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~ La tradizione che incontra la passione e la fantasia!

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Pasta integrale con crema di peperoni e caprino

29 sabato Ago 2015

Posted by Admin in Primi, Ricette Estive

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Crema di Peperoni

Dopo il pesto di sedano e feta vorrei proporre un altro primo semplice, veloce e goloso. Il peperone è – almeno a mio parere – uno degli ortaggi più prelibati che Cristoforo Colombo ha portato con sé tornando dall’America Centro-meridionale. E’ saporito, “carnoso” e versatile, oltretutto è anche molto sano perché ipocalorico, ricco di vitamine A e C, di oligoelementi e sali minerali. Detto questo…cosa aspettiamo ad inserirlo nella nostra dieta? Bastano i suoi colori vivaci e brillanti a portare “estate e allegria”, anche se le vacanze sono già passate e settembre è ormai alle porte.
Gustiamoci quindi ancora un po’ di calore e colore con questa ricettina semplice semplice…

Ingredienti per 2 persone:

180 gr di pasta integrale

1 peperone rosso di medie dimensioni

100 gr di caprino fresco

2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

Qualche fogliolina di basilico

Sale e pepe q.b.

Pomodorini ciliegini q.b.

Arrostire il peperone direttamente sul fuoco o – in alternativa – in forno. Mentre la pasta cuoce in abbondante acqua salata, spelliamo e tagliamo a julienne il peperone. Trasferiamo il tutto nel mixer e frulliamo con il caprino, i cucchiai d’olio, le foglioline di basilico, il sale e il pepe fino ad ottenere una crema omogenea. Scolare la pasta al dente ed unire il condimento. Solitamente io aggiungo sempre dei pomodorini ciliegini perché secondo me stanno benissimo. La crema di peperoni e caprino si presta molto bene a diventare un buon piatto caldo spadellandola magari con dei golosi gnocchi di patate.

Buon appetito!

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Fusilli integrali al pesto di sedano e feta

26 mercoledì Ago 2015

Posted by Admin in Primi, Ricette Estive

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facile, feta, formaggio greco, genuino, Milano, olio extra vergine d'oliva, pasta al pesto, pesto di sedano, primi freschi, ricette del risparmio, ricette di pesti vari, ricette economiche, ricette estive, ricette facili, ricette leggere, ricette per la famiglia, ricette semplici, ricette veloci, sedano, semplice, veloce

Pesto di Sedano e Feta

Come abbiamo già detto più volte, la generosa stagione estiva ci offre una ricca scelta di frutta e verdura saporita e sana. Avendo a disposizione tale quantità di vegetali può capitare che si mangi meno pasta, in particolar modo pasta asciutta. Bisogna ammettere che d’estate non si sente più di tanto la mancanza di certi cibi, ma è giusto anche pensare a chi invece adora la pasta e non vuole farne a meno. A tutti gli amanti della pasta possiamo proporre tante ricettine fresche, salutari, ricche di gusto e fantasia… basta sbirciare nel frigorifero e qualche “idea stuzzicante” di sicuro arriverà. Ero appunto alla ricerca di una ricetta semplice e veloce per cucinare i miei fusilli integrali quando mi è “caduto l’occhio” sul sedano che avevo comprato, da appassionata di pesti e affini ho subito pensato di frullarlo insieme ad un buon formaggio…e così è nato il pesto di sedano e feta.

Ecco la semplicissima ricetta (per 2 persone):

180 gr di fusilli integrali

60 gr di sedano freschissimo

70 gr di feta

2 cucchiai di pecorino romano

4 cucchiai di olio extra vergine d’oliva

4 cucchiai di latte

30 gr di noci

Sale e pepe q.b.

Mettere sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata. Mentre attendiamo la bollitura prepariamo il pesto: mettere nel mixer il sedano lavato e tagliato a tocchetti, la feta anch’essa tagliata a pezzettini, i cucchiai di pecorino romano, l’olio, il latte, le noci, il sale e il pepe. Frullare fino ad ottenere una consistenza cremosa, tipo “pomata”. Scolare la pasta al dente e condirla con il pesto appena preparato. E’ molto fresca, leggera e saporita. Da provare!

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Carbonara di asparagi e speck

02 martedì Giu 2015

Posted by Admin in Primi

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E’ primavera inoltrata, l’estate è alle porte e l’idea delle vacanze ormai non troppo lontane ci rinvigorisce nei giorni di afa e umido. Il cibo si adegua al clima, diventando fresco, colorato e stuzzicante. In questo momento la natura ci dà la possibilità di scegliere tra una miriade di frutta e verdura con cui rallegrare e dare carattere ai nostri piatti, dandoci così la possibilità di prenderci cura di noi con gusto e buonumore. Trovandoci proprio nel periodo degli asparagi, non possiamo senz’altro evitare di citare questo ortaggio dal gusto particolare e dalle numerose proprietà salutistiche. Cerchiamo quindi di informarci un po’ sapere qualcosa di più specifico al riguardo.

