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~ La tradizione che incontra la passione e la fantasia!

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Archivi della categoria: Dolci e Torte per la Colazione

Angel Food Cake di Montersino: una ricetta paradisiaca per recuperare gli albumi

28 mercoledì Gen 2015

Posted by Admin in Ciambelle, Dolci Americani, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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AngelCake

L’Angel Food Cake è – secondo me – il seguito naturale della Bavarese ai Tre Cioccolati. D’altronde come esimersi dal preparare questo dolce dopo aver avanzato tanti albumi? Non c’è modo di sfuggire a tale soave bontà! Se consideriamo poi che si tratta di una torta davvero light – in quanto del tutto priva di grassi – allora scopriamo che il contenitore degli albumi abbandonato in frigo ha un’attrattiva del tutto nuova. Come la Chiffon Cake, anche l’Angel Food Cake ha una storia affascinante e particolare da raccontare, quel genere di storia che ci fa sognare ad occhi aperti e tornare indietro nel tempo. Ci sono differenti versioni sull’origine dell’Angel Food Cake, una delle più accreditate fa risalire la sua nascita nel sud-est della Pennsylvania, dove nel 1800 si producevano grandi quantità di stampi per dolci. Evan Jones nel suo “American Food: The gastronomic story” teorizza che questa torta sia il risultato degli sforzi di parsimoniosi cuochi del posto che cercarono di riciclare numerosi bianchi d’uovo avanzati dalla preparazione delle tagliatelle. La storia riferisce che i primi a preparare l’Angel Food Cake furono probabilmente gli schiavi afro-americani, poiché erano necessarie braccia forti e resistenti per montare a neve ferma gli albumi. Degli studiosi di storia Americana ritengono che il frullino manuale “Dover” – che compare nel catalogo di Sears nel 1897 – sia stato appositamente inventato per risolvere il problema della lunga montatura degli albumi che è il fattore caratterizzante di questa torta ed insieme la fase più laboriosa. Il primo libro a riportare una ricetta molto simile a quella dell’Angel Food Cake fu pubblicato nel 1871: si trattava del Mrs. Porters’s New Southern Cookery Book, dove scopriamo la “Snow-Drift Cake”. Dieci anni dopo uscì “What Mrs. Fisher Knows about Old Southern Cooking: Soups, Pickles, Preserves, Etc… “, dove troviamo la “Silver Cake”, un dolce assolutamente analogo all’Angel Food Cake. Nel 1896 infine, troviamo la versione aggiornata del “Boston Cooking School Cook Book”, dove è illustrata la ricetta chiamata precisamente “Angel Food Cake”. Un’ultima curiosità: il dolce è talmente leggero e delicato che – proprio per queste sue caratteristiche – è stato chiamato “cibo degli angeli”.
Vediamo ora la ricetta che Luca Montersino ci ha donato per poter preparare da noi questa torta così leggera da poter essere mangiata “senza rimorsi”…

Ingredienti:
360 gr di albumi
350 gr di zucchero
150 gr di farina
5 gr di cremor tartaro
La scorza grattugiata di un limone
12 gr di Amaretto (io ho usato il mio Limoncello)
I semi di una bacca di vaniglia
2 gr di sale
Zucchero a velo per spolverare

Iniziamo montando a temperatura ambiente gli albumi con 200 gr di zucchero. In una ciotola setacciare la farina, lo zucchero restante, il cremor tartaro, la bacca di vaniglia e il sale.

Unire a poco a poco gli ingredienti secchi al composto di albume e zucchero mescolando dal basso verso l’alto per non smontare l’amalgama. Una volta ottenuto un impasto omogeneo aggiungere il liquore e mescolare delicatamente.

Inserire l’impasto all’interno di un sac à poche e distribuire uniformemente nello stampo (questo per evitare che restino spazi vuoti che causerebbero “buchi” cuocendo in forno).

Livellare con una spatolina – evitando di sbattere l’impasto – e cuocere a 170° per 35-40 minuti (fare sempre la prova stecchino). Lasciare intiepidire a testa in giù (nel caso di un semplice stampo a ciambella è possibile utilizzare il collo di una bottiglia per “appendere” a raffreddare il dolce). Sformare delicatamente con l’aiuto di una spatola o di un coltello.

La torta si accompagna bene con creme e ganache o, per restare su qualcosa di fresco e light, possiamo accostare una mousse allo yogurt e frutti di bosco.

AngelCakeFetta

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Chiffon Cake arancia e cioccolato

21 domenica Dic 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci Americani, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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OrangeChocolate

A mio parere l’arancia è uno dei frutti che meglio si accompagna al Natale. E’ un agrume profumato, colorato e delizioso, oltre che sano. Cosa chiedere di più? La versatilità naturalmente. Nei miei ricordi d’infanzia mia nonna era solita appendere all’albero di Natale arance, mandarini e torroncini, allora mi sembrava l’albero più bello e “più buono” del mondo. Possiamo rinnovare queste vecchie tradizioni in modo semplice e veloce: tagliamo sottilmente l’arancia, mettiamo le fettine a riposare per qualche ora in modo che perdano un po’ d’acqua e poi inforniamole a 120° per circa un’ora (controllate la cottura). Lasciamo raffreddare a temperatura ambiente e…scateniamoci con nastri colorati, spezie, glitter, frutta secca e chi più ne ha più ne metta. Possiamo invece utilizzare la sola scorza per realizzare simpatiche formine con gli stampini per i biscotti, una volta essiccate diventeranno originali decorazioni per centrotavola, ghirlande, candele e quant’altro vi suggerisce la vostra fantasia. Parlando invece di dolci e affini, per avere un estratto tutto naturale è sufficiente essiccare la scorza d’arancia vicino ad una fonte di calore – come un calorifero – e triturare il tutto con il mixer. Oltre a profumare la nostra casa, otterremo una polvere finissima che potrà essere utilizzata per aromatizzare dolci, creme, tisane e – perché no? – anche lo zucchero. L’arancia rappresenta altresì un valido aiuto per la nostra bellezza: viene infatti utilizzata in cosmesi per le sue considerevoli proprietà antiage, tonificanti, antiossidanti, rigeneranti, purificanti e rivitalizzanti. Possiamo approfittare durante le Festività Natalizie per fare un bel bagno rilassante e drenante utilizzando delle semplici scorze d’arancia e del rosmarino fresco. Un’efficace ricetta anticellulite è composta da sale fino, scorza d’arancia (se possibile aggiungete anche il pompelmo), olio d’oliva e fondi di caffè. Massaggiare con movimenti circolatori , magari aiutandovi con un guanto di crine, e risciacquare con acqua moderatamente fredda. Possiamo infine prenderci cura del nostro viso preparando una maschera purificante, energizzante e tonificante frullando la polpa di mezza arancia, aggiungendo poi un po’ di yogurt, zucchero di canna e farina integrale d’avena (se l’arancia è bio è consigliabile unire anche la scorza grattugiata). Per un effetto schiarente e antimacchia completiamo la maschera con un po’ di succo di limone. Auguriamo a Tutti un Natale Sereno, ricco di Musica, Armonia , Affetto e …Speranza (che in questo momento non guasta mai)! Per quanto mi riguarda, anche quest’anno qualcosa di speciale “stagionerà” sotto l’albero, qualcosa di cremoso, setoso e profumato. In attesa del sapone arancio e cannella arriva il Sapone al Latte di Capra, Caffè ed Avena, un vero “sapone di bellezza per il corpo” perché è nutriente, idratante, anticellulite, lenitivo e rinvigorente. A fargli compagnia c’è il Sapone al Cioccolato, che vien voglia di mangiarlo solo a sentirne il golosissimo profumo! Ma parlando di golosità vediamo infine la ricetta della Chiffon Cake arancia e cioccolato…

