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~ La tradizione che incontra la passione e la fantasia!

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Archivi tag: ricette veloci

Cacio e pepe, gricia o …

03 martedì Feb 2015

Posted by Admin in Primi

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Cacio e Pepe, champignon, cucina del Lazio, cucina italiana, cucina regionale, cucina romana, cucina tradizionale, Funghi, Gricia, Griscia, linguine, Pancetta, pasta, pecorino romano, pepe nero, porcini, primi autunnali, primi gustosi, primi veloci, ricette autunnali, ricette con i funghi, ricette facili, ricette semplici, ricette veloci, semplice, spaghetti, veloce

Cacio e Pepe Funghi e Pancetta

Ci sono dei luoghi dove si ha la sensazione di essere fuori dal tempo e dallo spazio, dove si ha quasi l’impressione di trovarsi dentro un’opera di Nicolas Poussin o Claude Lorrain. In questi luoghi i silenzi parlano all’anima mentre scopriamo di essere ancora in grado di ascoltare quell’immenso ed armonico concerto che è la Natura. I paesaggi sono così incontaminati e perfetti che pare d’essere in un enorme presepe vivente, solo che in questo caso non si tratta di finzione: il cielo è talmente blu che rifulge del suo magnifico splendore, i colori sono più caldi che altrove e il tempo invece che intristire si compiace di rendere tutto più dolce e romantico. La città – con tutto il suo mondo smisurato – è a poca distanza, ma allo stesso tempo non potrebbe essere più lontana. Certo, la città ci piace proprio per quello che è: trafficata, moderna, confusionaria, affollata, veloce e – perché no? – piena di opportunità e tentazioni. La città ci lascia accarezzare l’idea di essere “al centro del mondo”, ci piace la prospettiva di poter prendere un aereo ed in poche ore arrivare dall’altra parte della Terra e contemporaneamente incontrare un “pezzetto di mondo” senza allontanarsi troppo da casa. Eppure a volte non abbiamo bisogno né di un aereo né di una metropolitana per scoprire posti nuovi, ci basta ricordare che esiste ancora un’Italia autentica, nascosta e segreta che attende solo di essere svelata ed assaporata. Queste località hanno sovente una notevole cultura culinaria, caratterizzata dall’eccellente qualità dei prodotti, dal loro uso sapiente e dall’estrema semplicità. Non fa eccezione la classica Cacio e Pepe, emblema – anche oltre oceano – dell’eccellenza e della semplicità della Cucina Italiana.

Questo è uno dei piatti più antichi e poveri che ci tramanda la tradizione romanesca e laziale. I pastori portavano nei loro zaini del pecorino stagionato, sacchetti con del pepe nero in grani e spaghetti fatti in casa con solo acqua e farina. Da questi tre ingredienti essenziali nasceva la Cacio e Pepe: il pecorino stagionato poiché si manteneva a lungo, il pepe aiutava a riscaldare l’organismo e la pasta forniva il giusto apporto calorico. Quando si ammazzava il maiale e qualche pastore aveva del guanciale secco, lo si ripassava nella padella di ferro aggiungendolo allo strutto. Nasce così la Gricia o Griscia (da Grisciano, vicino Amatrice), universalmente riconosciuta come antenata dell’Amatriciana. Quella che propongo oggi è una versione un po’ speciale, ho pensato infatti di arricchire il piatto con uno degli ingredienti che amo di più: i funghi.

Ingredienti:
200 gr di linguine
120 gr di pecorino romano
200 gr di champignon puliti ed affettati
40 gr di porcini secchi
80 gr di pancetta
1 spicchio d’aglio
Un pizzico di erbe aromatiche (io ho usato timo, maggiorana e origano)
½ bicchiere di vino bianco
Sale qb
Pepe nero qb
Olio EVO qb

Prima di tutto lasciamo rinvenire i funghi porcini secchi in una terrina di acqua tiepida per una ventina di minuti. Trascorso questo tempo rosolare la pancetta con l’aglio e due cucchiai d’olio. dopo qualche minuto aggiungere gli champignon affettati e i funghi porcini. Alzare la fiamma, versare il vino e lasciar evaporare. Aggiungere sale e pepe a piacere e lasciar cuocere a fuoco vivace. Ultimata la cottura aggiungere un pizzico di erbe aromatiche. Una volta che i funghi sono intiepiditi prelevarne circa 2/3 e frullarli fino ad ottenere una crema. Mettere in una terrina il pecorino romano insieme al pepe nero, aggiungere la crema di funghi e mescolare. Cuocere la pasta ed “alzarla” al dente, (non buttare via l’acqua!) versare le linguine nella terrina ed aggiungere un mestolo scarso dell’ acqua di cottura. Aggiungere i funghi rimasti con la pancetta e amalgamare bene il tutto (unire all’occorrenza un altro pochino di acqua della pasta). Servire immediatamente, mentre la pasta è ancora caldissima.

ItaliaNascosta

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Chiffon Cake arancia e cioccolato

21 domenica Dic 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci Americani, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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OrangeChocolate

