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~ La tradizione che incontra la passione e la fantasia!

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Archivi tag: dolci

Plumcake al grano saraceno e mirtilli (senza burro)

26 giovedì Mar 2015

Posted by Admin in Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Plumcake, Senza glutine

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PlumcakeGranoSaraceno

Quando si corre tutto il giorno la colazione resta – secondo me – un bel modo per iniziare la giornata, trascorrendo qualche minuto tutti insieme davanti ad una fumante tazza di caffè o un buon succo fresco, mentre sgranocchiamo qualcosa di gustoso e leggero. Prenderci qualche attimo per la colazione fa bene sia al corpo che allo spirito e – insieme alla giusta cura di noi stesse – ci aiuta ad uscire di casa con il sorriso. Mi stavo appunto guardando intorno alla ricerca di qualcosa di diverso per la colazione quando ho pensato al grano saraceno: non è che sia buono solo per i pizzoccheri! Ma prima di tutto vediamo di scoprire qualcosa in più circa questo…cereale?…legume?…vegetale?

Il grano saraceno è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Poligonacee, originario dell’Asia fu poi introdotto in Europa dai Turchi durante il Medioevo. Il grano saraceno – oltre ad essere ottimo per i celiaci perché privo di glutine – annovera elementi importanti per la nostra salute come le vitamine del gruppo B, la vitamina E, sali minerali (come calcio, potassio, fosforo, magnesio zinco, manganese e ferro), fibre ed amminoacidi. Il grano saraceno è inoltre ricco di proteine, tanto da essere comparabile alla carne ed alla soia e può essere consigliato quindi nei casi di deperimento fisico. Tra le sue proprietà terapeutiche ricordiamo che il grano saraceno migliora il microcircolo e rinforza i capillari grazie ad antiossidanti come i tannini e la rutina, rinvigorisce in caso di stress e stanchezza, favorisce il transito intestinale e per la sua composizione risulta particolarmente indicato in gravidanza. Ma non finisce qui, perché la farina di grano saraceno può diventare un valente supporto della nostra bellezza. Può essere infatti utilizzata per lavare sia il corpo che le mani: basta mescolarla con poca acqua e strofinare per avere una pelle morbida e nutrita. Possiamo infine preparare una semplice maschera/scrub astringente, efficace contro brufoli e punti neri: basta mescolare in una ciotola 3 cucchiai di farina di grano saraceno (esfoliante, nutriente), 2 cucchiaini di cannella (antinfiammatorio, antisettico) , 100 gr di prugne secche denocciolate e tritate (antiossidanti), 2 cucchiai di yogurt (idratante), 1 cucchiaio di miele (nutriente) ed un cucchiaio di succo di limone (schiarente). Applicare la maschera su tutto il viso, lasciare in posa 10 minuti circa e sciacquare con abbondante acqua tiepida.
Ecco infine la ricetta del plumcake al grano saraceno e mirtilli…

Ingredienti:

1 vasetto di yogurt ai frutti di bosco
250 gr di farina di grano saraceno
2 uova
180 gr di zucchero
50 ml di olio EVO
30 ml di latte
Un pizzico di sale
50 gr di farina di nocciole
100 gr di mirtilli essiccati
2 cucchiai di limoncello
1 bustina di lievito per dolci

Montare le uova intere con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere lo yogurt, il pizzico di sale e il limoncello sempre mescolando. Incorporare gradatamente la farina di nocciole, il lievito e la farina di grano saraceno alternandoli all’olio EVO e al latte. Unire infine i mirtilli essiccati e versare in uno stampo imburrato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30/35 minuti (controllare la cottura con la “prova stecchino”). Io ho ricoperto con glassa di zucchero a velo, acqua e – per dare un tocco aromatico – ho aggiunto un pizzico di zenzero.

PlumcakeGranoSaracenoFetta

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Brioches con esubero di lievito madre

16 lunedì Mar 2015

Posted by Admin in Lievitati Dolci, Ricette con Esubero di Lievito Madre

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Brioches, brioches con esubero di lievito madre, colazione, Cornetti, dolci, dolci a domicilio, facile, genuino, germe di grano, leggero, licoli, Lievito Madre, light, merenda, Milano, ricette con lievito madre non rifrescato, ricette facili, semplice

BriochesEsuberoLicoli

L’autunno è sicuramente una delle stagioni che prediligo, ma la primavera resta in assoluto la mia stagione preferita. Amo particolarmente spiare il lento allungarsi delle giornate, sentire l’aria farsi più tiepida, osservare la natura che gradatamente si sveglia, vedere che grandi e piccini passano più tempo all’aperto e che i colori freddi dell’inverno lasciano piano il posto agli sgargianti colori primaverili. Certo con meno impatto rispetto alla campagna, ma questa “rinascita” può essere notata anche in città: l’occhio per la moda e per il make up può tranquillamente diventare “multitasking” e dedicarsi anche un po’ alla natura. D’altronde Madre Natura resta creatrice, dea e musa ispiratrice al contempo e quando si arrabbia può capitare che tiri fuori anche un pizzico del suo lato da “matrigna”… ma speriamo che questo non accada! Del resto in questa stagione Madre Natura è in tutt’altre faccende affaccendata, ce ne accorgiamo se ci avviciniamo ad un arbusto, un albero, un prato o una siepe. In questo periodo ci sono boccioli, fiorellini e gemme ovunque, una silente armonia che festeggia la vita e l’arrivo della primavera. Arriva quindi il sole – altro grande protagonista di questo miracolo – farsi ogni giorno più caldo mostrandoci al crepuscolo i suoi colori più brillanti e belli. Sembra impossibile ma si riesce a vederlo anche in città, magari sull’autobus, mentre fa capolino da dietro un palazzo, lo scorgiamo in fondo all’orizzonte nascosto da una montagna o riflesso su un lucente e nuovissimo grattacielo. Considerato il periodo, questo è anche il momento ideale per rimettersi in forma dopo il grigiore dell’inverno. Possiamo finalmente pensare a lunghe passeggiate, a giri in bicicletta, a domeniche al parco, gite fuori porta e – per i più sportivi – anche trekking o camminate in montagna. Dopo una bella camminata possiamo fermarci per una meritata pausa ristoratrice e mangiare qualcosa di sano, nutriente e magari anche fatto da noi. Ecco che le nostre brioches fatte con esubero di lievito madre vengono in nostro soccorso: una ricetta semplice e genuina, in cui gli ingredienti, l’impasto e la lunga lievitazione ci aiutano ad ottenere un prodotto durevole e fragrante nel tempo.
Oltre all’attività fisica, possiamo aiutare il nostro organismo bevendo la mattina a digiuno il succo di mezzo limone con un bicchiere di acqua tiepida. Questo semplice e profumato agrume è un potente alleato della nostra salute, anche perché assunto la mattina a digiuno può apportare notevoli benefici. Sono infatti numerose le sue proprietà salutistiche: depura l’apparato digerente, stimola il metabolismo, migliora la digestione, aiuta a riequilibrare i livelli di pH, contribuisce a pulire la pelle dall’interno, disintossica l’organismo e – least but not last – favorisce la perdita di peso. Quindi buona primavera a tutti!