L’asparago è una pianta erbacea perenne, probabilmente originaria della Mesopotamia. Il nome deriverebbe dal persiano “asparag”(ossia “germoglio”), poi adattato dai greci con il termine “asparaghos” (che significa “pieno di linfa”) per arrivare infine al latino con la parola “asparagus”. Dalla Mesopotamia l’asparago si diffuse nell’Antico Egitto e in seguito in tutto il bacino Mediterraneo. Gli Antichi Romani nutrivano una vera passione per questo ortaggio,che consideravano afrodisiaco e di cui apprezzavano il gusto e le proprietà terapeutiche. Nel 79 a.C. Plinio ne esalta le qualità gastronomiche e ne illustra il metodo di coltivazione e preparazione nella sua “Naturalis Historia”. Marziale osannò in versi la tenera polpa degli asparagi, consigliando quelli coltivati nel litorale di Ravenna ed esportati dall’Urbe per deliziare i palati dei nobili. Si narra che gli asparagi non mancassero mai sulle ricche tavole degli imperatori e sembra che ne fossero tanto ghiotti da far costruire appositamente delle navi per andarli a raccogliere: navi appunto chiamate “asparagus”.

Il suo nome scientifico è Asparagus Officinalis e appartiene alla famiglia delle Liliacee, la stessa di cui fanno parte altre piante curative come l’aglio, l’aloe e il pungitopo. Gli asparagi sono gustosi, sani e ricchi di virtù terapeutiche: sono diuretici, depurativi, drenanti, lassativi e regolatori dell’appetito. Sono l’alimento ideale per chi vuole perdere peso (hanno solo 25 kcal/100 gr.) ma – grazie alla sua capacità di smaltire i liquidi in eccesso e le tossine – si possono definire un vero e proprio ortaggio DETOX. Gli asparagi sono composti per il 90% da acqua e le punte (i turioni) sono un’ottima fonte di Vitamine e Sali Minerali: sono infatti ricchi di vitamine A, B, C, ed E e contengono calcio, potassio, magnesio e fosforo. Tutto ciò si traduce in numerosi benefici per la nostra bellezza e il nostro organismo , poiché l’asparago vanta proprietà antiage, antiossidante, anticellulite, rinforzanti per il sistema immunitario e i vasi sanguigni, fortifica le ossa, combatte lo stress e contrasta i gonfiori. L’asparago infine è stato a lungo utilizzato nella medicina popolare come drenante renale, epatico e bronchiale, oltre che come antinfiammatorio della milza. A questo scopo era largamente utilizzato un famoso sciroppo diuretico “alle cinque radici”: finocchio, rusco, prezzemolo, sedano selvatico e, appunto, asparago.

Veniamo ora alla ricetta di oggi: si tratta di una rivisitazione della tradizionale carbonara, alla quale ho aggiunto asparagi e speck per dare un tocco di colore e sapore. Al posto del solito uovo per commensale ho aggiunto un po’ di latte, in modo da alleggerire e dare cremosità alla ricetta. Il risultato? Giudicatelo Voi!

Vediamo infine la semplicissima ricetta…

Ingredienti per due persone:

180 gr di spaghetti

120 gr di asparagi già sbollentati e tagliati

80 gr di speck tagliato a fiammiferi

50 gr di parmigiano

50 gr di pecorino

6/7 cucchiai di latte

1 uovo

Una metà di un piccolo scalogno

Sale q.b.

Pepe nero q.b.

Cuocere la pasta in abbondante acqua salata. Nel frattempo versare un cucchiaio d’olio in una padella e far rosolare lo scalogno con lo speck; nel mentre sbattere l’uovo con il grana, il pecorino, un pizzico di sale, abbondante pepe nero e i cucchiai di latte.

Scolare gli spaghetti al dente e rovesciarli direttamente nella padella con lo speck, mescolare velocemente per amalgamare i sapori.

Aggiungere ora il composto di uova, latte e formaggio, insieme agli asparagi precedentemente tagliati e sbollentati e – a fuoco molto dolce – rimestare il tutto in modo che “la salsa” abbracci gli spaghetti senza fare la frittata.

Servire immediatamente ed aggiungere a piacere una spolverata di pecorino e pepe nero.

Buon Appetito a Tutti!