A mio parere l’arancia è uno dei frutti che meglio si accompagna al Natale. E’ un agrume profumato, colorato e delizioso, oltre che sano. Cosa chiedere di più? La versatilità naturalmente. Nei miei ricordi d’infanzia mia nonna era solita appendere all’albero di Natale arance, mandarini e torroncini, allora mi sembrava l’albero più bello e “più buono” del mondo. Possiamo rinnovare queste vecchie tradizioni in modo semplice e veloce: tagliamo sottilmente l’arancia, mettiamo le fettine a riposare per qualche ora in modo che perdano un po’ d’acqua e poi inforniamole a 120° per circa un’ora (controllate la cottura). Lasciamo raffreddare a temperatura ambiente e…scateniamoci con nastri colorati, spezie, glitter, frutta secca e chi più ne ha più ne metta. Possiamo invece utilizzare la sola scorza per realizzare simpatiche formine con gli stampini per i biscotti, una volta essiccate diventeranno originali decorazioni per centrotavola, ghirlande, candele e quant’altro vi suggerisce la vostra fantasia. Parlando invece di dolci e affini, per avere un estratto tutto naturale è sufficiente essiccare la scorza d’arancia vicino ad una fonte di calore – come un calorifero – e triturare il tutto con il mixer. Oltre a profumare la nostra casa, otterremo una polvere finissima che potrà essere utilizzata per aromatizzare dolci, creme, tisane e – perché no? – anche lo zucchero. L’arancia rappresenta altresì un valido aiuto per la nostra bellezza: viene infatti utilizzata in cosmesi per le sue considerevoli proprietà antiage, tonificanti, antiossidanti, rigeneranti, purificanti e rivitalizzanti. Possiamo approfittare durante le Festività Natalizie per fare un bel bagno rilassante e drenante utilizzando delle semplici scorze d’arancia e del rosmarino fresco. Un’efficace ricetta anticellulite è composta da sale fino, scorza d’arancia (se possibile aggiungete anche il pompelmo), olio d’oliva e fondi di caffè. Massaggiare con movimenti circolatori , magari aiutandovi con un guanto di crine, e risciacquare con acqua moderatamente fredda. Possiamo infine prenderci cura del nostro viso preparando una maschera purificante, energizzante e tonificante frullando la polpa di mezza arancia, aggiungendo poi un po’ di yogurt, zucchero di canna e farina integrale d’avena (se l’arancia è bio è consigliabile unire anche la scorza grattugiata). Per un effetto schiarente e antimacchia completiamo la maschera con un po’ di succo di limone. Auguriamo a Tutti un Natale Sereno, ricco di Musica, Armonia , Affetto e …Speranza (che in questo momento non guasta mai)! Per quanto mi riguarda, anche quest’anno qualcosa di speciale “stagionerà” sotto l’albero, qualcosa di cremoso, setoso e profumato. In attesa del sapone arancio e cannella arriva il Sapone al Latte di Capra, Caffè ed Avena, un vero “sapone di bellezza per il corpo” perché è nutriente, idratante, anticellulite, lenitivo e rinvigorente. A fargli compagnia c’è il Sapone al Cioccolato, che vien voglia di mangiarlo solo a sentirne il golosissimo profumo! Ma parlando di golosità vediamo infine la ricetta della Chiffon Cake arancia e cioccolato…

Saponi Naturali

Ingredienti:
250 gr di farina
50 gr di fecola di patate
280 gr di zucchero
6 uova
180 ml di succo d’arancia
100 ml di Olio EVO
20 gr di cacao amaro
La scorza grattugiata di due arance
Una bustina di lievito per dolci
Mezza bustina di cremor tartaro
Un pizzico di sale

Iniziamo setacciando in un grosso recipiente la farina, la fecola, il lievito, lo zucchero ed il pizzico di sale. Formare al centro la classica fontana e versare l’Olio Evo, i tuorli, la scorza ed il succo d’arancia. Lasciare da parte mentre procediamo a montare gli albumi con il cremor tartaro a neve fermissima. A questo punto frulliamo con le fruste elettriche anche gli altri ingredienti tenuti da parte e proseguiamo fino ad ottenere un composto liscio, omogeneo e ben montato. Amalgamare ora a più riprese l’albume ben montato, mescolando dal basso verso l’alto con la spatola. Versare circa metà del composto in un recipiente, unire 20 gr di cacao amaro setacciato e senza grumi, sempre mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Rovesciare ora l’impasto al cacao nello stampo non imburrato, immediatamente seguito dal primo impasto. Infornare nel piano inferiore e cuocere a 170° per 50 minuti circa (verificare sempre con la prova stecchino). Terminata la cottura sfornare e capovolgere lo stampo mettendolo a raffreddare sul collo di una bottiglia. Quando la Chiffon Cake è completamente fredda rigirare e sformare aiutandosi con una spatolina o un coltello. Io ho decorato con Glassa Reale all’Arancia, ma si può accompagnare bene anche con una mousse al cioccolato fondente e arancia.

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Morbidosa panna e cioccolato, per un dolce “tea time” domenicale

27 giovedì Nov 2014

Posted by Admin in Ciambelle, Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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TortaPannaCioccolato

Dopo aver tanto rimandato e chiacchierato (telefonicamente) sono riuscita a concordare un momento per vedere la mia amica di Monza. Avevamo deciso di vederci la domenica pomeriggio pensando di fare prima una bella passeggiata per le vie del centro e di coccolarci poi con un bel “tea time” casalingo. La domanda a quel punto sorge spontanea: al dolce ci pensi tu? Certamente, rispondo io, ogni scusa è buona per “mettere le mani in pasta”, specialmente se puoi condividerlo con qualcuno! Bene, mi risponde lei, ma porta una torta morbidosa e – se possibile – mettici anche il cioccolato! Volevo preparare qualcosa di goloso ma allo stesso tempo anche diverso dal solito, in modo da soddisfare il palato raffinato del fidanzato di Laura. Ho pensato alla classica accoppiata panna e cioccolato e mi son detta: perché non metterli nell’impasto invece che come accompagnamento? In questo modo avrei ottenuto il gusto delicato e particolare che cercavo potendo invece preparare all’ultimo una veloce crema di accompagnamento direttamente in loco. Passeggiando per il centro di Monza il tempo è trascorso davvero velocemente. Il capoluogo brianzolo rappresenta infatti un buon compromesso tra fattori diversi ma tutti egualmente importanti, come la vicinanza a Milano, la presenza di mezzi e servizi, una città vivibile e interessante e – perché no – un bel centro storico che appaghi l’occhio e lo spirito e negozi in quantità tra cui scegliere. Possiamo partire da Largo Mazzini per ammirare il nobile Palazzo Frette, costruito nel 1885 e dove oggi ha sede la Rinascente, proseguiamo lentamente per Via Italia, diritto fino a Piazza Roma dove si trova l’Arengario e girando subito a destra ecco che ci ritroviamo davanti la splendida facciata del Duomo di Monza, affiancato dalla snella Torre Campanaria. Nonostante il giro di shopping ci tenta una veloce visita all’interno, dove il fasto del tardo barocco si sostituisce alla sobria eleganza dell’esterno. Non abbiamo avuto il tempo di visitare il Museo del Duomo con la mistica Corona Ferrea della Regina Teodolinda, ma ci siamo ripromesse di farlo appena possibile. Lasciamo il Duomo camminando per Via Lambro, che permette di catapultarsi all’indietro di diversi secoli con la sua atmosfera medievale ed i negozi perfettamente inseriti. Arriviamo infine all’ottocentesco Ponte dei Leoni, costeggiamo il Lambro passando per Via Gerardo dei Tintori, giriamo a sinistra verso Via Edmondo de Amicis, uno sguardo ammirato al mirabile scorcio per tuffarsi di nuovo verso Via Vittorio Emanuele II e Via Carlo Alberto per proseguire il nostro pomeriggio di shopping. Al rientro abbiamo preparato una gustosa e soffice mousse di ricotta da accompagnamento, che purtroppo non ho fatto in tempo a fotografare, la rifarò al più presto in modo da postare la ricetta.