Ingredienti per 12 brioches:

300 gr di farina (io di solito uso la 0 rinforzata per pizza)
80 gr di latte
120 gr di licoli non rinfrescato
120 gr di zucchero
50 gr di burro
1 uovo intero
1 cucchiaino di malto d’orzo
Un pizzico di sale
1 cucchiaio di germe di grano

Nel tardo pomeriggio (alle 18/18.30 ca.) inizio la preparazione.
Intiepidire il latte e versarlo in una capiente ciotola insieme all’esubero di lievito madre. Aggiungere il malto d’orzo e mescolare velocemente fino a formare un po’ di schiumetta. Versare il burro sciolto, lo zucchero, l’uovo, il sale e il cucchiaio di germe di grano e mescolare nuovamente. Unire gradatamente la farina setacciata e lavorare fino ad ottenere un composto omogeneo. Coprire con pellicola trasparente e far riposare nel forno con la luce accesa per circa 30 minuti. Terminato il riposo stendere l’impasto e formare un disco dello spessore di circa ½ centimetro, tagliare il disco in 12 triangoli ed fare un ulteriore taglietto (di circa 2/3 cm) alla base di ogni triangolo. Eventualmente farcire la brioches con marmellata o crema di nocciole. Arrotolare schiacciando le estremità della base per sigillare il ripieno e chiudere tirando il vertice del triangolo e finire di arrotolare il triangolino. Posizionare i cornetti ben distanziati su una teglia ricoperta di carta forno e lasciarli lievitare in forno con la luce accesa per tutta la notte. Al mattino spennellare la superficie con del latte e dello zucchero di canna e cuocere a forno statico, 180° per circa 15-20 minuti (controllare la cottura)

Nella planetaria: versare nella ciotola della planetaria l’esubero di licoli, il latte tiepido e il malto d’orzo. Avviare a bassa velocità fino a sciogliere il lievito e formare una leggera schiumetta. Unire ora burro sciolto, lo zucchero, l’uovo, il sale e il cucchiaio di germe di grano ed avviare nuovamente con la foglia bassa velocità. Sostituire la foglia con il gancio e versare a più riprese la farina aumentando gradatamente la velocità . Terminare l’impasto utilizzando il gancio a media velocità e continuare per altri 5 minuti circa, fino ad ottenere una pasta liscia ed omogenea. Continuare poi come descritto sopra.

BriochesAperta

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Lemon Curd Cheesecake

10 martedì Mar 2015

Posted by Admin in Cheesecake, Dolci Estivi

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brunch, Cheesecake, cheesecake al limone, crema al limone, dolci, dolci a domicilio, dolci al limone, Dolci Americani, Dolci con la Ricotta, genuino, Lemon Curd, merenda, Milano, prodotti da forno, ricette cheesecake, ricette estive, ricette facili, ricette semplici, ricotta, stracchino, tea time, torte

LemonCurdCheesecake

 

La prima volta che ho assaggiato la Cheesecake mi ero diplomata da poco e, per festeggiare “il grande evento”, ero volata a New York per visitare la città con una guida d’eccezione: la mia amica Violet. Era un viaggio che attendevo e programmavo da anni, il primo viaggio da sola e per giunta così lontano da casa! Sono momenti speciali che si ricordano per tutta la vita, una sorta di “conferma dell’ effettiva maturità” che si rivive raccontandolo con divertimento misto a tenerezza. Mi resi immediatamente conto delle proporzioni gigantesche della città già in aeroporto, dove mi imbattei in un mastodontico Hummer Limousine che stazionava davanti ad una delle uscite con perfetta nonchalance. L’accoglienza della “Grande Mela” era tutto quello che mi aspettavo ed anche di più: l’aria tiepida e frizzante della tarda primavera, i colori intensi, il flusso continuo di gente ed automobili, le villette di legno così tipicamente nord europee da un lato con i grattacieli dall’altra che torreggiavano scintillanti e maestosi. Ricordo ancora bene le foto dello skyline scattate da Jersey City, anche se il posto dove ho trascorso più tempo – lo ammetto – è stato il Village. Mi piaceva gironzolare senza meta per le vie, osservare le costruzioni caratteristiche, sedermi alla panchina di un parco e di tanto in tanto interrompermi per spulciare tra i variopinti scaffali dei disparati negozi.
Quell’anno la mia amica aveva deciso di portarmi alla festa “in lungo” di fine anno accademico. Nonostante i miei ripetuti e calorosi tentativi di rifiuto e la “casuale” mancanza in valigia di abiti adatti, mi ritrovai adeguatamente vestita, truccata e pettinata per l’occasione. La crociera con cena sull’Hudson era stata organizzata in grande stile, con grandi tavoli tondi elegantemente apparecchiati e luci soffuse per permettere di contemplare il panorama anche dall’interno. La giusta conclusione di una cena tanto speciale è stata – manco a dirlo – la New York Cheesecake, con tanto di fragole fresche e salsa alle fragole. Allora non cucinavo granché, ma la mia curiosità in fatto di cibi in generale e dolci in particolare era già grandissima ed il dolce venne immediatamente promosso ed inserito nella lista delle cose che in seguito avrei imparato a fare. Per questa volta ho pensato di proporre una mia rivisitazione della Lemon Curd Cheesecake, dandole un tocco un po’ nostrano e personale.