Saponi Naturali

Ingredienti:
250 gr di farina
50 gr di fecola di patate
280 gr di zucchero
6 uova
180 ml di succo d’arancia
100 ml di Olio EVO
20 gr di cacao amaro
La scorza grattugiata di due arance
Una bustina di lievito per dolci
Mezza bustina di cremor tartaro
Un pizzico di sale

Iniziamo setacciando in un grosso recipiente la farina, la fecola, il lievito, lo zucchero ed il pizzico di sale. Formare al centro la classica fontana e versare l’Olio Evo, i tuorli, la scorza ed il succo d’arancia. Lasciare da parte mentre procediamo a montare gli albumi con il cremor tartaro a neve fermissima. A questo punto frulliamo con le fruste elettriche anche gli altri ingredienti tenuti da parte e proseguiamo fino ad ottenere un composto liscio, omogeneo e ben montato. Amalgamare ora a più riprese l’albume ben montato, mescolando dal basso verso l’alto con la spatola. Versare circa metà del composto in un recipiente, unire 20 gr di cacao amaro setacciato e senza grumi, sempre mescolando delicatamente dal basso verso l’alto. Rovesciare ora l’impasto al cacao nello stampo non imburrato, immediatamente seguito dal primo impasto. Infornare nel piano inferiore e cuocere a 170° per 50 minuti circa (verificare sempre con la prova stecchino). Terminata la cottura sfornare e capovolgere lo stampo mettendolo a raffreddare sul collo di una bottiglia. Quando la Chiffon Cake è completamente fredda rigirare e sformare aiutandosi con una spatolina o un coltello. Io ho decorato con Glassa Reale all’Arancia, ma si può accompagnare bene anche con una mousse al cioccolato fondente e arancia.

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Morbidosa panna e cioccolato, per un dolce “tea time” domenicale

27 giovedì Nov 2014

Posted by Admin in Ciambelle, Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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TortaPannaCioccolato

Dopo aver tanto rimandato e chiacchierato (telefonicamente) sono riuscita a concordare un momento per vedere la mia amica di Monza. Avevamo deciso di vederci la domenica pomeriggio pensando di fare prima una bella passeggiata per le vie del centro e di coccolarci poi con un bel “tea time” casalingo. La domanda a quel punto sorge spontanea: al dolce ci pensi tu? Certamente, rispondo io, ogni scusa è buona per “mettere le mani in pasta”, specialmente se puoi condividerlo con qualcuno! Bene, mi risponde lei, ma porta una torta morbidosa e – se possibile – mettici anche il cioccolato! Volevo preparare qualcosa di goloso ma allo stesso tempo anche diverso dal solito, in modo da soddisfare il palato raffinato del fidanzato di Laura. Ho pensato alla classica accoppiata panna e cioccolato e mi son detta: perché non metterli nell’impasto invece che come accompagnamento? In questo modo avrei ottenuto il gusto delicato e particolare che cercavo potendo invece preparare all’ultimo una veloce crema di accompagnamento direttamente in loco. Passeggiando per il centro di Monza il tempo è trascorso davvero velocemente. Il capoluogo brianzolo rappresenta infatti un buon compromesso tra fattori diversi ma tutti egualmente importanti, come la vicinanza a Milano, la presenza di mezzi e servizi, una città vivibile e interessante e – perché no – un bel centro storico che appaghi l’occhio e lo spirito e negozi in quantità tra cui scegliere. Possiamo partire da Largo Mazzini per ammirare il nobile Palazzo Frette, costruito nel 1885 e dove oggi ha sede la Rinascente, proseguiamo lentamente per Via Italia, diritto fino a Piazza Roma dove si trova l’Arengario e girando subito a destra ecco che ci ritroviamo davanti la splendida facciata del Duomo di Monza, affiancato dalla snella Torre Campanaria. Nonostante il giro di shopping ci tenta una veloce visita all’interno, dove il fasto del tardo barocco si sostituisce alla sobria eleganza dell’esterno. Non abbiamo avuto il tempo di visitare il Museo del Duomo con la mistica Corona Ferrea della Regina Teodolinda, ma ci siamo ripromesse di farlo appena possibile. Lasciamo il Duomo camminando per Via Lambro, che permette di catapultarsi all’indietro di diversi secoli con la sua atmosfera medievale ed i negozi perfettamente inseriti. Arriviamo infine all’ottocentesco Ponte dei Leoni, costeggiamo il Lambro passando per Via Gerardo dei Tintori, giriamo a sinistra verso Via Edmondo de Amicis, uno sguardo ammirato al mirabile scorcio per tuffarsi di nuovo verso Via Vittorio Emanuele II e Via Carlo Alberto per proseguire il nostro pomeriggio di shopping. Al rientro abbiamo preparato una gustosa e soffice mousse di ricotta da accompagnamento, che purtroppo non ho fatto in tempo a fotografare, la rifarò al più presto in modo da postare la ricetta.