Ingredienti:

200 gr di farina
50 gr di fecola
250 gr di panna fresca
160 gr di zucchero
3 uova
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
50 ml di latte
20 gr di cacao amaro
1 bustina di lievito

Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Versare la panna appena tolta dal frigo in un secondo contenitore (possibilmente anch’esso freddo) e montare con le fruste elettriche. Unire a più riprese la panna al composto di uova e zucchero mescolando delicatamente dal basso verso l’alto Accorpare a poco a poco la farina setacciata con il lievito ed il pizzico di sale. Imburrare uno stampo per ciambella e versare circa i 2/3 dell’impasto, aggiungere all’amalgama rimanente il cacao amaro e rimestare fino ad ottenere un risultato omogeneo, versare uniformemente sull’impasto chiaro ed infornare a 180° per 30-35 minuti (vale sempre la prova stecchino). Far freddare a temperatura ambiente, sformare e cospargere di zucchero a velo.

PannaCioccolato

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Torta al cioccolato senza uova e burro, umida e soffice come la versione classica!

09 giovedì Ott 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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TortaCioccolatolight

L’autunno è una delle mie stagioni preferite, quell’autunno che sa ancora un po’ d’estate e, anche se le giornate si accorciano, riusciamo ancora ad apprezzare le sfumature oro e rosa del crepuscolo, mentre possiamo magari approfittare dell’occasione per una bella corsetta rigeneratrice. Quell’autunno che porta con sé tanti meravigliosi colori caldi – che adoro utilizzare anche nel make-up – come l’ocra, il bronzo, il rame, il cremisi, il porpora, i toni di verde scuro, i marroni accesi come il terra di Siena bruciata e naturalmente tutte le tonalità del vinaccia e del borgogna. Troppo presto però il cielo si nasconde dietro un manto plumbeo e pesante, che fare allora per risollevare un po’ lo spirito? La finestra di casa o dell’ufficio diventa come un teatro senza più luci e colori, mentre noi guardiamo da lontano con uno sguardo quasi ipnotizzato. Quando è possibile per “risollevarmi” mi piace ascoltare un po’ di musica, ma quel genere di musica che ti fa quasi toccare lo Spazio con un dito, come – solo per citare un paio di nomi – i Pink Floyd o Mike Oldfield. Naturalmente bisogna trovare un adeguato accompagnamento a questa musica tanto bella, qualcosa di altrettanto “leggiadro” ma allo stesso tempo impeccabile nella sua semplicità. Di nuovo il cioccolato, o per meglio dire il cacao, è venuto in mio aiuto e di nuovo mi assale la curiosità di conoscere un pochino meglio questo meraviglioso ingrediente. Le origini del cacao sono già state illustrate brevemente nel nostro post sulla Torta magica al cioccolato e caffè ma, facendo qualche ricerca e scorrendo un po’ in avanti con i secoli ecco che incontriamo il nome di Cristoforo Colombo. Il grande navigatore ebbe l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao nel 1502 durante il suo quarto ed ultimo viaggio in America, dove sbarca in Honduras. Facendo ritorno presso la corte di Ferdinando ed Isabella portò in omaggio alcuni semi di cacao, ma allora nessuno diede peso alla scoperta, forse a causa del sapore amaro della bevanda. Fu il conquistatore spagnolo Hernàn Cortès il primo ad intuire il potenziale del cioccolato quando, nel 1519 approdò in Messico proprio sullo stesso tratto di costa da cui era fuggito il dio piumato Quetzalcoatl, che secondo la leggenda avrebbe fatto ritorno proprio quell’anno. Non c’è da stupirsi quindi se Montezuma, vedendo Cortès adorno di oro e piume, lo scambiò per il dio serpente finalmente tornato. L’imperatore lo accoglie con tutti gli onori e, invece dell’oro gli dona delle fave di cacao che sollecitano immediatamente la curiosità di Cortès e che sembrava valessero più dello stesso oro. Il conquistatore spagnolo si impadronisce di tutto il territorio ed inizia a piantare ovunque alberi di cacao, convinto che quest’ultimo lo avrebbe reso ricco tanto quanto l’oro. Gli spagnoli impararono in fretta ad utilizzare le fave di cacao come moneta e si abituarono alla strana bevanda amara offertagli dagli Aztechi. Cortès comprese in poco tempo che il cioccolato aveva proprietà nutritive, energizzanti e stimolanti e, quando nel 1528 fu richiamato in patria portò con sé alcune fave di cacao da offrire all’imperatore Carlo V. Gli spagnoli sostituirono il pepe e il peperoncino con vaniglia, zucchero, anice e cannella rendendo così la bevanda particolarmente dolce e gradevole ai palati degli aristocratici spagnoli. La strada era ormai spianata: per tutto il ‘500 il cacao ed il suo commercio furono monopolio esclusivo degli spagnoli. E’ incredibile pensare che inizialmente il cioccolato deve la sua popolarità all’uso che se ne faceva come medicinale: era apprezzato per le sue funzioni digestive, nutrienti, antidepressive e stimolanti. Ecco infine la ricetta…