Ingredienti (per uno stampo da 20 cm):

• Per la base
180 gr di biscotti leggeri*
60 gr di burro morbido

• Per il ripieno
300 gr di ricotta vaccina
200 gr di stracchino con yogurt
180 gr di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di maizena
2 cucchiai di crema al limoncello

• Per la lemon curd
2 limoni non trattati
75 gr di zucchero
20 gr di burro
1 uovo
1 cucchiaio di fecola di patate

Triturare finemente i biscotti con il mixer, versare poi “la farina” in una ciotola e mescolare con il burro morbido. Versare il composto in uno stampo da 20 cm e livellare il più uniformemente possibile, dopodiché riporre in frigorifero. Nel frattempo setacciare i formaggi con lo schiacciapatate e lavorare bene in modo da non avere grumi. Aggiungere ora lo zucchero, la maizena, l’uovo e la crema al limoncello e continuare a rimestare fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Versare la crema sulla base e cuocere in forno statico a 180° per 40 minuti circa (fare la prova stecchino). Nel mentre prepariamo la lemon curd: grattugiare sottilmente la scorza di limone, spremere e filtrare il succo e versarvi dentro le scorzette. A questo punto sciogliere il burro a bagnomaria ed aggiungervi l’uovo precedentemente mescolato con lo zucchero. Stemperare la fecola nel succo di limone ed unirli al composto di uova, zucchero e burro. Proseguire la cottura mescolando continuamente fino a che la crema non si addenserà. Lasciar raffreddare la lemon curd e versarla poi sul dolce livellando delicatamente con la spatola. Decorare con delle fettine di limone e far riposare in frigo per almeno un paio d’ore prima di consumare.

* Io ho utilizzato i miei profumatissimi biscotti allo spumante, una variante delle classiche ciambelline al vino. Sono biscotti particolarmente leggeri perché senza uova, burro e latte (a breve la ricetta!).

LemonCurdCheesecakeFetta

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Torta di mele e panna

26 giovedì Feb 2015

Posted by Admin in Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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antiage, antiossidante, bellezza ecobio, bellezza fatta in casa, bellezza naturale, cucina italiana, dolci, dolci a domicilio, dolci colazione, dolci con le mele, dolci senza burro, facile, genuino, maschera alla mela, maschera viso, mele golden, Milano, natural beauty, olio EVO, olio extra vergine d'oliva, panna, prodotti da forno, ricette colazione, ricette facili, scrub, semplice, senza burro, tea time, torta con panna nell'impasto, torta di mele, torte, torte senza burro, veloce

 

TortaMelePanna

A volte capita di aspettare tutta la settimana il week-end… e poi piove! Il cielo plumbeo e pesante manda a monte tutti nostri bei programmi in un battibaleno. Volgiamo tristemente lo sguardo verso la finestra udendo il costante ticchettio della pioggia sul vetro. Non accenna a smettere! Che si fa allora? Invece di lasciarsi scoraggiare possiamo approfittarne per arrivare preparate all’arrivo del sole e della primavera. Organizzando un tea-time con le amiche ho pensato di rielaborare la classica torta di mele aggiungendoci la panna, che ben si accompagna alla dolcezza delle mele golden e al contempo dona al dolce una favolosa morbidezza.
La mela non è solo buona da mangiare, si parla infatti di un frutto dalle note proprietà curative, come ci rammenta il famoso detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Tant’è vero che può vantare virtù depurative, antinfiammatorie, anticolesterolo e, oltre ad aiutare l’intestino con il suo apporto di fibre, sembra rappresenti un’alternativa naturale per combattere l’asma. Non dimentichiamo però che la mela è anche un valido alleato della nostra bellezza poiché ha importanti proprietà antiaging, rassodanti, antimacchia ed antiacne. Approfittiamo quindi del brutto tempo per avere l’opportunità di prenderci cura di noi stesse e rilassarci con le amiche per avere una pelle liscia e splendente come i fiori a primavera! Quando è possibile è bene iniziare sempre da uno scrub, così da eliminare le cellule morte e preparare il viso a ricevere il trattamento successivo. Mescoliamo in parti uguali farina integrale d’avena (o fiocchi d’avena frullati), farina di mais e zucchero, aggiungiamo dell’aceto di mele ed un cucchiaino di miele. Per la pelle grassa possiamo unire due gocce di tea tree oil, per la pelle sensibile e delicata possiamo utilizzare invece della farina di mandorle e dell’olio di mandorle dolci. Spalmare lo scrub naturale su tutto il viso, massaggiare delicatamente e sciacquare con acqua tiepida. Prepariamo ora la maschera per il viso frullando mezza mela, la polpa di mezzo kiwi e due foglioline di salvia, mettiamo ora qualche goccia di limone, un cucchiaino di miele, dell’amido di riso ed un paio di gocce di olio essenziale di lavanda. Applicare abbondantemente su viso, collo e décolleté, lasciare in posa per 10-15 minuti e poi sciacquare abbondantemente. Con questi semplici ingredienti otterremo un vero e proprio concentrato di bellezza con elevato potere antiossidante, antirughe ed elasticizzante. Oltre a ciò contribuisce a stimolare la produzione di collagene e aiuta ad illuminare e schiarire la pelle combattendo le fastidiose macchioline. In questi momenti dedicati al relax ed alla bellezza oltre ad ascoltare musica e chiacchierare mi diletto a “viaggiare con la fantasia” anticipando i week-end di bel tempo che – speriamo – arriveranno per tutti con sole, gite e visite varie. Quest’anno mi piacerebbe molto visitare il Veronese con i suoi borghi sul Garda, i suoi castelli e le sue rocche. D’altro canto gradirei andare anche dal lato opposto per visitare meglio Torino con le sue meravigliose Ville Reali…che fare? Nel frattempo accontentiamoci di un dolce soffice e profumato, gradevole compagnia e buona musica! Vediamo ora la ricetta della Torta di mele e panna…

Ingredienti per uno stampo da 24 cm:

2 mele golden
2 uova
250 ml di panna fresca
200 gr di farina
50 gr di fecola
180 gr di zucchero
1 cucchiaio di miele d’acacia
1 pizzico di vaniglia
40 ml di latte
70 ml di Olio EVO delicato
1 pizzico di sale
La scorza ½ limone
Il succo di un limone
Zucchero di canna per spolverare
1 bustina di lievito per dolci

Tagliare le mele a fettine sottili, metterle in un contenitore e irrorarle del succo di limone per evitare che ossidino. Montare ora le uova intere con lo zucchero e il cucchiaio di miele fino ad ottenere un composto chiaro ed omogeneo. Unire a più riprese la farina, la fecola e il lievito setacciati alternandoli all’Olio EVO e al latte. Unire la scorza di limone e la vaniglia sempre mescolando. Montare molto bene la panna ed aggiungerla all’impasto rimestando con la spatola dal basso verso l’alto. Versare il tutto in uno stampo imburrato e distribuire le fettine di mele in modo da formare un decoro. Spolverare con zucchero di canna e cuocere a forno statico per 40/45 minuti (fare la solita prova stecchino).

TortaMelaPannaFetta

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Spumante con la torta o torta con lo spumante?

