Halloween si preparava per l’annuale assalto dei turisti. Provammo – senza troppa convinzione – a cercare un albergo in città ma alla fine fummo costrette a ripiegare sul paese più vicino. Notammo subito che i cittadini del luogo erano molto ben organizzati proponendo – soprattutto di sera – svariate attività come visite guidate presso le “Hauted Houses”, puntatine agli antichi cimiteri dei pellegrini, breve crociera delle cosiddette “Coste Infestate”, diversi spettacoli che ricordano le vicende 1692 e – per finire – una camminata lungo i luoghi protagonisti del “Witchcraft Hysteria” con guida in costume che ci narra gli i fatti avvenuti. Il centro inoltre straripava di infiniti e coloratissimi negozi che vendevano gadgets, maschere, costumi, ciondoli, essenze profumate, sfere di cristallo, pozioni, libri ed ogni sorta di “oggetto magico”. La città intera era in festa, gremita di una folla allegra e spumeggiante, e tutto ciò grazie alla capacità di rinnovo ed al fiuto per gli affari tutto americano. La fama sinistra di cui gode Salem deriva, come abbiamo già detto, da un’isterica Caccia alle Streghe avvenuta tra il 1692 ed il 1693. Quell’inverno alcune ragazze cominciarono a riunirsi per gioco cercando di prevedere il loro futuro. La rudimentale sfera di cristallo altro non era che un albume d’uovo sospeso in un bicchiere pieno d’acqua. Una di loro, Sarah Cole, dichiarò al processo di averci visto dentro uno spettro sotto forma di bara. In seguito le giovinette, tra cui la figlia e la nipote del parroco, iniziarono a comportarsi in modo strano: si lasciavano cadere a terra gridando, camminavano carponi emettendo suoni gutturali oppure rimanevano a lungo in silenzio fissando il vuoto. Molto preoccupato da questo eccentrico comportamento il reverendo chiamò il dottore del villaggio che tentò di curare le due ragazze con delle medicine, senza però alcun risultato. I due uomini dovettero concordare, alla fine, che si trattava certamente di un maleficio. Altre giovani cominciarono a comportarsi allo stesso modo: Mary Walcott e Susanna Sheldon ebbero le convulsioni, Ann Putman camminava a quattro zampe con strane movenze animalesche. Gli abitanti del villaggio premevano perché la faccenda fosse subito chiarita. Le ragazze coinvolte furono interrogate alla Casa delle Adunanze di Salem Villagge e vennero incitate a fare i nomi delle streghe o di coloro che erano posseduti dal demonio. Il 2 giugno entrò in aula Bridget Bishop, anch’essa sospettata di stregoneria in quanto gestendo una taverna ed indossando biancheria di pizzo urtava l’etica puritana. Fu giudicata colpevole e giustiziata il 10 giugno sulla sommità di una collina, oggi chiamata “Gallow Hill”.La Caccia alle Streghe diventò presto un fenomeno di proporzioni gigantesche, la strategia delle ragazze era sempre la stessa: gridavano il nome di una persona, la quale naturalmente al primo interrogatorio negava e quindi le adolescenti ricominciavano con i soliti attacchi isterici. Questa spirale di interrogatori, processi e condanne portò all’impiccagione di 19 persone, di cui almeno tre stimate e rispettate fino a quel momento. La febbre della Caccia alle Streghe portò inoltre all’arresto di oltre un centinaio di persone, durante i processi i raccolti e gli animali furono abbandonati, perché i proprietari erano in carcere o magari erano alle udienze per godersi lo spettacolo. Le forti critiche espresse dal reverendo Mather spinsero il governatore Phips a bloccare i processi. Il 12 ottobre il governatore britannico proibì ogni ulteriore incarcerazione o processo per stregoneria e sciolse la Corte. Ciononostante all’inizio del 1693 una Corte straordinaria riesaminò i casi di 52 persone: 49 detenuti furono assolti e a tre condannati fu commutata la pena, da allora non si verificò più alcun caso di stregoneria. Logicamente anche in Italia ci furono delle condanne per stregoneria, in posti più vicini di quello che possiamo pensare, come Cassano d’Adda o come il più famoso processo a Triora, in Liguria. Forse dovremmo seguire anche noi l’esempio di Salem, per riscoprire le mille sfaccettature della nostra storia e, perché no, per guadagnare denaro con quella che è la nostra più grande risorsa: il turismo. Vediamo ora la ricetta del Plum cake alla zucca con cuore di cioccolato.

Ingredienti:

Per il plumcake:
280 gr di zucca (peso a crudo) già cotta in forno e frullata
120 gr di zucchero
200 gr di farina 0
50 gr di farina di farro integrale
2 uova
60 ml di Olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
20 amaretti sbriciolati
Una bustina di vanillina
Un pizzico di sale
Un cucchiaio di limoncello (in questo caso homemade)
Una puntina di cannella, di zenzero e di noce moscata

Per il ripieno:
150 gr di un formaggio morbido tipo Philadelphia
60 gr di zucchero fine tipo Zefiro
100 gr di cioccolato fondente fuso
Una manciata di amaretti e cereali da colazione triturati
Un pizzico di vaniglia
Un cucchiaio di liquore alla ciliegia

Per la copertura:
60 gr di zucchero a velo
40 gr di cacao amaro
Acqua bollente
Una noce di burro (facoltativo)

Versare le uova e lo zucchero in una capiente terrina e montarle a lungo finché diventano chiare e spumose. Aggiungere l’olio, il sale e il limoncello continuando a mescolare. Incorporare ora la zucca cotta e frullata insieme agli amaretti finemente sbriciolati continuando a rimestare. Unire infine le farine setacciate con il lievito, le spezie e la vanillina lavorando l’impasto dal basso verso l’alto.
Per il ripieno:Far sciogliere il cioccolato a bagnomaria tenendo il fuoco basso. Nel frattempo versare in una ciotola la Philadelphia, lo zucchero, il liquore e la vaniglia insieme agli amaretti e ai cereali accuratamente triturati. Mescolare per bene il tutto in modo da ottenere un composto ben amalgamato. Controllare il cioccolato e, quando è ben sciolto e cremoso, aggiungerlo al resto degli ingredienti rimestando velocemente. Versare circa la metà dell’impasto in uno stampo da plum cake già imburrato, rovesciare sopra il ripieno al cioccolato e versare nuovamente l’ultima parte di impasto. Cuocere a forno già caldo a 180° per 40/45 minuti.
Per la copertura (ricetta presa da Cookaround): Portare ad ebollizione poca acqua, al contempo mischiare molto bene lo zucchero a velo con il cacao amaro. Versare 2 cucchiai d’acqua nella ciotola con gli ingredienti secchi e girare fino ad ottenere una glassa liscia e senza grumi. A questo punto aggiungere una noce di burro a temperatura ambiente (nel caso si desideri ottenere – come me – una glassa più dura e compatta). Ricoprire completamente il plumcake (ormai freddo) con la glassa e lasciar riposare in frigo per un paio d’ore.

Plum cake alla zucca

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