Ingredienti (io ho utilizzato una teglia quadrata 20 x 20):
400 gr di latte
150 gr di farina
50 gr di fecola
50 gr di cacao
50 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
1 cucchiaio di crema liquorosa cioccolato e caffè (facoltativo)

Setacciare la farina, la fecola, il cacao, il lievito, lo zucchero e la vanillina. Rovesciare il latte in una capiente terrina insieme all’olio ed al liquore. Aggiungere gradatamente gli ingredienti secchi fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, il risultato sarà piuttosto liquido. Versare nella teglia imburrata e cuocere a 180° per 40 minuti circa (vale la solita prova stecchino). Si può accompagnare con marmellata di arance, confettura di lamponi oppure una crema al latte con fragole.

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Nuvole di ricotta, biscotti morbidi e leggeri senza burro e uova

25 giovedì Set 2014

Posted by Admin in Biscotti, Dolci con la Ricotta, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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BiscottiRicotta

Milano durante la settimana della moda somiglia ad una nobile signora vestita del suo migliore abito da sera per la prima alla Scala. Almeno per una settimana la città pare abbandonare l’appropriato “abbigliamento da ufficio” e si riscopre piena di lustrini, pailletes, luci abbaglianti, vetrine da sogno e musica mista al diffuso vociare degli ospiti. Sembra di trovarsi in un unico, grande, immenso party esclusivo al quale però siamo tutti invitati. Le strade diventano come una particolarissima passerella dove ognuno può fare sfoggio del suo look e del suo estro creativo, tutti ci sentiamo – almeno per qualche ora – un po’ stilisti, un po’ modelle, un po’ make- up artist, un po’ designers e un po’ fotografi…come se per una sera la magica polverina dorata di Trilly ci ammantasse tutti con il suo incanto. Milano strizza l’occhio a New York e diventa teatro di una favola moderna pronta ad accogliere tutti gli attori di scena, dimentichi di crisi, politica, economia e precariato. La “favola” italiana è qualcosa che forse tutto il mondo ci invidia e cerca di imulare: la moda, lo stile, il design, l’arte, l’opera e naturalmente il cibo! Ma le favole non fanno parte della nostra quotidianità, cosa c’è di romantico ed affascinante in essa? Ecco, possiamo trovarci epopee di famiglie, di speranze, di successi, di grandi idee e capacità di rinnovarsi proprie di noi italiani, possiamo trovarci la nostra storia – quella vicina, vera e non la chimera – ed imparare da New York che anche noi possiamo andarne fieri. Per questo durante le occasioni speciali mi piace gironzolare non solo di sera, laddove la città presenta il suo lato migliore, ma anche la mattina presto – magari di sabato – quando la città è silenziosa, i negozi ancora chiusi ed i tram semivuoti passano spediti tra le strade deserte. Un buon cappuccino cremoso è d’obbligo per iniziare una passeggiata del genere, una volta uscita un sacchetto di juta e raso spunta dalla borsa di cuoio rossa, i nastri che si allargano per permettermi di afferrare i miei biscottini morbidi alla ricotta. Un biscotto semplice, una colazione per vie storiche e chic, un modo tutto mio per visitare la Milano d’oggi e ricordare quella che non c’è più. In attesa dell’apertura dei negozi abbandono le vie principali preferendo passeggiare lungo alcune viette pittoresche rimaste: Via San Maurilio, Via Santa Marta, Via del Bollo, Via Sant’Orsola, Piazza Borromeo, Via Morigi, Via Luini, Via Cappuccio e poi indietro per Via Torino. Inevitabilmente il pensiero torna alla Vecchia Milano e a quel quartiere poco lontano che non esiste più, un quartiere ricco di storia e di popolo, brulicante di negozi, artigiani e mestieri. La borgata di cui si parla è il Bottonuto, antico quartiere medievale che comprendeva la zona tra Piazza Duomo, via Larga, Piazza Fontana e Missori. Si trattava di un rione particolarmente antico e pittoresco, composto da un dedalo di stradine, chiese, botteghe, ambulanti, vecchie case e lupanari. Tra il 1928 e l’immediato dopoguerra si procedette alla demolizione dell’intero quartiere, ufficialmente per risanarlo rendendolo più pulito e sicuro, ufficiosamente cedendo alle speculazioni edilizie dell’epoca. Qualunque sia la verità resta il fatto che la Chiesa di San Giovanni in Conca, la Chiesa di San Giovanni in Laterano, la cosidetta “Manica Longa” del Palazzo Reale, Via Tre Alberghi, Via Visconti e Via Bottonuto non esistono più ma l’attento visitatore può osservare, cercare le tracce e ricostruire cosicché certe storie sopravvivano al tempo ed all’oblio. Dopo tanto discorrere, veniamo infine alla ricetta.

Nuvole di Ricotta con Cioccolato Fondente

Nuvole di Ricotta con Cioccolato Fondente

Ingredienti:
150 gr di ricotta vaccina
180 gr di farina
120 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di limoncello (nel mio caso homemade)
½ bustina di lievito
60 ml di latte
2 cucchiai di Olio Evo

Versare la ricotta in una ciotola e lavorarla finché non diventa bella cremosa, aggiungere pian piano la farina ed il lievito setacciati alternandoli al latte. Unire infine l’olio Extra Vergine di Oliva, il sale ed il limoncello. Mescolare fino ad ottenere un composto ben amalgamato ed omogeneo, stendere l’impasto, formare i biscotti e cuocere a 180°, forno ventilato per 10-12 minuti. Si conservano morbidi per diversi giorni e sono perfetti sia per essere inzuppati nel latte che per essere gustati con marmellata o crema alla nocciola.