12 giovedì Feb 2015

Posted by Admin in Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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colazione, dolci, dolci a domicilio, dolci colazione, dolci leggeri, dolci senza burro, Face Painting, facile, genuino, light, merenda, Milano, olio EVO, olio extra vergine di oliva, prodotti da forno, ricette colazione, ricette facili, ricette senza burro, semplice, senza burro, spumante, spuntino, torta, torta di compleanno, torte senza burro, Truccabimbi, veloce

TortaSpumante

E’ sempre appassionante organizzare compleanni, specialmente se si tratta del compleanno di un bambino. Si comincia “pregustando” l’evento già nei preparativi iniziali: il tema della festa, la scelta dei colori, delle decorazioni e dell’eventuale animazione. Altrettanto importante è la scelta del cibo, in modo che risulti goloso, colorato e divertente per incontrare i gusti dei più piccoli e che allo stesso tempo si adatti bene agli “allegri e movimentati” festeggiamenti. Il fattore che rende indiscutibilmente uniche le feste di compleanno dei bambini è senza dubbio il loro entusiasmo, la loro irrefrenabile gaiezza e l’euforia contagiosa carica d’aspettativa. Impossibile non farsi coinvolgere! Sono proprio queste le occasioni dove a noi grandi capita di sentirci un po’ bambini. Certo, perché nella frenetica vita di città che lascia così poco spazio alla fantasia e all’anima delle cose a volte abbiamo bisogno anche noi di imparare qualcosa dai bambini. Osservandoli possiamo ricordare come noi stessi eravamo un tempo: la loro spontaneità, l’innocenza, l’allegria, l’immaginazione, i giochi, la speranza e la capacità di guardare sempre il lato positivo sono – a mio parere – tutte prerogative meravigliose e sorprendenti che caratterizzano i nostri bambini. Sarebbe così terribile recuperare tutte queste belle qualità per migliorare la nostra vita di ogni giorno? Io credo di no. Chissà, grazie ai bambini potremmo trovare in noi delle doti che forse ci stupirebbero: come la capacità di guardare oltre, un pizzico di spericolatezza e – perché no – la possibilità di guardare la vita da una prospettiva differente. In una società che li vuole piccoli consumatori e grandi subito, penso sia giusto proteggere e conservare il più a lungo possibile questa magica età della vita… con i dovuti accorgimenti naturalmente! Dopo tutte queste elucubrazioni veniamo infine alla novità che riguarda – manco a dirlo – i bambini. Arriva il nostro TRUCCABIMBI! L’idea è nata lavorando e ruotando attorno al mondo dei bambini con feste, merende e compleanni. All’improvviso mi sono detta: perché non dare ai bimbi qualcosa che colora e rallegra le loro feste? Qualcosa che piace a tutti? Ecco che la passione per le cose buone e genuine, l’amore per i dolci e i prodotti da forno e il nostro occhio di riguardo verso le famiglie e i bambini si fondono in questa nuova e frizzante occasione. Una truccatrice esperta delizierà tutti i bimbi con fiori, farfalle, animali e tanto altro! Riportiamo sotto delle immagini dimostrative del TRUCCABIMBI, eseguito però su “volontari adulti”, proprio per proteggere la privacy dei piccoli ospiti.
Continuando però a parlare di feste, compleanni e celebrazioni varie ho avuto “il ghiribizzo” di provare un dolce un po’ speciale. Infatti capita spesso che dopo aver aperto qualche bella bottiglia di spumante ne avanzi una piccola quantità. Che fare quindi? Lasciarlo in frigo col rischio che finisca nel dimenticatoio? Peccato! Nasce così la Torta con lo Spumante nell’Impasto: soffice, leggera e profumata. Adatta sia a colazione che a merenda, si sposa bene sia con crema nocciole che marmellate o confetture ma, volendo esagerare possiamo pensare ad una mousse yogurt, miele e amaretti…giusto per restare leggeri, no?

 

TortaSpumanteFetta

Ingredienti per uno stampo da 20 cm:
150 gr di farina
60 gr di fecola
180 gr di zucchero
70 ml di Olio EVO
40 ml di latte
2 uova
½ bustina di lievito
Un pizzico di sale
150 ml di spumante

Montare le uova intere con lo zucchero fino ad ottenere un impasto chiaro e spumoso. Setacciare la farina, la fecola e il lievito. Aggiungere ora gli ingredienti secchi setacciati alternandoli all’olio e al latte, unire il pizzico di sale e mescolare fino ad ottenere un composto lisco ed omogeneo. Versare ora lo spumante e rimestare nuovamente il tutto. Versare in uno stampo imburrato e cuocere a 180° per 35-40 minuti (fare sempre la prova stecchino). Buon Appetito … e che questo “Brindisi” così particolare ci sia di buon auspicio!

Truccabimbi

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Il nostro Tronchetto…un po’ di Natale e un po’ floreale

02 venerdì Gen 2015

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci di Natale

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Cioccolato Plastico, cosmetici naturali, dolci, dolci a domicilio, dolci al cioccolato, dolci decorati, dolci di Natale, dolci tradizionali, ganache al cioccolato bianco, ganache al cioccolato fondente, idea regalo, Milano, Olio essenziale di Lavanda, prodotti da forno, regali fai da te, regali naturali, rose di cioccolato, rose di cioccolato plastico, rotolo al cioccolato, rotolo di cioccolato, Sali da Bagno, Sali del Mar Morto, Tronchetto di Natale

Tronchetto

Natale e Capodanno quest’anno sono arrivati e passati con una velocità incredibile. A mio parere la fine dell’anno può essere anche l’occasione giusta per tirare le somme sull’anno che stà per terminare e riflettere sulla strada che abbiamo percorso e sulla direzione che vogliamo prendere nel corso del Nuovo Anno. Come ho già detto in precedenza, trovo che questo Natale sia stato all’insegna della quiete e della sobrietà. Per dare un ulteriore accento alla cosa e per fare una decorazione un po’ diversa dal solito, ho pensato di adornare il Tronchetto di Natale con dei fiori. Una sorta di “promessa” dell’arrivo della Primavera dopo il rigore dell’Inverno, cogliendo l’occasione anche per ricordare gli antichi festeggiamenti pagani del Sole Invitto. In questo periodo infatti si celebrava la festa del Dio Sole – detto El-Gabal, Helios o Mitra. Questa ricorrenza è strettamente legata al Solstizio d’Inverno, quando il sole tocca il punto più basso e per qualche giorno sembra fermarsi. Nell’emisfero nord il giorno del Solstizio abbiamo la notte più lunga dell’anno, dopo tre giorni di “sole fermo” (da “sol stitium”, ossia “fermata del sole”) l’astro vince sulle tenebre e torna forte ed invincibile. Per quest’anno abbiamo quindi avuto un beneaugurante Ceppo di Natale – senza camino purtroppo – e delle rose bianche adornate da foglie di edera per ricordarci, anche nei mesi più freddi dell’anno, che alla fine giungerà il tepore del Sole per risvegliare la Natura. Le decorazioni sono di cioccolato plastico e non di pasta di zucchero sia per una questione di “completezza” – visto che la pasta biscotto è farcita di ganache al cioccolato bianco e ricoperta di ganache al cioccolato fondente – che per una semplice preferenza personale.