Ingredienti:

200 gr di farina
50 gr di fecola
250 gr di panna fresca
160 gr di zucchero
3 uova
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
50 ml di latte
20 gr di cacao amaro
1 bustina di lievito

Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Versare la panna appena tolta dal frigo in un secondo contenitore (possibilmente anch’esso freddo) e montare con le fruste elettriche. Unire a più riprese la panna al composto di uova e zucchero mescolando delicatamente dal basso verso l’alto Accorpare a poco a poco la farina setacciata con il lievito ed il pizzico di sale. Imburrare uno stampo per ciambella e versare circa i 2/3 dell’impasto, aggiungere all’amalgama rimanente il cacao amaro e rimestare fino ad ottenere un risultato omogeneo, versare uniformemente sull’impasto chiaro ed infornare a 180° per 30-35 minuti (vale sempre la prova stecchino). Far freddare a temperatura ambiente, sformare e cospargere di zucchero a velo.

PannaCioccolato

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Torta al cioccolato senza uova e burro, umida e soffice come la versione classica!

09 giovedì Ott 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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TortaCioccolatolight

L’autunno è una delle mie stagioni preferite, quell’autunno che sa ancora un po’ d’estate e, anche se le giornate si accorciano, riusciamo ancora ad apprezzare le sfumature oro e rosa del crepuscolo, mentre possiamo magari approfittare dell’occasione per una bella corsetta rigeneratrice. Quell’autunno che porta con sé tanti meravigliosi colori caldi – che adoro utilizzare anche nel make-up – come l’ocra, il bronzo, il rame, il cremisi, il porpora, i toni di verde scuro, i marroni accesi come il terra di Siena bruciata e naturalmente tutte le tonalità del vinaccia e del borgogna. Troppo presto però il cielo si nasconde dietro un manto plumbeo e pesante, che fare allora per risollevare un po’ lo spirito? La finestra di casa o dell’ufficio diventa come un teatro senza più luci e colori, mentre noi guardiamo da lontano con uno sguardo quasi ipnotizzato. Quando è possibile per “risollevarmi” mi piace ascoltare un po’ di musica, ma quel genere di musica che ti fa quasi toccare lo Spazio con un dito, come – solo per citare un paio di nomi – i Pink Floyd o Mike Oldfield. Naturalmente bisogna trovare un adeguato accompagnamento a questa musica tanto bella, qualcosa di altrettanto “leggiadro” ma allo stesso tempo impeccabile nella sua semplicità. Di nuovo il cioccolato, o per meglio dire il cacao, è venuto in mio aiuto e di nuovo mi assale la curiosità di conoscere un pochino meglio questo meraviglioso ingrediente. Le origini del cacao sono già state illustrate brevemente nel nostro post sulla Torta magica al cioccolato e caffè ma, facendo qualche ricerca e scorrendo un po’ in avanti con i secoli ecco che incontriamo il nome di Cristoforo Colombo. Il grande navigatore ebbe l’occasione di assaggiare una bevanda a base di cacao nel 1502 durante il suo quarto ed ultimo viaggio in America, dove sbarca in Honduras. Facendo ritorno presso la corte di Ferdinando ed Isabella portò in omaggio alcuni semi di cacao, ma allora nessuno diede peso alla scoperta, forse a causa del sapore amaro della bevanda. Fu il conquistatore spagnolo Hernàn Cortès il primo ad intuire il potenziale del cioccolato quando, nel 1519 approdò in Messico proprio sullo stesso tratto di costa da cui era fuggito il dio piumato Quetzalcoatl, che secondo la leggenda avrebbe fatto ritorno proprio quell’anno. Non c’è da stupirsi quindi se Montezuma, vedendo Cortès adorno di oro e piume, lo scambiò per il dio serpente finalmente tornato. L’imperatore lo accoglie con tutti gli onori e, invece dell’oro gli dona delle fave di cacao che sollecitano immediatamente la curiosità di Cortès e che sembrava valessero più dello stesso oro. Il conquistatore spagnolo si impadronisce di tutto il territorio ed inizia a piantare ovunque alberi di cacao, convinto che quest’ultimo lo avrebbe reso ricco tanto quanto l’oro. Gli spagnoli impararono in fretta ad utilizzare le fave di cacao come moneta e si abituarono alla strana bevanda amara offertagli dagli Aztechi. Cortès comprese in poco tempo che il cioccolato aveva proprietà nutritive, energizzanti e stimolanti e, quando nel 1528 fu richiamato in patria portò con sé alcune fave di cacao da offrire all’imperatore Carlo V. Gli spagnoli sostituirono il pepe e il peperoncino con vaniglia, zucchero, anice e cannella rendendo così la bevanda particolarmente dolce e gradevole ai palati degli aristocratici spagnoli. La strada era ormai spianata: per tutto il ‘500 il cacao ed il suo commercio furono monopolio esclusivo degli spagnoli. E’ incredibile pensare che inizialmente il cioccolato deve la sua popolarità all’uso che se ne faceva come medicinale: era apprezzato per le sue funzioni digestive, nutrienti, antidepressive e stimolanti. Ecco infine la ricetta…

Ingredienti (io ho utilizzato una teglia quadrata 20 x 20):
400 gr di latte
150 gr di farina
50 gr di fecola
50 gr di cacao
50 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
1 cucchiaio di crema liquorosa cioccolato e caffè (facoltativo)

Setacciare la farina, la fecola, il cacao, il lievito, lo zucchero e la vanillina. Rovesciare il latte in una capiente terrina insieme all’olio ed al liquore. Aggiungere gradatamente gli ingredienti secchi fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, il risultato sarà piuttosto liquido. Versare nella teglia imburrata e cuocere a 180° per 40 minuti circa (vale la solita prova stecchino). Si può accompagnare con marmellata di arance, confettura di lamponi oppure una crema al latte con fragole.

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Un assaggio di Halloween con i biscotti morbidi zucca e cioccolato

30 martedì Set 2014

Posted by Admin in Biscotti, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Ricette con la Zucca

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Biscotti morbidi zucca e cioccoalto