BottonutoMix

Ringrazio Milan l’era inscì per le belle foto della Vecchia Milano.

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Torta rovesciata alle pesche con ingrediente segreto (senza burro)

02 martedì Set 2014

Posted by Admin in Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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Girovagavo col pensiero alla ricerca di ispirazione, girovagavo cercando frutti e profumi che sanno ancora d’estate, girovagavo inseguendo luoghi dove le emanazioni cittadine diventano solo una leggera e lontana nebbiolina. Dopo le numerose ed abbondanti piogge la scelta di un corso d’acqua ci è parsa quasi naturale. Elemento che spinge in maniera ancestrale ad essere amato e rispettato. Dagli albori della storia l’uomo ha sempre costruito vicino fiumi e sorgenti, forse non solo per “mera sopravvivenza” ma anche per ragioni più profonde ed arcaiche. Magari la vicinanza con l’acqua ci rassicura col suo scorrere costante ed il suo colore cristallino, magari ci tranquillizza con la sua melodia sempre uguale e diversa, magari è l’armonia con la flora e la fauna circostante che ci spingono ad esserlo anche con noi stessi, magari è il rispetto per questa forza della natura che dà vita ma che può anche metterci in pericolo – se non la consideriamo adeguatamente. Questa volta abbiamo deciso di fare una capatina in un posto magico e poco conosciuto a circa un’ora di auto da Milano. Si tratta di un luogo dalla posizione quanto mai singolare: si trova infatti alla confluenza di tre valli bergamasche (Brembana, Brembilla ed Imagna) e di due fiumi (il Brembo e l’Imagna). La posizione felice fa sì che la zona sia abitata sin dalla lontana Preistoria, furono poi i Romani a governarla per ben quattro secoli ed a lasciarci varie testimonianze del loro passaggio. In seguito il territorio fu teatro di feroci scontri tra guelfi e ghibellini, tanto che per evidenti ragioni difensive nella zona sorsero parecchi castelli e fortificazioni. Il maniero che qui sorse fu presto oggetto di numerose leggende ed un alone di mistero parve addensarsi attorno ad esso, forse proprio a causa della fama sinistra di cui godevano i proprietari. Proprio durante il Medioevo è stato costruito il ponte – che per moltissimo tempo fu l’unica via di accesso alla valle – che è tutt’ora percorribile, consentendo una visita a metà tra il naturalistico e l’archeologico, senza dimenticare il fascino che indiscutibilmente hanno questi luoghi così arcani ed enigmatici. Si accede poi all’antica Dogana, dove il doganiere controllava il porto, riscuoteva il pedaggio e controllava i viandanti e le merci che transitavano tra la Serenissima ed il Ducato di Milano. Il castello venne distrutto dalla Repubblica di Venezia, le rovine furono scoperte solo quattro secoli dopo, oggi vi troviamo un lussuoso albergo. Per finire troviamo una bellissima passerella sospesa sull’acqua costruita nel 1878 che, col fiume in piena è davvero un’attraversata affascinante ed indimenticabile. Tornando però alla mia ricerca di ispirazione, ho alla fine deciso di preparare una torta rovesciata senza burro con le pesche, fantastico frutto di stagione, pieno di gusto e vitamine. La pesca è infatti ricca della preziosissima Vitamina A, contiene inoltre le Vitamine B, C ed E ed ha capacità rimineralizzanti in quanto fonte di ferro, zolfo, manganese, fosforo, magnesio e potassio. L’olio che si ottiene dalla spremitura del nocciolo di pesca ha una texture particolarmente leggera e proprietà simili all’olio di Albicocca. Ha spiccate proprietà nutritive, idratanti, emollienti e rigeneranti, è ottimo come antirughe ed antiossidante naturale. Trattandosi di un olio leggero è adatto a pelli sensibili, infiammate o secche. E’ un ottimo struccante e l’abbondante quantità di betacarotene rendono quest’olio perfetto per favorire l’abbronzatura. Possiamo preparare una maschera illuminante tagliando a pezzetti una bella pesca matura, cuocerla un pochino sul fuoco per ammorbidirla, una volta fredda aggiungiamo un cucchiaino di miele ed uno di avena. Applicare uniformemente sul viso e lasciare agire per circa 10/15 minuti. Alla fine del trattamento la vostra pelle sarà luminosa e vellutata, proprio come la proverbiale pesca! Possiamo inoltre preparare una maschera nutriente, volumizzante e sebo-regolatrice per i capelli frullando delle pesche ed aggiungendo dell’argilla verde e, possiamo poi arricchirla con olio di lino o di ricino. In caso di capelli grassi possiamo aggiungere olio essenziale di eucalipto, limone o lavanda. L’olio essenziale di geranio è l’ideale per i capelli crespi con doppie punte. Dopo tante chiacchiere ecco la ricetta…

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Ingredienti per uno stampo da 26 cm:
3 pesche grandi
200 gr di farina
50 gr di fecola
100 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
200 gr di stracchino “light” allo yogurt (sostituibile con della normale ricotta vaccina)
180 gr di zucchero
100 ml di latte
2 uova
2 cucchiai di crema al limoncello  (sostituibili con la scorza di mezzo limone bio)
Un pizzico di sale
Un pizzico di vaniglia
Una bustina di lievito per dolci
Una manciata di noci frullate
Per il caramello:
150 gr di zucchero
1 tazzina di acqua

Separare gli albumi dai tuorli e mescolare questi ultimi con lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Uniamo – sempre mescolando – l’olio, la crema al limoncello e lo stracchino “setacciato” con lo schiaccia patate. Continuare a mescolare fino ad avere una miscela liscia e cremosa. Setacciamo ora la farina, la fecola, il lievito e la vanillina ed aggiungiamoli lentamente al resto dell’impasto. Nello stesso tempo aggiungiamo poco alla volta anche il latte. Tagliare a pezzettini una delle pesche e mescolarli all’amalgama. A questo punto montiamo a neve ben ferma gli albumi ed aggiungiamoli pian piano all’impasto. Imburrare una teglia da 26 cm (possibilmente non a cerniera o rivestita sul fondo di carta forno) e posizionare gli spicchi di pesca spolverando sopra la farina di noci. Prepariamo ora il caramello versando lo zucchero e la tazzina d’acqua in un pentolino antiaderente, far andare a fuoco piuttosto vivace e non toccare finché lo zucchero non avrà assunto un bel colore biondo-ambrato. Versare uniformemente – ma con molta cautela – sugli spicchi di pesca e riversare subito sopra l’impasto. Infornare a 180° per 35-40 minuti (vale la prova stecchino, come sempre). Facendo attenzione a non scottarsi rovesciare immediatamente la tortiera e lasciar freddare.