Trovo sia giusto anche pensare a qualcosa di speciale per la cura di noi stesse e per il nostro benessere, sia per concludere bene l’anno che per ritrovare “la giusta armonia”. Approntati appositamente per l’occasione, ecco i Sali del Mar Morto alla Lavanda e all’Iris che fanno capolino nella loro preziosa boccetta. Li ho chiamati “La Brezza di Venere”, perché mi piace pensare che dopo un piacevole bagno con questi Sali ci si senta tutte un po’ più belle e rilassate. Solitamente sono un’accanita sostenitrice della doccia, ma di tanto in tanto tutti meritiamo un bel bagno ristoratore, no? Mi sono quindi munita di Sali del Mar Morto che – oltre ad attenuare la stanchezza muscolare – rappresentano un valido aiuto contro gli inestetismi cutanei come l’acne, la psoriasi e l’ipercheratosi. Ovviamente non ci fermiamo qui, perché i Sali del Mar Morto hanno anche importanti proprietà drenanti, tonificanti, rivitalizzanti e rimineralizzanti. L’alleato “naturale” in questo caso è l’Olio Essenziale di Lavanda, che coadiuva i Sali del Mar Morto con le sue portentose proprietà distensive, rilassanti, antirughe, rinfrescanti, antiacne e lenitive. Cosa possiamo desiderare di più? Un pizzico di fragranza all’Iris, che con il suo profumo delicato si sposa molto bene con l’aroma balsamico della Lavanda. Per completare l’opera ho preparato una Crema Corpo setosa e luccicante, arricchita con olio di mandorle dolci, olio di vinaccioli e dei bellissimi pigmenti chiari che ho appositamente tenuto da parte. Auguriamo a Tutti un Nuovo Anno sereno e ricco di soddisfazioni!

SaliconCremaCorpo

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Focaccia Dolce all’Uva con Zucca e Noci

19 mercoledì Nov 2014

Posted by Admin in Lievitati Dolci, Ricette con la Zucca

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FocacciaDolce Era da tempo che volevo provare questa ricetta, una delle tante che ci racconta di una Toscana che stà forse scomparendo. Tante pietanze della tradizione, della Toscana in generale e fiorentine in particolare, ci tramandano una cucina contadina, semplice, saporita ma allo stesso tempo povera e di recupero. Basti pensare alla Pappa col Pomodoro, alla Ribollita, alla Zuppa col Cavolo Nero, al largo uso di frattaglie e – non da ultimo – al famoso Panino col Lampredotto, che i fiorentini mangiano abitualmente mentre noi turisti assaggiamo con curiosità. Queste peculiarità le possiamo però ritrovare nella gastronomia di tutte le nostre regioni, caratterizzate anche dal sapiente utilizzo di prodotti locali, proprio quei prodotti e quella gastronomia che ci hanno resi celebri nel mondo. Forse nell’era della globalizzazione si rende necessario guardare ancora di più al Locale? Io credo di sì, specialmente se consideriamo la particolarità del percorso italiano nei secoli. La nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra musica operistica e la nostra arte rappresentano – che lo si voglia o no – la nostra identità e il nostro più grande patrimonio. Conoscere ed apprezzare queste cose significa, a mio parere, conoscere ed apprezzare noi stessi, un po’ come hanno sempre fatto tanti altri popoli sia in Europa che altrove. Certo, le cose da sapere sono tante, ma con un po’ di sana curiosità si arriva sempre ovunque! Nel caso specifico ho pensato di fare qualche ricerca sulle Arti in cui eccelleva la Firenze di un tempo. Ci restano testimonianze certe che già nelle antiche civiltà (come gli assiro-babilonesi, i cinesi, i greci e i romani) esistevano associazioni che riunivano gli appartenenti alla stessa categoria professionale allo scopo di avere un peso maggiore all’interno della società. In seguito alla caduta dell’Impero Romano – e fino all’avvento dei Comuni – furono i monasteri a custodire la sapienza degli antichi mestieri. Le Arti iniziarono a riunirsi in Corporazioni nel corso del ‘200, tra le prime troviamo proprio quelle artigiane che furono di fondamentale importanza per lo sviluppo economico ed artistico della città. A Firenze la prima Arte a costituirsi in Corporazione fu Calimala, cioè l’Arte della Lana, nata nel 1150, ma già nel 1193 si potevano contare ben sette corporazioni. Per iscriversi era necessario seguire delle regole precise: sostenere un esame specifico davanti ai membri dell’associazione, discendere da una famiglia appartenente alla stessa Corporazione e da ultimo bisognava pagare una tassa. Ogni Arte aveva il proprio Statuto, ossia un ordinamento che aveva a tutti gli effetti il valore della Legge, mentre nel 1312 venne istituito un Tribunale (detto della Mercanzia) il cui compito principale era quello di giudicare le cause relative ai fallimenti dei vari mercanti. Gli artigiani ed i mercanti fiorentini iniziarono presto a trattare e scambiare merci con tutta Europa. Tessuti semilavorati arrivavano dalla Fiandre e dalla Francia, mentre l’allume per la tintura giungeva da Oriente. In questo modo i fiorentini ricavavano le stoffe preziose per cui erano famosi nelle corti di tutto il continente. I membri delle varie corporazioni si ritrovarono a gestire importanti rapporti commerciali, cosa che li condusse in breve tempo al governo della Repubblica Fiorentina, avviando tutta una serie grandi opere che restano tutt’oggi a testimonianza dello splendore e della ricchezza raggiunti in quel periodo dalla città.

Apprestiamoci ora a parlare della mia rivisitazione della schiacciata o focaccia dolce all’uva.