Finalmente è arrivata la stagione della zucca! Questa è una delle tante cose che attendo con piacere all’arrivo dell’autunno e che rientra senza ombra di dubbio nella lista dei miei ingredienti preferiti. La zucca è un ortaggio a basso contenuto calorico, dal gusto incredibilmente dolce e vellutato e – cosa non da poco – è estremamente versatile. Si presta ad infinite varianti: nei risotti, nella pasta, nelle zuppe, nel pane, come contorno, come ripieno o come “ingrediente segreto” per preparare dolci golosi che già sanno d’autunno. Naturalmente quando si parla di dolci che contengono zucca è impossibile non pensare ad Halloween. Memore dei miei soggiorni americani ho cercato quindi di ricostruire brevemente la storia di questa festa ormai divenuta famosa anche da noi. Il termine deriva dall’inglese arcaico ed è una contrazione di “All Hallow Eve”, ovvero la vigilia di Ognissanti. Questa festività affonda le sue radici nelle antiche tradizioni della cultura celtica, principalmente rintracciabili in Irlanda. Era usanza presso i Celti cominciare l’Anno Nuovo il 1° Novembre, quando terminava ufficialmente l’estate ed iniziava il lungo e freddo inverno. Questa fase di passaggio era considerata magica e festeggiata con il nome di “Samhain”, che in antico irlandese significa più o meno “fine dell’estate”. I colori che tipicamente caratterizzavano questa celebrazione erano l’arancio ed il nero, il primo per ricordare la mietitura mentre il secondo per simboleggiare il buio dell’inverno. Era infatti questo il tempo di ringraziare gli dei per il raccolto della terra, per il bestiame ben nutrito nei verdi pascoli estivi e per le scorte assicurate per l’inverno. I Celti credevano inoltre che in questi giorni il velo che divide il mondo dei vivi da quello degli spiriti si assottiglia, permettendo così alle anime dei defunti di raggiungere la terra dei viventi. Oltretutto era costume dei Celti considerare le Fate degli esseri maligni e pericolosi. Difatti si raccontava che durante la notte di Samhain le Fate erano solite fare degli “scherzetti” agli umani, i quali lasciavano sull’uscio di casa cibo e latte allo scopo di blandirle. Un’altra storia narra che l’origine del detto “Trick or Treat” risale al tempo dei primi cristiani che, in viaggio da un villaggio all’altro, elemosinavano un tozzo di pane detto appunto “il dolce dell’anima” e che per ogni pezzo ricevuto si recitava una preghiera per le anime dei defunti della caritatevole famiglia. Nonostante l’avvento del Cristianesimo i Celti rimasero fortemente attaccati alle loro tradizioni, fu così che Papa Gregorio Magno nell’835 spostò la Festa di Ognissanti al 1° Novembre, successivamente nel X secolo fu poi aggiunta la Festa dei Morti, che si celebra ancora oggi il 2 Novembre. La festività di Halloween arrivò in America nel XIX secolo insieme agli immigrati irlandesi, fuggiti dalla loro patria in seguito ad una grave carestia. Da allora il 31 Ottobre in America si decorano le case con scheletri, fantasmi e zucche sogghignanti mentre gruppi di bambini – travestiti per l’occasione – bussano alla porta dei vicini ponendo la fatidica domanda: “Trick or Treat?”. Veniamo dunque al sodo e passiamo alla ricetta dei biscotti morbidi alla zucca e cioccolato.

Ingredienti (dosi per 32 biscottoni):
200 gr di zucca (peso a crudo) già cotta al forno e frullata
180 gr di farina
40 gr di fecola
60 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
1 uovo
1 bustina di vanillina
½ bustina di lievito per dolci
100 gr di zucchero
50 gr di noci
60 gr di gocce di cioccolato
Un pizzico di sale
Un pizzico di cannella
Un pizzico di zenzero
Un pizzico di noce moscata

In una ciotola setacciare la farina, la fecola e il lievito. Versare in una seconda ciotola la purea di zucca con lo zucchero e mescolare fino a far amalgamare il tutto, aggiungere poi l’uovo e l’olio e giriamo bene con le fruste elettriche. A questo punto uniamo a poco a poco la farina, la fecola ed il lievito setacciati, continuiamo a mescolare fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Addizioniamo poi le noci tritate grossolanamente, le gocce di cioccolato, il pizzico di sale e le spezie. Mescolare molto bene e, aiutandosi con due cucchiai, procedere a formare i biscotti posizionandoli ben distanziati su una teglia rivestita da carta forno. Cuocere a 180° per 15 minuti circa. Per una versione croccante è possibile omettere la fecola rimpiazzandola con la farina e sostituire l’olio con 80-90 gr di burro morbido. Se piace si può eventualmente aggiungere anche una manciata di muesli.

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Nuvole di ricotta, biscotti morbidi e leggeri senza burro e uova

25 giovedì Set 2014

Posted by Admin in Biscotti, Dolci con la Ricotta, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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BiscottiRicotta

Milano durante la settimana della moda somiglia ad una nobile signora vestita del suo migliore abito da sera per la prima alla Scala. Almeno per una settimana la città pare abbandonare l’appropriato “abbigliamento da ufficio” e si riscopre piena di lustrini, pailletes, luci abbaglianti, vetrine da sogno e musica mista al diffuso vociare degli ospiti. Sembra di trovarsi in un unico, grande, immenso party esclusivo al quale però siamo tutti invitati. Le strade diventano come una particolarissima passerella dove ognuno può fare sfoggio del suo look e del suo estro creativo, tutti ci sentiamo – almeno per qualche ora – un po’ stilisti, un po’ modelle, un po’ make- up artist, un po’ designers e un po’ fotografi…come se per una sera la magica polverina dorata di Trilly ci ammantasse tutti con il suo incanto. Milano strizza l’occhio a New York e diventa teatro di una favola moderna pronta ad accogliere tutti gli attori di scena, dimentichi di crisi, politica, economia e precariato. La “favola” italiana è qualcosa che forse tutto il mondo ci invidia e cerca di imulare: la moda, lo stile, il design, l’arte, l’opera e naturalmente il cibo! Ma le favole non fanno parte della nostra quotidianità, cosa c’è di romantico ed affascinante in essa? Ecco, possiamo trovarci epopee di famiglie, di speranze, di successi, di grandi idee e capacità di rinnovarsi proprie di noi italiani, possiamo trovarci la nostra storia – quella vicina, vera e non la chimera – ed imparare da New York che anche noi possiamo andarne fieri. Per questo durante le occasioni speciali mi piace gironzolare non solo di sera, laddove la città presenta il suo lato migliore, ma anche la mattina presto – magari di sabato – quando la città è silenziosa, i negozi ancora chiusi ed i tram semivuoti passano spediti tra le strade deserte. Un buon cappuccino cremoso è d’obbligo per iniziare una passeggiata del genere, una volta uscita un sacchetto di juta e raso spunta dalla borsa di cuoio rossa, i nastri che si allargano per permettermi di afferrare i miei biscottini morbidi alla ricotta. Un biscotto semplice, una colazione per vie storiche e chic, un modo tutto mio per visitare la Milano d’oggi e ricordare quella che non c’è più. In attesa dell’apertura dei negozi abbandono le vie principali preferendo passeggiare lungo alcune viette pittoresche rimaste: Via San Maurilio, Via Santa Marta, Via del Bollo, Via Sant’Orsola, Piazza Borromeo, Via Morigi, Via Luini, Via Cappuccio e poi indietro per Via Torino. Inevitabilmente il pensiero torna alla Vecchia Milano e a quel quartiere poco lontano che non esiste più, un quartiere ricco di storia e di popolo, brulicante di negozi, artigiani e mestieri. La borgata di cui si parla è il Bottonuto, antico quartiere medievale che comprendeva la zona tra Piazza Duomo, via Larga, Piazza Fontana e Missori. Si trattava di un rione particolarmente antico e pittoresco, composto da un dedalo di stradine, chiese, botteghe, ambulanti, vecchie case e lupanari. Tra il 1928 e l’immediato dopoguerra si procedette alla demolizione dell’intero quartiere, ufficialmente per risanarlo rendendolo più pulito e sicuro, ufficiosamente cedendo alle speculazioni edilizie dell’epoca. Qualunque sia la verità resta il fatto che la Chiesa di San Giovanni in Conca, la Chiesa di San Giovanni in Laterano, la cosidetta “Manica Longa” del Palazzo Reale, Via Tre Alberghi, Via Visconti e Via Bottonuto non esistono più ma l’attento visitatore può osservare, cercare le tracce e ricostruire cosicché certe storie sopravvivano al tempo ed all’oblio. Dopo tanto discorrere, veniamo infine alla ricetta.