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Direttamente dai “ruggenti anni ‘20” … la chiffon cake ai frutti di bosco

19 martedì Ago 2014

Posted by Admin in Dolci Americani, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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Orbene, è ora che anch’io mi lanci e provi la celebre Chiffon Cake! Durante i miei vagabondaggi sul web mi è capitato spesso di imbattermi in questa torta americana, conosciuta per la sua eccezionale altezza e la consistenza soffice e vellutata. Ne ho viste numerose varianti, tutte fantasiose e golosissime ed ho deciso – di conseguenza – di armarmi di uno stampo adeguato e provare anch’io la mia semplice versione. Si dice che la torta sia nata nel 1927, e per ricordare “i ruggenti anni ‘20” per questa volta ho deciso di rendere le foto della torta un po’ “vintage”. La storia di Hanry Baker e della creazione della sua prestigiosa torta è proprio il genere di avvenimento attorno a cui è facile costruire una leggenda. Gli elementi ci sono tutti: un dolce buonissimo, un ingrediente segreto, il glamour di Hollywood, l’alone di mistero e persino un personale agente pubblicitario! Ma finalmente passiamo al racconto della leggenda. Henry Baker arrivò in California nel 1923, nessuno sa con precisione da dove venisse e cosa lo avesse portato a Los Angeles, sappiamo però che viveva con l’anziana madre, che faceva l’assicuratore ma che amava preparare torte e sperimentare nuove ricette. Furono circa 400 i tentativi prima di trovare la ricetta perfetta, ma Henry Baker alla fine raggiunse il suo scopo e nel 1927 nacque la Chiffon Cake. Prima di allora il mondo della cakes americane era diviso in due filoni principali: quello delle torte spumose che si gonfiavano principalmente grazie alla montatura delle uova e quelle contenenti il burro che si gonfiavano grazie all’aggiunta del lievito chimico. Il segreto della Chiffon Cake era l’abbinamento dei due metodi, affidandosi sia alle uova montate che al lievito chimico, ma il fattore determinante e il vero “ingrediente misterioso” era proprio l’olio vegetale. La sua creazione fu un vero successo, tanto che abbandonò ben presto il suo lavoro di assicuratore per diventare pasticcere. In seguito Baker ebbe quella che lui stesso definì “un’illuminazione cosmica” portando un assaggio della sua Chiffon Cake al ristorante Brown Derby dove per parecchio tempo fu l’unico dessert proposto in menù. Con il Brown Derby arrivarono i primi riconoscimenti e soddisfazioni: la torta divenne ben presto il dolce preferito dalle star di Hollywood e Baker dovette lavorare ben 18 ore al giorno per produrre le 40 torte richieste dal ristorante. Dopo aver gelosamente custodito la ricetta per vent’anni nel 1947 Henry Baker vendette la sua ricetta alla General Mills spiegando che “in questo modo Betty Crocker poteva rivelare il segreto alle donne d’America”. La ricetta divenne pubblica solo l’anno successivo, quando Betty Crocker (acronimo della stessa General Mills) pubblicò un opuscolo con ben 14 ricette. Negli anni ’50 e ’60 divenne la torta più alla moda, quella che – almeno una volta – tutti dovevano provare a fare. Come è facilmente intuibile, il nome deriva dal noto tessuto, la cui caratteristica è proprio l’essere leggero ed impalpabile. La Chiffon Cake è stata un exploit di consensi, grazie soprattutto – come già detto – alla sua morbida scioglievolezza. A mio modesto parere, un’ottima rivale nostrana potrebbe essere la Torta Paradiso, che non ha assolutamente nulla da invidiare in quanto a morbidezza e sapore. La ricetta da me adottata è quella della Torta Paradiso senza burro dell’Arabafelice, che in futuro mi piacerebbe riproporre con qualche variante. Ma veniamo infine alla ricetta…

Ingredienti:
250 gr di farina
250 gr di zucchero extrafine
1 bustina di cremor tartaro
1 bustina di lievito per dolci
5 uova intere
110 gr di acqua tiepida
100 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
Un pizzico di vaniglia bourbon
Un pizzico di sale
40 gr di frutti rossi congelati

Setacciare in un capiente contenitore la farina, lo zucchero, il lievito ed il pizzico di sale. Versare nel boccale del minipimer i frutti rossi scongelati e frullare con l’acqua tiepida (se volete potete sostituire con del semplice succo di frutti rossi per un totale di 150 ml). Fare un buco nel centro degli ingredienti secchi setacciati (come per la pasta fresca) e versare i tuorli, l’olio EVO, la vaniglia e l’acqua emulsionata con i frutti rossi. Mescolare con lo sbattitore fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Procediamo quindi montando a neve molto ferma gli albumi con il cremor tartaro, una volta terminato unire pian piano la montata al composto di tuorli e farina. Procedere con calma, amalgamando gli albumi montati a più riprese e sempre mescolando con la spatola dal basso verso l’alto. Versare il composto in uno stampo, che non sia imburrato né infarinato, e cuocere a 160° per 50 minuti ed a 175° per altri 10 minuti. Una volta cotto (verificare con la prova stecchino) capovolgere lo stampo e lasciar raffreddare il dolce. Se non siete in possesso dell’apposito stampo dotato di piedini potete usufruire del collo di una bottiglia lasciando la Chiffon Cake sottosopra fino a completo raffreddamento. A questo punto sformiamo delicatamente passando lungo tutto il bordo un coltellino a lama liscia. Possiamo infine ricoprire con del semplice zucchero a velo, della glassa zucchero e nocciole o glassa al cioccolato. Volendo, possiamo coccolarci con una ganache al cioccolato e completare con frutti rossi freschi.