Ingredienti (per una teglia di cm 30 x 22):

600 gr di uva nera

500 gr di farina

150 gr di licoli (rinfrescato e maturo)

1 cucchiaino di malto d’orzo

1 pizzico di sale

1 uovo

150 gr di zucchero

100 ml di latte

250 gr di zucca cotta al forno e frullata (peso a crudo)

40 ml di olio EVO

1 pizzico di cannella

Zucchero di canna per spolverare

40 gr di granella noci

Versare in una capiente ciotola il latte tiepido ed il cucchiaino di malto, rovesciare il licoli e mescolare con una spatolina in modo che faccia un po’ di schiumetta. Aggiungere l’uovo, un pizzico di cannella e la zucca frullata (lasciata scolare e privata della sua acqua), il tutto continuando a mescolare. Unire gradatamente la farina setacciata con lo zucchero e, sempre rimestando, versare l’olio EVO e il pizzico di sale. Lavorare fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formare una palla e far riposare l’impasto per 30 minuti sulla spianatoia infarinata. Dopodiché dare un giro di pieghe a tre (come spiegato qui dal Maestro), disporre in una ciotola (precedentemente spennellata con Olio EVO) e coprire con pellicola trasparente. Far lievitare per almeno 3 ore nel forno spento con la luce accesa. A lievitazione avvenuta dividere l’impasto a metà e stenderlo sulla spianatoia, posizionare la prima metà nella teglia rivestita di carta forno, adagiare delicatamente gli acini d’uva, spolverare di zucchero di canna e ricoprire di granella di noci. Posare sopra l’altra metà di impasto, posizionare gli acini d’uva rimasti ben distanziati e spolverare sempre con lo zucchero di canna e la granella di noci. Lasciar lievitare nuovamente per almeno altre 3 ore, sempre in forno spento con la luce accesa. Cuocere a 180° per 40/45 minuti. Controllare la cottura, se la focaccia dolce dovesse brunirsi troppo coprire con della stagnola. FocacciaDolceFetta

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La ricetta del Pan di Spagna di Luca Montersino per uno stampo da 24 cm

27 lunedì Ott 2014

Posted by Admin in Preparazioni di Base

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Pan di Spagna di Luca Montersino

Pan di Spagna di Luca Montersino

A volte basta un nome per dischiudere un mondo straordinario di colori, profumi e sapori. Sicuramente è il caso del Pan di Spagna, una delle preparazioni dolciarie italiane più conosciute al mondo. Come tutte le celebrità, anche il Pan di Spagna ha la sua storia che, col passare del tempo, ha assunto le mirabili sfumature della leggenda. Possiamo dire con certezza che nel ‘500 era già conosciuto in quanto lo troviamo tra le leccornie offerte a Castel S. Angelo in onore dei figli del duca di Baviera. Secondo la tradizione però, la vicenda che ha reso famoso questo dolce iniziò pressappoco a metà ‘700, quando la Repubblica di Genova affidò al marchese Domenico Pallavicini il delicato incarico di ambasciatore presso la Corte Spagnola di Madrid. Il mandato era considerato di grande prestigio presso le Famiglie Patrizie della città, e con la nomina del Pallavicini – molto considerato da Re Ferdinando IV – la Repubblica certamente sperava di intensificare i traffici commerciali e marittimi con la Spagna. Alla partenza, oltre a diversi consiglieri e diplomatici, l’illustre ambasciatore portò con sé il personale di casa: maggiordomo, portantini, camerieri, cuochi e aiuto cuochi. Tra questi era presente Giovanni Battista Cabona, giovane pasticcere già al servizio da anni presso la facoltosa famiglia. L’ambasciatore rimase presso la Corte di Ferdinando IV dal 1747 al 1749, e fu proprio in occasione di un ricevimento che il Pallavicini chiese al fidato pasticcere di preparare un dolce diverso dal solito per impressionare il monarca spagnolo. Partendo dal classico Biscotto di Savoia, con la sola manipolazione degli ingredienti, il Cabona creò una basta battuta, smisuratamente leggera ed incredibilmente delicata. Al momento dell’assaggio, tanto fu il favore e l’entusiasmo, che la Corte Spagnola decise di battezzare tale squisitezza col nome di Génoise, dal quale derivò poi la versione semplificata che tutti apprezziamo e conosciamo col nome di Pan di Spagna. Vediamo ora i consigli di Luca Montersino per poter preparare un ottimo Pan di Spagna, come dettagliatamente spiegato nel suo libro “Peccati di Gola”. Innazitutto, come per tutte le cose semplici, la qualità degli ingredienti è essenziale ma, allo stesso modo è fondamentale la razionale sbattitura che non deve essere lenta perché non incorpora abbastanza aria, né violenta poiché non ne permette l’omogenea incorporazione e quindi la formazione uniforme degli alveoli. La sbattitura prolungata infine rompe eccessivamente la rete proteica, facendo perdere consistenza al dolce. Ma cosa avviene durante la cottura? Il calore permette all’aria incorporata di espandersi, consentendo la regolare alveolatura e la successiva coagulazione perfetta delle proteine. In pratica, spiega Montersino, il Pan di Spagna altro non è che schiuma d’uovo stabilizzata. Considerato che nelle ricette di alta pasticceria il peso delle uova è sempre espresso in grammi e vista la loro importanza per la buona riuscita del Pan di Spagna, è utile conoscerne la grammatura: 1 uovo intero = 50 gr, 1 tuorlo = 20 gr, 1 albume = 30 gr. Per ottenere un Pan di Spagna un po’ più pesante e con alveolatura più fine possiamo aggiungere più tuorli. Al contrario, per avere un Pan di Spagna più leggero e con alveoli più grandi aggiungeremo più albumi. In entrambi i casi la dose massima è 1/3 del peso delle uova. Al fine di realizzare un Pan di Spagna più gustoso e friabile, meno secco ed elastico, è possibile aggiungere del burro, che sia sciolto ma non bollente ed aggiunto alla fine del processo di montatura. L’unica accortezza da seguire è amalgamarlo molto bene ad una piccola quantità di composto e poi unirlo accuratamente alla rimanenza, questo per favorirne l’assimilazione e non smontare l’impasto. Veniamo ora alla ricetta, con le dosi che seguo abitualmente per una teglia da 24 cm. Naturalmente per un Pan di Spagna più sviluppato verso l’alto possiamo mantenere le quantità ed utilizzare uno stampo da 22 da 20 cm.

Ingredienti per uno stampo da 24 cm:
200 gr di uova intere
140 gr di zucchero
120 gr di farina debole
40 gr di fecola di patate
Un pizzico di vaniglia

Versare in un pentolino le uova con lo zucchero e la vaniglia e scaldare fino a raggiungere la temperatura di 45°C (per sciogliere bene lo zucchero in modo da ottenere una montata migliore). Versare il tutto in una planetaria e montare fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, finché “scrive” (io ho montato per circa 15 minuti). Quando il composto è ben montato, toglierlo dalla macchina ed aggiungere la farina setacciata con la fecola mescolando con una spatola dal basso verso l’alto per non smontare il tutto. Versare immediatamente l’impasto nello stampo imburrato e cuocere a 190° per 20-25 minuti (controllare la cottura perché ogni forno è diverso dall’altro). Far raffreddare e… scatenate la vostra fantasia!