Nuvole di Ricotta con Cioccolato Fondente

Nuvole di Ricotta con Cioccolato Fondente

Ingredienti:
150 gr di ricotta vaccina
180 gr di farina
120 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di limoncello (nel mio caso homemade)
½ bustina di lievito
60 ml di latte
2 cucchiai di Olio Evo

Versare la ricotta in una ciotola e lavorarla finché non diventa bella cremosa, aggiungere pian piano la farina ed il lievito setacciati alternandoli al latte. Unire infine l’olio Extra Vergine di Oliva, il sale ed il limoncello. Mescolare fino ad ottenere un composto ben amalgamato ed omogeneo, stendere l’impasto, formare i biscotti e cuocere a 180°, forno ventilato per 10-12 minuti. Si conservano morbidi per diversi giorni e sono perfetti sia per essere inzuppati nel latte che per essere gustati con marmellata o crema alla nocciola.

BottonutoMix

Ringrazio Milan l’era inscì per le belle foto della Vecchia Milano.

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Torta rovesciata alle pesche con ingrediente segreto (senza burro)

02 martedì Set 2014

Posted by Admin in Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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Girovagavo col pensiero alla ricerca di ispirazione, girovagavo cercando frutti e profumi che sanno ancora d’estate, girovagavo inseguendo luoghi dove le emanazioni cittadine diventano solo una leggera e lontana nebbiolina. Dopo le numerose ed abbondanti piogge la scelta di un corso d’acqua ci è parsa quasi naturale. Elemento che spinge in maniera ancestrale ad essere amato e rispettato. Dagli albori della storia l’uomo ha sempre costruito vicino fiumi e sorgenti, forse non solo per “mera sopravvivenza” ma anche per ragioni più profonde ed arcaiche. Magari la vicinanza con l’acqua ci rassicura col suo scorrere costante ed il suo colore cristallino, magari ci tranquillizza con la sua melodia sempre uguale e diversa, magari è l’armonia con la flora e la fauna circostante che ci spingono ad esserlo anche con noi stessi, magari è il rispetto per questa forza della natura che dà vita ma che può anche metterci in pericolo – se non la consideriamo adeguatamente. Questa volta abbiamo deciso di fare una capatina in un posto magico e poco conosciuto a circa un’ora di auto da Milano. Si tratta di un luogo dalla posizione quanto mai singolare: si trova infatti alla confluenza di tre valli bergamasche (Brembana, Brembilla ed Imagna) e di due fiumi (il Brembo e l’Imagna). La posizione felice fa sì che la zona sia abitata sin dalla lontana Preistoria, furono poi i Romani a governarla per ben quattro secoli ed a lasciarci varie testimonianze del loro passaggio. In seguito il territorio fu teatro di feroci scontri tra guelfi e ghibellini, tanto che per evidenti ragioni difensive nella zona sorsero parecchi castelli e fortificazioni. Il maniero che qui sorse fu presto oggetto di numerose leggende ed un alone di mistero parve addensarsi attorno ad esso, forse proprio a causa della fama sinistra di cui godevano i proprietari. Proprio durante il Medioevo è stato costruito il ponte – che per moltissimo tempo fu l’unica via di accesso alla valle – che è tutt’ora percorribile, consentendo una visita a metà tra il naturalistico e l’archeologico, senza dimenticare il fascino che indiscutibilmente hanno questi luoghi così arcani ed enigmatici. Si accede poi all’antica Dogana, dove il doganiere controllava il porto, riscuoteva il pedaggio e controllava i viandanti e le merci che transitavano tra la Serenissima ed il Ducato di Milano. Il castello venne distrutto dalla Repubblica di Venezia, le rovine furono scoperte solo quattro secoli dopo, oggi vi troviamo un lussuoso albergo. Per finire troviamo una bellissima passerella sospesa sull’acqua costruita nel 1878 che, col fiume in piena è davvero un’attraversata affascinante ed indimenticabile. Tornando però alla mia ricerca di ispirazione, ho alla fine deciso di preparare una torta rovesciata senza burro con le pesche, fantastico frutto di stagione, pieno di gusto e vitamine. La pesca è infatti ricca della preziosissima Vitamina A, contiene inoltre le Vitamine B, C ed E ed ha capacità rimineralizzanti in quanto fonte di ferro, zolfo, manganese, fosforo, magnesio e potassio. L’olio che si ottiene dalla spremitura del nocciolo di pesca ha una texture particolarmente leggera e proprietà simili all’olio di Albicocca. Ha spiccate proprietà nutritive, idratanti, emollienti e rigeneranti, è ottimo come antirughe ed antiossidante naturale. Trattandosi di un olio leggero è adatto a pelli sensibili, infiammate o secche. E’ un ottimo struccante e l’abbondante quantità di betacarotene rendono quest’olio perfetto per favorire l’abbronzatura. Possiamo preparare una maschera illuminante tagliando a pezzetti una bella pesca matura, cuocerla un pochino sul fuoco per ammorbidirla, una volta fredda aggiungiamo un cucchiaino di miele ed uno di avena. Applicare uniformemente sul viso e lasciare agire per circa 10/15 minuti. Alla fine del trattamento la vostra pelle sarà luminosa e vellutata, proprio come la proverbiale pesca! Possiamo inoltre preparare una maschera nutriente, volumizzante e sebo-regolatrice per i capelli frullando delle pesche ed aggiungendo dell’argilla verde e, possiamo poi arricchirla con olio di lino o di ricino. In caso di capelli grassi possiamo aggiungere olio essenziale di eucalipto, limone o lavanda. L’olio essenziale di geranio è l’ideale per i capelli crespi con doppie punte. Dopo tante chiacchiere ecco la ricetta…