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Torta magica senza burro al gusto nocciola

06 mercoledì Ago 2014

Posted by Admin in Dolci senza burro, Torte, Torte magiche/Magic cakes

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Avevo a disposizione delle nocciole specialissime, cresciute in un luogo dove il verde e il blu sembrano più intensi che altrove e dove l’uomo riesce ancora a sentire lo stretto legame che lo lega alla natura. Facendo qualche piccola ricerca, ho scoperto che il nocciolo (Carylus avellana) è originario dell’Asia Minore ed è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo. Apprezzata dai Greci, fu poi scoperta e gradita anche dai Romani. Catone il Censore fu il primo a classificare le nocciole e consiglia ai concittadini di coltivare questa pianta nel proprio giardino, forse – oltre che per usi culinari – anche per la flessibilità del ramo che poteva essere utilizzato per cingersi il capo in alternanza con l’ulivo e l’alloro. Come dimostrato da alcuni scritti di Tito Livio, gli Antichi Romani amavamo gustare una specialità sannitica – ancora oggi venduta nei banchetti di sagre e feste patronali – chiamata Cupedia (ghiottoneria) una sorta di pasta composta di miele e nocciole antenata del torrone. Per Marziale la nocciola è uno dei prodotti che rappresenta Benevento, mentre per capire meglio l’uso che se ne faceva in cucina, possiamo dare un’occhiata al “De Re coquinaria” (L’arte della cucina) di Apicio (cuoco dell’imperatore Traiano) che ha raccolto 450 ricette in 10 libri. Parlando di magia e superstizione: Petronio cita la nocciola nel suo Satyricon facendo riferimento alle sue proprietà magiche, i contadini nel Medioevo credevano che nei suoi cespugli si nascondessero fate e folletti e, sempre di nocciolo era la bacchetta dei rabdomanti. Dal punto di vista mistico/religioso, la nocciola era emblema di rigenerazione e fecondità – come tutti i frutti che somigliano all’uovo – e proprio per questo in Francia venivano regalate a sposi novelli come simbolo di bene augurio. Per finire, i Celti consideravano il nocciolo un albero magico, ed i suoi semi venivano spesso utilizzati nei riti religiosi per ottenere il favore delle varie divinità. Permettetemi, da ultimo, una piccola digressione cosmetica. L’olio di nocciola infatti, oltre ad essere un toccasana per la nostra salute è eccezionale anche per uso cosmetico. E’ ideale per le pelli grasse e miste in quanto ha un’azione purificante, astringente e riequilibrante. Adatta anche a pelli secche in quanto penetra profondamente nell’epidermide e non unge, aiutando a nutrire, rigenerare ed idratare la pelle. E’ altresì ottimo per prevenire le rughe e per rafforzare e purificare i capelli. Le sue proprietà antiossidanti, emollienti, lenitive e tonificanti nonché l’alto contenuto di Vitamina E e di acidi grassi insaturi ne fanno un olio ideale per curare eritemi, eczemi, smagliature e cicatrici oltre che un eccellente olio per i massaggi. Perciò…quando si dispone di un ingrediente così perché attendere? Dovevo assolutamente provarle senza indugio! Volevo un dolce estivo, nonostante quest’anno l’estate si faccia un po’ attendere, ma volevo anche un dolce sano e senza burro. La torta magica senza burro al gusto nocciola è arrivata quasi da sé, la prima – spero – di tante dolcezze da preparare con questo prodotto unico e gradito a tutti.

Ingredienti:

3 uova

50 gr di farina

15 gr di amido di mais

40 gr di farina di nocciole

150 gr di zucchero

400 gr di latte

100 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)

½ cucchiaino di aceto bianco

1 cucchiaio di crema liquorosa cioccolato e caffè (facoltativo)

1 cucchiaio di acqua

Un pizzico di sale

3 o 4 amaretti polverizzati e poco zucchero di canna

Scaldare leggermente il latte e metterlo da parte. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero finché saranno chiari e spumosi e continuando a montare aggiungere il cucchiaio d’acqua e l’olio EVO.

Dopo qualche minuto aggiungiamo il latte intiepidito e, se vi piace, la crema liquorosa al cioccolato e caffè (come da ricetta qui). A questo punto aggiungiamo a poco a poco la farina, la fecola e la farina di nocciole.Dopodiché montare a neve non fermissima gli albumi con l’aceto ed aggiungerli al composto mescolando dal basso verso l’alto.

Imburrare una teglia quadrata 20 x 20 o una tonda del diametro di 22 cm e versarvi dentro la preparazione (che ovviamente risulterà piuttosto liquida).Io ho spolverato la superficie di polvere di amaretti e poco zucchero di canna, in modo da ottenere un bel colore dorato caldo.

Infornare a 170°, forno ventilato, per 70 minuti. Lasciar raffreddare nello stampo e tenetela in frigo per almeno un paio d’ore prima di servire.

Vi garantisco che è davvero deliziosa!