Pan di Spagna di Luca Montersino

Pan di Spagna di Luca Montersino

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Plumcake zucca e amaretti con cuore di cioccolato (senza burro)

16 giovedì Ott 2014

Posted by Admin in Dolci senza burro, Plumcake, Ricette con la Zucca

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Plum cake alla zucca

Sfogliavo pigramente vecchie raccolte fotografiche – sia classiche che telematiche – ricordando con un mezzo sorriso quando festeggiavo Halloween in America, dove la ricorrenza è diventata talmente radicata e famosa che quasi dimentichiamo la sua origine irlandese (come abbiamo raccontato nel nostro post Biscotti morbidi zucca e cioccolato … a taste of Halloween). Mi avevano miracolosamente concesso qualche giorno di ferie per Halloween e avevo deciso, insieme alla mia amica Violet di New York, di visitare il New England in uno dei periodi più belli dell’anno. Quale momento migliore, pensai quindi, per visitare il luogo che di Halloween aveva fatto la sua bandiera? Stiamo naturalmente parlando di Salem, ordinata cittadina del Massachussets, che della “Caccia alle Streghe” aveva fatto un’attrazione turistica e che proprio ad Halloween si preparava per l’annuale assalto dei turisti. Provammo – senza troppa convinzione – a cercare un albergo in città ma alla fine fummo costrette a ripiegare sul paese più vicino. Notammo subito che i cittadini del luogo erano molto ben organizzati proponendo – soprattutto di sera – svariate attività come visite guidate presso le “Hauted Houses”, puntatine agli antichi cimiteri dei pellegrini, breve crociera delle cosiddette “Coste Infestate”, diversi spettacoli che ricordano le vicende 1692 e – per finire – una camminata lungo i luoghi protagonisti del “Witchcraft Hysteria” con guida in costume che ci narra gli i fatti avvenuti. Il centro inoltre straripava di infiniti e coloratissimi negozi che vendevano gadgets, maschere, costumi, ciondoli, essenze profumate, sfere di cristallo, pozioni, libri ed ogni sorta di “oggetto magico”. La città intera era in festa, gremita di una folla allegra e spumeggiante, e tutto ciò grazie alla capacità di rinnovo ed al fiuto per gli affari tutto americano. La fama sinistra di cui gode Salem deriva, come abbiamo già detto, da un’isterica Caccia alle Streghe avvenuta tra il 1692 ed il 1693. Quell’inverno alcune ragazze cominciarono a riunirsi per gioco cercando di prevedere il loro futuro. La rudimentale sfera di cristallo altro non era che un albume d’uovo sospeso in un bicchiere pieno d’acqua. Una di loro, Sarah Cole, dichiarò al processo di averci visto dentro uno spettro sotto forma di bara. In seguito le giovinette, tra cui la figlia e la nipote del parroco, iniziarono a comportarsi in modo strano: si lasciavano cadere a terra gridando, camminavano carponi emettendo suoni gutturali oppure rimanevano a lungo in silenzio fissando il vuoto. Molto preoccupato da questo eccentrico comportamento il reverendo chiamò il dottore del villaggio che tentò di curare le due ragazze con delle medicine, senza però alcun risultato. I due uomini dovettero concordare, alla fine, che si trattava certamente di un maleficio. Altre giovani cominciarono a comportarsi allo stesso modo: Mary Walcott e Susanna Sheldon ebbero le convulsioni, Ann Putman camminava a quattro zampe con strane movenze animalesche. Gli abitanti del villaggio premevano perché la faccenda fosse subito chiarita. Le ragazze coinvolte furono interrogate alla Casa delle Adunanze di Salem Villagge e vennero incitate a fare i nomi delle streghe o di coloro che erano posseduti dal demonio. Il 2 giugno entrò in aula Bridget Bishop, anch’essa sospettata di stregoneria in quanto gestendo una taverna ed indossando biancheria di pizzo urtava l’etica puritana. Fu giudicata colpevole e giustiziata il 10 giugno sulla sommità di una collina, oggi chiamata “Gallow Hill”.La Caccia alle Streghe diventò presto un fenomeno di proporzioni gigantesche, la strategia delle ragazze era sempre la stessa: gridavano il nome di una persona, la quale naturalmente al primo interrogatorio negava e quindi le adolescenti ricominciavano con i soliti attacchi isterici. Questa spirale di interrogatori, processi e condanne portò all’impiccagione di 19 persone, di cui almeno tre stimate e rispettate fino a quel momento. La febbre della Caccia alle Streghe portò inoltre all’arresto di oltre un centinaio di persone, durante i processi i raccolti e gli animali furono abbandonati, perché i proprietari erano in carcere o magari erano alle udienze per godersi lo spettacolo. Le forti critiche espresse dal reverendo Mather spinsero il governatore Phips a bloccare i processi. Il 12 ottobre il governatore britannico proibì ogni ulteriore incarcerazione o processo per stregoneria e sciolse la Corte. Ciononostante all’inizio del 1693 una Corte straordinaria riesaminò i casi di 52 persone: 49 detenuti furono assolti e a tre condannati fu commutata la pena, da allora non si verificò più alcun caso di stregoneria. Logicamente anche in Italia ci furono delle condanne per stregoneria, in posti più vicini di quello che possiamo pensare, come Cassano d’Adda o come il più famoso processo a Triora, in Liguria. Forse dovremmo seguire anche noi l’esempio di Salem, per riscoprire le mille sfaccettature della nostra storia e, perché no, per guadagnare denaro con quella che è la nostra più grande risorsa: il turismo. Vediamo ora la ricetta del Plum cake alla zucca con cuore di cioccolato.