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Ingredienti per uno stampo da 26 cm:
3 pesche grandi
200 gr di farina
50 gr di fecola
100 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
200 gr di stracchino “light” allo yogurt (sostituibile con della normale ricotta vaccina)
180 gr di zucchero
100 ml di latte
2 uova
2 cucchiai di crema al limoncello  (sostituibili con la scorza di mezzo limone bio)
Un pizzico di sale
Un pizzico di vaniglia
Una bustina di lievito per dolci
Una manciata di noci frullate
Per il caramello:
150 gr di zucchero
1 tazzina di acqua

Separare gli albumi dai tuorli e mescolare questi ultimi con lo zucchero fino ad ottenere un composto bianco e spumoso. Uniamo – sempre mescolando – l’olio, la crema al limoncello e lo stracchino “setacciato” con lo schiaccia patate. Continuare a mescolare fino ad avere una miscela liscia e cremosa. Setacciamo ora la farina, la fecola, il lievito e la vanillina ed aggiungiamoli lentamente al resto dell’impasto. Nello stesso tempo aggiungiamo poco alla volta anche il latte. Tagliare a pezzettini una delle pesche e mescolarli all’amalgama. A questo punto montiamo a neve ben ferma gli albumi ed aggiungiamoli pian piano all’impasto. Imburrare una teglia da 26 cm (possibilmente non a cerniera o rivestita sul fondo di carta forno) e posizionare gli spicchi di pesca spolverando sopra la farina di noci. Prepariamo ora il caramello versando lo zucchero e la tazzina d’acqua in un pentolino antiaderente, far andare a fuoco piuttosto vivace e non toccare finché lo zucchero non avrà assunto un bel colore biondo-ambrato. Versare uniformemente – ma con molta cautela – sugli spicchi di pesca e riversare subito sopra l’impasto. Infornare a 180° per 35-40 minuti (vale la prova stecchino, come sempre). Facendo attenzione a non scottarsi rovesciare immediatamente la tortiera e lasciar freddare.

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Direttamente dai “ruggenti anni ‘20” … la chiffon cake ai frutti di bosco

19 martedì Ago 2014

Posted by Admin in Dolci Americani, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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chiffonbisOK

Orbene, è ora che anch’io mi lanci e provi la celebre Chiffon Cake! Durante i miei vagabondaggi sul web mi è capitato spesso di imbattermi in questa torta americana, conosciuta per la sua eccezionale altezza e la consistenza soffice e vellutata. Ne ho viste numerose varianti, tutte fantasiose e golosissime ed ho deciso – di conseguenza – di armarmi di uno stampo adeguato e provare anch’io la mia semplice versione. Si dice che la torta sia nata nel 1927, e per ricordare “i ruggenti anni ‘20” per questa volta ho deciso di rendere le foto della torta un po’ “vintage”. La storia di Hanry Baker e della creazione della sua prestigiosa torta è proprio il genere di avvenimento attorno a cui è facile costruire una leggenda. Gli elementi ci sono tutti: un dolce buonissimo, un ingrediente segreto, il glamour di Hollywood, l’alone di mistero e persino un personale agente pubblicitario! Ma finalmente passiamo al racconto della leggenda. Henry Baker arrivò in California nel 1923, nessuno sa con precisione da dove venisse e cosa lo avesse portato a Los Angeles, sappiamo però che viveva con l’anziana madre, che faceva l’assicuratore ma che amava preparare torte e sperimentare nuove ricette. Furono circa 400 i tentativi prima di trovare la ricetta perfetta, ma Henry Baker alla fine raggiunse il suo scopo e nel 1927 nacque la Chiffon Cake. Prima di allora il mondo della cakes americane era diviso in due filoni principali: quello delle torte spumose che si gonfiavano principalmente grazie alla montatura delle uova e quelle contenenti il burro che si gonfiavano grazie all’aggiunta del lievito chimico. Il segreto della Chiffon Cake era l’abbinamento dei due metodi, affidandosi sia alle uova montate che al lievito chimico, ma il fattore determinante e il vero “ingrediente misterioso” era proprio l’olio vegetale. La sua creazione fu un vero successo, tanto che abbandonò ben presto il suo lavoro di assicuratore per diventare pasticcere. In seguito Baker ebbe quella che lui stesso definì “un’illuminazione cosmica” portando un assaggio della sua Chiffon Cake al ristorante Brown Derby dove per parecchio tempo fu l’unico dessert proposto in menù. Con il Brown Derby arrivarono i primi riconoscimenti e soddisfazioni: la torta divenne ben presto il dolce preferito dalle star di Hollywood e Baker dovette lavorare ben 18 ore al giorno per produrre le 40 torte richieste dal ristorante. Dopo aver gelosamente custodito la ricetta per vent’anni nel 1947 Henry Baker vendette la sua ricetta alla General Mills spiegando che “in questo modo Betty Crocker poteva rivelare il segreto alle donne d’America”. La ricetta divenne pubblica solo l’anno successivo, quando Betty Crocker (acronimo della stessa General Mills) pubblicò un opuscolo con ben 14 ricette. Negli anni ’50 e ’60 divenne la torta più alla moda, quella che – almeno una volta – tutti dovevano provare a fare. Come è facilmente intuibile, il nome deriva dal noto tessuto, la cui caratteristica è proprio l’essere leggero ed impalpabile. La Chiffon Cake è stata un exploit di consensi, grazie soprattutto – come già detto – alla sua morbida scioglievolezza. A mio modesto parere, un’ottima rivale nostrana potrebbe essere la Torta Paradiso, che non ha assolutamente nulla da invidiare in quanto a morbidezza e sapore. La ricetta da me adottata è quella della Torta Paradiso senza burro dell’Arabafelice, che in futuro mi piacerebbe riproporre con qualche variante. Ma veniamo infine alla ricetta…

Ingredienti:
250 gr di farina
250 gr di zucchero extrafine
1 bustina di cremor tartaro
1 bustina di lievito per dolci
5 uova intere
110 gr di acqua tiepida
100 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
Un pizzico di vaniglia bourbon
Un pizzico di sale
40 gr di frutti rossi congelati