Vico

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Torta al cioccolato senza farina e città d’estate, un accostamento azzardato per riscoprire e rilassarsi

28 lunedì Lug 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Torte

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Milano in questo periodo dell’anno pare quasi emettere un lungo sospiro di sollievo e, nonostante il tempo capriccioso, sembra scrollarsi di dosso un po’ di grigiume e fibrillazione. Persino la gente che resta appare più tranquilla, il passo un po’ meno veloce, la guida un po’ meno impetuosa. A volte magari ci accorgiamo che si può davvero vedere, osservare qualcosa che di solito degniamo solo di uno sguardo distratto. Si ha quasi l’impressione che la città stessa, dopo un anno di lavoro frenetico, voglia rilassarsi e – a dispetto dei cantieri – ritrovare ciò che era un tempo. A mio parere questo è il momento migliore per visitare Milano, non solo andando a caccia di negozi e locali alla moda, ma cercando tutti quei luoghi che ci raccontano timidamente le storie di una Milano sparita. Possiamo magari passeggiare pigramente lungo Via Meravigli e Corso Magenta per scoprire la Torre del Circo Romano e le stradine pittoresche. Passando per Via Torino si può visitare la bellissima chiesa di San Satiro con il suo stupefacente abside bramantesco e, tra un negozio e l’altro, si può fare un salto per vedere la Piazza del Santo Sepolcro con la sua antichissima chiesa. Coloro che amano le gite fuori porta possono continuare il percorso visitando le abbazie di Chiaravalle, di Monlué, di Viboldone e di Morimondo, tutti luoghi carichi di storia e pieni di bellezza, che solitamente dimentichiamo proprio perché così vicini a casa. Tempo permettendo, possiamo godere di un panorama spettacolare sulla pianura da Montevecchia, la vista val bene l’arrampicata. Infine, dopo aver tanto camminato, possiamo riposare le nostre stanche membra a San Pellegrino, ridente località montana conosciuta in tutto il mondo per le sue acque. Un tempo però, quando Milano era ancora una città d’acqua, avremmo potuto nuotare presso i lussuosi Bagni di Diana, “stabilimento per la scuola del nuoto” e modernissima piscina pubblica completa di caffè, salone per le feste, ippodromo e tiro al segno. I suddetti Bagni di Diana furono sacrificati per far posto all’Hotel Kursaal Diana, inaugurato nel 1908 ed ora chiamato Sheraton Diana Majestic. Ma – tornando a noi – tutti questi giri fanno venir fame e, complice anche il tempo variabile, mi è venuta voglia di cucinare una torta morbida e golosa… e allora, dopo tante cose belle cosa c’è di meglio del Cibo degli Dei? Ecco quindi la torta al cioccolato senza farina.

Ingredienti:
200 gr di cioccolato fondente
120 gr di burro
140 gr di zucchero
10 gr di cacao amaro in polvere
4 uova
2 cucchiai di latte
1 cucchiaio raso di maizena
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale

Innanzitutto sciogliere a bagnomaria il burro ed il cioccolato fondente tagliati a cubotti e lasciar intiepidire mescolando di tanto in tanto. Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, dopodiché aggiungere la vanillina, il cacao e la maizena, sempre mescolando. Unire il latte ed infine il cioccolato e il burro fusi. Montare a neve non fermissima gli albumi con il pizzico di sale ed unirli al composto rimestando delicatamente dal basso verso l’alto. Versare il tutto in una tortiera imburrata e cuocere a 180°C per 20-25 minuti (la torta deve restare morbida all’interno). Lasciate raffreddare e, se vi piace, potete servire con del gelato oppure dello yogurt greco con mirtilli o lamponi freschi.

TermeMix

P.S. Ringrazio “Milano Sparita” e “Milan l’era inscì” per le bellissime foto della Vecchia Milano.

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Le pepite a pois, biscotti al farro e ricotta (senza burro)

09 mercoledì Lug 2014

Posted by Admin in Biscotti, Dolci con la Ricotta, Dolci senza burro

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BiscottiRicottaOk

Mi era rimasta in frigo dell’ottima ricotta vaccina – eccedenza di altre preparazioni – che sembrava mi stesse invitando ad essere utilizzata, pareva mi chiamasse dicendomi: “Sono qui! Che cosa stai aspettando?”. Cedendo al suo richiamo ho aperto il frigo, ed eccola lì che mi guardava dalla sua confezione trasparente, tutta candore e morbidume. Essendo ancora bella fresca era un peccato non usarla per qualche altra “lavorazione culinaria”, e così mi son detta: “Perché non farci dei biscotti?”… Avevo giusto voglia – guarda caso – di provare a fare un bel biscottino da mangiare a colazione, qualcosa di sano che mi faccia iniziare la giornata col piede giusto e senza troppi sensi di colpa, qualcosa che però fosse allo stesso tempo soffice per poterlo gustare anche da solo senza timore di strozzarsi. Ho pensato che la ricotta fosse proprio l’ingrediente adatto per ottenere questo risultato. La ricotta, sia vaccina che di pecora, è un latticino a basso apporto calorico ma ricco di proteine e di calcio. L’unica accortezza da ricordare è la solita: leggere sempre bene l’etichetta. Questo perché spesso può esserci l’aggiunta di panna sotto la dicitura di “crema di latte”, con un apporto calorico decisamente più elevato rispetto alla semplice ricotta. Mi piace molto utilizzare questo ingrediente in cucina perché si tratta di un prodotto fresco estremamente versatile, utilizzabile dall’antipasto al dolce con successo sicuro. Ecco quindi la ricetta dei biscotti.

Ingredienti:

100 gr di farina 00
100 gr di farina integrale di farro
100 gr di ricotta vaccina
50 gr di zucchero di canna
50 gr di miele
40 gr di Olio EVO
1 uovo
Un pizzico di sale
½ bustina di lievito per dolci
Gocce di cioccolato qb

Versare in un contenitore la ricotta, lo zucchero ed il miele, amalgamare bene il tutto fino ad ottenere un composto soffice e leggero.

Senza smettere di mescolare aggiungere l’uovo e l’olio EVO. A questo punto uniamo a poco a poco – sempre rimestando – la farina setacciata, il lievito, il sale e le gocce di cioccolato.

Lavorare l’impasto finché non risulta liscio ed omogeneo, dopodiché formare tante piccole palline che posizioneremo ben distanziate sulla placca da forno.

Cuocere a 180° per circa 15 minuti o fino a doratura. I biscotti si conservano per diversi giorni ben chiusi in un contenitore ermetico.

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