Ingredienti:

Per il plumcake:
280 gr di zucca (peso a crudo) già cotta in forno e frullata
120 gr di zucchero
200 gr di farina 0
50 gr di farina di farro integrale
2 uova
60 ml di Olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
20 amaretti sbriciolati
Una bustina di vanillina
Un pizzico di sale
Un cucchiaio di limoncello (in questo caso homemade)
Una puntina di cannella, di zenzero e di noce moscata

Per il ripieno:
150 gr di un formaggio morbido tipo Philadelphia
60 gr di zucchero fine tipo Zefiro
100 gr di cioccolato fondente fuso
Una manciata di amaretti e cereali da colazione triturati
Un pizzico di vaniglia
Un cucchiaio di liquore alla ciliegia

Per la copertura:
60 gr di zucchero a velo
40 gr di cacao amaro
Acqua bollente
Una noce di burro (facoltativo)

Versare le uova e lo zucchero in una capiente terrina e montarle a lungo finché diventano chiare e spumose. Aggiungere l’olio, il sale e il limoncello continuando a mescolare. Incorporare ora la zucca cotta e frullata insieme agli amaretti finemente sbriciolati continuando a rimestare. Unire infine le farine setacciate con il lievito, le spezie e la vanillina lavorando l’impasto dal basso verso l’alto.
Per il ripieno:Far sciogliere il cioccolato a bagnomaria tenendo il fuoco basso. Nel frattempo versare in una ciotola la Philadelphia, lo zucchero, il liquore e la vaniglia insieme agli amaretti e ai cereali accuratamente triturati. Mescolare per bene il tutto in modo da ottenere un composto ben amalgamato. Controllare il cioccolato e, quando è ben sciolto e cremoso, aggiungerlo al resto degli ingredienti rimestando velocemente. Versare circa la metà dell’impasto in uno stampo da plum cake già imburrato, rovesciare sopra il ripieno al cioccolato e versare nuovamente l’ultima parte di impasto. Cuocere a forno già caldo a 180° per 40/45 minuti.
Per la copertura (ricetta presa da Cookaround): Portare ad ebollizione poca acqua, al contempo mischiare molto bene lo zucchero a velo con il cacao amaro. Versare 2 cucchiai d’acqua nella ciotola con gli ingredienti secchi e girare fino ad ottenere una glassa liscia e senza grumi. A questo punto aggiungere una noce di burro a temperatura ambiente (nel caso si desideri ottenere – come me – una glassa più dura e compatta). Ricoprire completamente il plumcake (ormai freddo) con la glassa e lasciar riposare in frigo per un paio d’ore.

Plum cake alla zucca

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Torta al cioccolato senza uova e burro, umida e soffice come la versione classica!

09 giovedì Ott 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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TortaCioccolatolight

L’autunno è una delle mie stagioni preferite, quell’autunno che sa ancora un po’ d’estate e, anche se le giornate si accorciano, riusciamo ancora ad apprezzare le sfumature oro e rosa del crepuscolo, mentre possiamo magari approfittare dell’occasione per una bella corsetta rigeneratrice. Quell’autunno che porta con sé tanti meravigliosi colori caldi – che adoro utilizzare anche nel make-up – come l’ocra, il bronzo, il rame, il cremisi, il porpora, i toni di verde scuro, i marroni accesi come il terra di Siena bruciata e naturalmente tutte le tonalità del vinaccia e del borgogna. Troppo presto però il cielo si nasconde dietro un manto plumbeo e pesante, che fare allora per risollevare un po’ lo spirito? La finestra di casa o dell’ufficio diventa come un teatro senza più luci e colori, mentre noi guardiamo da lontano con uno sguardo quasi ipnotizzato. Quando è possibile per “risollevarmi” mi piace ascoltare un po’ di musica, ma quel genere di musica che ti fa quasi toccare lo Spazio con un dito, come – solo per citare un paio di nomi – i Pink Floyd o Mike Oldfield. Naturalmente bisogna trovare un adeguato accompagnamento a questa musica tanto bella, qualcosa di altrettanto “leggiadro” ma allo stesso tempo impeccabile nella sua semplicità. Di nuovo il cioccolato, o per meglio dire il cacao, è venuto in mio aiuto e di nuovo mi assale la curiosità di conoscere un pochino meglio questo meraviglioso ingrediente. Le origini del cacao sono già state illustrate brevemente nel nostro post sulla Torta magica al cioccolato e caffè ma, facendo qualche ricerca e scorrendo un po’ in avanti con i secoli ecco che incontriamo il nome di Cristoforo Colombo. Il grande navigatore ebbe l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao nel 1502 durante il suo quarto ed ultimo viaggio in America, dove sbarca in Honduras. Facendo ritorno presso la corte di Ferdinando ed Isabella portò in omaggio alcuni semi di cacao, ma allora nessuno diede peso alla scoperta, forse a causa del sapore amaro della bevanda. Fu il conquistatore spagnolo Hernàn Cortès il primo ad intuire il potenziale del cioccolato quando, nel 1519 approdò in Messico proprio sullo stesso tratto di costa da cui era fuggito il dio piumato Quetzalcoatl, che secondo la leggenda avrebbe fatto ritorno proprio quell’anno. Non c’è da stupirsi quindi se Montezuma, vedendo Cortès adorno di oro e piume, lo scambiò per il dio serpente finalmente tornato. L’imperatore lo accoglie con tutti gli onori e, invece dell’oro gli dona delle fave di cacao che sollecitano immediatamente la curiosità di Cortès e che sembrava valessero più dello stesso oro. Il conquistatore spagnolo si impadronisce di tutto il territorio ed inizia a piantare ovunque alberi di cacao, convinto che quest’ultimo lo avrebbe reso ricco tanto quanto l’oro. Gli spagnoli impararono in fretta ad utilizzare le fave di cacao come moneta e si abituarono alla strana bevanda amara offertagli dagli Aztechi. Cortès comprese in poco tempo che il cioccolato aveva proprietà nutritive, energizzanti e stimolanti e, quando nel 1528 fu richiamato in patria portò con sé alcune fave di cacao da offrire all’imperatore Carlo V. Gli spagnoli sostituirono il pepe e il peperoncino con vaniglia, zucchero, anice e cannella rendendo così la bevanda particolarmente dolce e gradevole ai palati degli aristocratici spagnoli. La strada era ormai spianata: per tutto il ‘500 il cacao ed il suo commercio furono monopolio esclusivo degli spagnoli. E’ incredibile pensare che inizialmente il cioccolato deve la sua popolarità all’uso che se ne faceva come medicinale: era apprezzato per le sue funzioni digestive, nutrienti, antidepressive e stimolanti. Ecco infine la ricetta…

Ingredienti (io ho utilizzato una teglia quadrata 20 x 20):
400 gr di latte
150 gr di farina
50 gr di fecola
50 gr di cacao
50 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
1 cucchiaio di crema liquorosa cioccolato e caffè (facoltativo)

Setacciare la farina, la fecola, il cacao, il lievito, lo zucchero e la vanillina. Rovesciare il latte in una capiente terrina insieme all’olio ed al liquore. Aggiungere gradatamente gli ingredienti secchi fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, il risultato sarà piuttosto liquido. Versare nella teglia imburrata e cuocere a 180° per 40 minuti circa (vale la solita prova stecchino). Si può accompagnare con marmellata di arance, confettura di lamponi oppure una crema al latte con fragole.

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