Setacciare in un capiente contenitore la farina, lo zucchero, il lievito ed il pizzico di sale. Versare nel boccale del minipimer i frutti rossi scongelati e frullare con l’acqua tiepida (se volete potete sostituire con del semplice succo di frutti rossi per un totale di 150 ml). Fare un buco nel centro degli ingredienti secchi setacciati (come per la pasta fresca) e versare i tuorli, l’olio EVO, la vaniglia e l’acqua emulsionata con i frutti rossi. Mescolare con lo sbattitore fino ad ottenere un composto cremoso ed omogeneo. Procediamo quindi montando a neve molto ferma gli albumi con il cremor tartaro, una volta terminato unire pian piano la montata al composto di tuorli e farina. Procedere con calma, amalgamando gli albumi montati a più riprese e sempre mescolando con la spatola dal basso verso l’alto. Versare il composto in uno stampo, che non sia imburrato né infarinato, e cuocere a 160° per 50 minuti ed a 175° per altri 10 minuti. Una volta cotto (verificare con la prova stecchino) capovolgere lo stampo e lasciar raffreddare il dolce. Se non siete in possesso dell’apposito stampo dotato di piedini potete usufruire del collo di una bottiglia lasciando la Chiffon Cake sottosopra fino a completo raffreddamento. A questo punto sformiamo delicatamente passando lungo tutto il bordo un coltellino a lama liscia. Possiamo infine ricoprire con del semplice zucchero a velo, della glassa zucchero e nocciole o glassa al cioccolato. Volendo, possiamo coccolarci con una ganache al cioccolato e completare con frutti rossi freschi.

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Torta al vino rosso e cioccolato (senza burro)

11 lunedì Ago 2014

Posted by Admin in Dolci al Cioccolato, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro, Torte

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TortaVinoRossoFetta
Mi è stata da poco regalata una bottiglia di ottimo vino rosso del Centro Italia, proveniente proprio dalla terra degli Etruschi, un popolo che ho sempre trovato misterioso ed affascinante. Dopo averla ricevuta, l’ho messa in bella mostra sulla credenza in attesa della giusta ispirazione, perché a mio parere un prodotto dal meraviglioso colore rosso rubino, dal profumo così intenso e dal sapore così caldo non doveva solo essere degustato durante un pasto, ma meritava anche di essere sposato ad altri ingredienti per ottenere – appunto – un bouquet di aromi e sapori del tutto nuovo. Il ragù di carne è arrivato puntuale come da previsione, ma avevo ancora un tarlo in testa che mi diceva di provare a utilizzarlo in maniera diversa, insolita. Ecco quindi che mi è venuta l’idea della torta al vino rosso e cioccolato, abbinamento a mio avviso piuttosto naturale e – lasciatemelo dire – “la morte sua”. Oltre al risvolto enogastronomico però, sono come sempre interessata anche alle virtù benefiche e salutistiche di questa antica bevanda. Ero già a conoscenza – come molti – delle proprietà antiossidanti, antimicrobiche, antinfiammatorie, antivirali ed antiallergiche del vino, dovute in particolare all’elevato contenuto di polifenoli. Il vino è inoltre un antitumorale naturale, favorisce l’aumento del colesterolo “buono” e, ad esso è associata una diminuzione delle malattie cardiovascolari . Sembra infine che aiuti a combattere disturbi neurovegetativi e che agisca positivamente su ossa, articolazioni e colecisti. Non dimentichiamo, naturalmente, che solo un consumo moderato apporta tutti questi benefici! Indagando qua e là ho scoperto anche una curiosità sull’etimologia della parola: pare infatti che il termine “vino” derivi dal verbo sanscrito vena, che vuol dire amare, da cui deriva anche il nome latino Venus, cioè Venere. Effettivamente è antica la storia del vino. Già presso i Sumeri, 6000 anni fa, era coltivato e considerato come simbolo di festa, riconciliazione ed omaggio agli dei. Gli Antichi Egizi indubbiamente non erano da meno, le prime giare sono infatti risalenti al 3000 a.C. e pare che il sistema di coltivazione più diffuso fosse quello a pergola. Anche gli Ebrei conoscevano e gradivano questa bevanda, attribuendo a Noè la prima vigna, come si può leggere sulla Genesi circa il famoso episodio “L’Ebbrezza di Noè”, affrescata anche da Michelangelo nella Cappella Sistina. Attraverso gli Egizi il vino giunse presso i Greci che, come sappiano, gli dedicarono una divinità tutta sua ovvero Dioniso, il più giovane figlio di Zeus e dio del vino e della convivialità. Attraverso i Greci la vite arrivò anche in Italia, iniziando il suo viaggio in Sicilia e poi presso i Sabini e gli Etruschi, che divennero abili coltivatori e vinificatori. Furono proprio gli Etruschi ad insegnare ai Romani tutti i segreti della coltivazione della vite e della produzione del vino. Il vino, a modo suo, ha persino contribuito alla nascita dell’impero: difatti i Romani ne conoscevano le proprietà battericida ed era consuetudine portarlo durante le campagne come bevanda dei legionari. Plutarco ci racconta che Cesare fornì del vino ai soldati decimati da una brutta malattia. Da ultimo, per quanto riguarda la cosmesi, dai semini degli acini d’uva si estrae il prezioso olio di vinaccioli, che è emolliente, elasticizzante e tonificante. Vanta inoltre caratteristiche idratanti e leviganti in quanto ricco di calcio, fosforo e flavonoidi. Svolge un’efficace azione rassodante e – cosa importantissima per noi donne – stimolante della microcircolazione. E’ un ottimo schiarente naturale e le spiccate caratteristiche antiossidanti lo rendono adatto a proteggere la pelle dall’invecchiamento e dagli agenti atmosferici. Essendo un olio particolarmente leggero – oltre che buon trattamento anticellulite – è adatto ad essere applicato anche dopo la doccia. Una maschera di bellezza da fare a casa è composta da qualche acino d’uva schiacciato, olio di vinaccioli, olio di oliva, miele di arancia, yogurt, qualche goccia di aceto di mele e – se avete la pelle grassa – anche un po’ di argilla verde.

Ingredienti per uno stampo da 24 cm:

120 gr di farina
50 gr di cacao
30 gr di amido di mais
220 gr di zucchero
120 ml di vino rosso
125 gr di yogurt
Un pizzico di vaniglia bourbon
Un pizzico di sale
2 uova
50 ml di latte
100 ml di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
Una bustina di lievito per dolci
½ cucchiaino di aceto bianco
Scaglie di cioccolato fondente

Per prima cosa setacciamo bene la farina, l’amido, il lievito ed il cacao. Procediamo poi a montare i tuorli con lo zucchero e la vaniglia finché saranno chiari e spumosi. Aggiungiamo ora lo yogurt,il pizzico di sale, il vino rosso, il latte e l’olio EVO, sempre mescolando. A questo punto inglobare al composto gli ingredienti secchi setacciati, miscelando l’impasto a poco a poco in modo da non formare grumi. Continuiamo ora montando a neve ben ferma gli albumi con l’aceto. Una volta montati i bianchi li addizioniamo pian piano al composto rimestando dal basso verso l’alto per non smontare il tutto. Versare in una teglia imburrata di 24 cm ed infornare a 180° per 30-35 minuti. Lasciar intiepidire e poi spennellare con glassa trasparente e spolverare con scagliette di cioccolato fondente. La torta è piaciuta a tutti perché è morbida ma non stopposa e lascia alla fine quel leggero retrogusto di vino che sorprende ma non disturba. Io ho preferito non farcirla, ma si potrebbe pensare ad una crema al latte con mirtilli freschi oppure affiancata da un sorbetto ai lamponi o magari da un gelato allo yogurt variegato ai frutti rossi. Durante la stagione invernale si potrebbe pensare ad una profumata crema all’arancia.

Torta al Vino Rosso

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Stelle del mattino, biscotti sani e leggeri (senza uova e senza burro)

26 lunedì Mag 2014

Posted by Admin in Biscotti, Dolci e Torte per la Colazione, Dolci senza burro

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E’ da un po’ che medito di fare dei biscotti, qualcosa di semplice e profumato da mangiare a colazione, insieme al caffellatte, oppure da sgranocchiare durante una piccola pausa pomeridiana insieme ad un thè profumato. Un biscottino che andasse bene per noi signorine attente alla linea, ma che accontentasse anche i “raffinati palati” di coloro con cui vogliamo condividere il frutto delle nostre sperimentazioni. Oltre al desiderio di preparare qualcosa di nuovo e di poterla poi offrire a chi mi stà intorno, l’altra motivazione che mi ha spinto – tanto per cambiare – verso un prodotto fatto in casa è la lista ingredienti che leggo sulle confezioni. Sempre più alimentari, anche di diverso tipo, riportano la generica dicitura “oli o grassi vegetali”. Avevo un’idea di cosa si nascondesse dietro questa elusiva spiegazione ma, per informarmi meglio e per dovere di cronaca , ho deciso di fare una piccola ricerca sul web. La mia esplorazione virtuale ha confermato quello che molti di voi probabilmente già sapranno: l’olio di palma è l’ingrediente principale nascosto dietro questa misteriosa dicitura. Il passo successivo, come per ogni attento consumatore, è scoprirne vizi e virtù per la nostra salute e per il nostro ambiente. Visto che non ho intenzione di trattare ostici argomenti scientifici cercherò di essere breve nell’illustrarvi il frutto delle suddette esplorazioni. L’olio di palma grezzo è ricco di molte sostanze benefiche, tra cui il beta-carotene, il famoso coenzima Q-10 e le vitamine A ed E. Ma non è questo l’olio che indirettamente finisce sulle nostre tavole, ma la versione raffinata ovviamente. L’olio di palma e di palmisto (olio di semi di palma) sono molto utilizzati nell’industria alimentare in genere ed industria dolciaria in particolare, visto il loro basso costo e la loro versatilità. Questo olio ha la peculiarità di rimanere solido a temperatura ambiente, caratteristica che lo rende infatti molto adatto per la preparazione di prodotti per pasticceria come creme, glasse, biscotti, gelati e farciture varie. Oltre a ciò ha un alto livello di resistenza all’ossidazione ed ai trattamenti termici e, infine, non irrancidisce. Tutte queste proprietà fanno in modo che i prodotti conservino morbidezza e fragranza per parecchio tempo dopo il confezionamento. Questi oli vengono inoltre utilizzati a livello industriale per la frittura e per la produzione di cosmesi, come saponi e creme. L’olio di palma è tanto criticato e condannato a causa dell’alto contenuto di grassi saturi – circa il 50% – che favoriscono l’aterosclerosi e l’aumento del colesterolo. Ultima considerazione, la coltivazione intensiva di olio di palma stà portando all’abbattimento di antiche foreste pluviali privando del loro habitat naturale specie come l’orango e la tigre di Sumatra. Dal 14 dicembre 2014 però un nuovo regolamento europeo obbligherà a specificare sulle etichette il tipo di olio o grasso utilizzato, quindi informiamoci e cerchiamo di leggere bene queste etichette! Nel caso vogliate approfondire, vi lascio i link di alcuni degli articoli che ho letto: melarossa, valorealimentare, greenstyle, oggisalute e greenme.

Biscotti Stelle del Mattino

Dopo tutte queste informazioni torniamo a parlare dei biscotti “stellati” che ho sperimentato. Li volevo leggeri, quindi bando al burro ed alle uova, ma allo stesso tempo golosi…e quindi mi sono concessa l’aggiunta di una cucchiaiata farina di cocco che gli dà un profumo ed una consistenza un po’ particolari. Un occhio al gusto e l’altro alla salute ed ecco che coloratissimi frutti rossi si aggiungono all’impasto con il loro elevato potere antiossidante. Il risultato mi pareva buono, così ho portato qualche biscottino appena sfornato ad un’amica che ha una bimba di nove anni e, con mia grande sorpresa, i biscotti non hanno fatto in tempo ad entrare in casa che erano già scomparsi! Sono soffici e profumati, si inzuppano bene nel caffellatte e se tenuti chiusi in una confezione ermetica si conservano per diversi giorni. Eccovi la ricetta.

Ingredienti:

250 gr di farina 0
50 gr di fecola di patate
50 gr di olio EVO (nel mio caso autoprodotto)
125 gr di yogurt
120 gr di zucchero di canna
1 cucchiaio raso di miele millefiori
2 cucchiai rasi di farina di cocco
Una manciata di frutti rossi misti surgelati
Un pizzico di sale
Versare in un recipiente la farina setacciata con lo zucchero,la fecola, la farina di cocco ed il pizzico di sale. Mescolare gli ingredienti secchi ed aggiungere poi lo yogurt, il cucchiaio raso di miele e la manciata di frutti rossi (due cucchiai circa).

Lavorare bene il tutto fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Infarinare per bene la spianatoia (l’impasto risulta piuttosto morbido, in questo modo evitiamo che si attacchi) e formare dei biscotti della forma che preferite. Infornare a 180° per circa 15 minuti o fino a doratura.

 

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