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Pasta risottata con zucca mantovana, crudo toscano e ricotta salata sarda

19 giovedì Feb 2015

Posted by Admin in Primi, Ricette con la Zucca, Risotti

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cucina italiana, facile, genuino, Gonzaga, Mantova, Milano, pasta, pasta risottata, piatti autunnali, primi, primi con la zucca, prosciutto crudo Toscano, ricette autunnali, ricette classiche, ricette con la zucca, ricette del risparmio, ricette economiche, ricette facili, ricette per la famiglia, ricette semplici, ricotta salata, semplice, senza burro, zucca mantovana

PastaRisottata

Febbraio è ancora un buon mese per reperire le zucche e – in attesa della primavera con il suo tepore e i suoi fulgidi colori – ho voluto “salutare” questo meraviglioso ortaggio con un “risotto” un po’ diverso dal solito. Sono riuscita a mettere le mani su una bellissima zucca mantovana, che trovo ottima – oltre che per i famosi tortelli – anche per il risotto. Questa tipologia di zucca è caratterizzata da buccia dura e verde, forma leggermente schiacciata e polpa molto compatta e pastosa. E’ una varietà particolarmente conosciuta ed apprezzata in tutto il nord Italia che si contraddistingue per il suo sapore dolce e delicato. Mi piace utilizzarla nei risotti perché la polpa cuocendo tende a disfarsi formando una salsa al contempo soda e cremosa che si sposa molto bene con prelibati prosciutti e formaggi. Per questa ricetta ho pensato ad una “pasta risottata” perché avevo a disposizione della finissima pasta di Gragnano, abbracciata – per questa volta – ad un altro ingrediente sopraffino tipico del Nord.
D’altronde l’Italia è una sinfonia di sapori, prodotti, paesaggi e dialetti tutti ricchi e diversi, concentrati in un Paese non molto grande tutto sommato! Una peculiarità che forse tendiamo tutti a dare per scontata. Che altro attendere quindi per conoscere un po’ meglio le mille sfaccettature di questa sinfonia? Una città poco conosciuta e fuori dai soliti itinerari turistici è proprio la patria della famosa zucca: Mantova, iscritta dal 2008 – insieme a Sabbioneta – alla lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. La cittadina si trova proprio al confine tra Emilia Romagna e Veneto, cinta da tre laghi artificiali creati a scopo difensivo nel XII° sec. dai meandri del fiume Mincio. La natura del luogo è intrinsecamente legata all’acqua e possiamo facilmente vedere ranuncoli d’acqua o persino delle mirabili ninfee mentre da lontano si possono osservare eleganti aironi, gallinelle d’acqua o dei cigni. Mantova è uno dei gioielli più belli che il Rinascimento ci ha lasciato, senza dubbio grazie alle prestigiose commissioni e al mecenatismo della dinastia dei Gonzaga. I Corradi da Gonzaga erano inizialmente proprietari terrieri e furono una delle famiglie ducali più affascinanti e longeve del nostro Rinascimento. Divennero Signori di Mantova nel 1328, marchesi nel 1433 ed infine duchi nel 1530. I Gonzaga si affermarono per la loro abilità politica ed intellettuale, regalando alla Storia personaggi particolarmente attenti alle arti ed alla cosa pubblica ma allo stesso tempo intriganti e con una “certa vena” per le dissolutezze. Il periodo di massimo splendore per la città fu probabilmente sotto il marchese Francesco II° e Isabella d’Este. Da ricordare le celeberrime “Collezioni Gonzaga o Celeste Galleria”, una considerevole raccolta di opere d’arte degli artisti più illustri del Rinascimento e del Barocco. Purtroppo tale collezione fu quasi completamente venduta a re Carlo I° d’Inghilterra quando la famiglia iniziò a trovarsi in difficili condizioni economiche. Restano però straordinarie testimonianze che ricordano al visitatore l’antica grandezza: il Palazzo Ducale con la magnifica “Camera degli Sposi” del Mantegna, il Palazzo Te di Giulio Romano con la sua Sala dei Giganti, il Palazzo del Capitano, la Torre dell’Orologio,la Basilica di Sant’Andrea del Leon Battista Alberti, il Duomo e chi più ne ha più ne metta! Veniamo ora alla ricetta…

Ingredienti:

200 gr di pasta
300 gr di zucca mantovana
80 gr di prosciutto crudo Toscano in una sola fetta
½ bicchiere di vino bianco secco
1 scalogno
1 foglia di alloro
1 foglia di salvia
Olio EVO q.b.
Brodo vegetale q.b.
Ricotta salata sarda q.b.
Sale e pepe q.b.

Per prima cosa sbucciare, lavare e ridurre a cubetti la zucca mantovana, dopodiché tagliare a fiammiferi il prosciutto crudo Toscano e metterlo in padella con lo scalogno triturato e l’Olio EVO. Lasciar soffriggere per qualche minuto quindi aggiungere i cubetti di zucca, l’alloro e la salvia. Unire una mestolata di brodo vegetale e lasciar ridurre finché la zucca non risulta morbida. A questo punto alzare la fiamma ed unire la pasta mescolando vigorosamente, sfumare con il vino bianco e far “tostare” per pochi minuti. Portare a cottura, aggiustare di sale e di pepe e mantecare con la ricotta salata. Buon Appetito!

MantovaMix

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Cacio e pepe, gricia o …

03 martedì Feb 2015

Posted by Admin in Primi

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Cacio e Pepe, champignon, cucina del Lazio, cucina italiana, cucina regionale, cucina romana, cucina tradizionale, Funghi, Gricia, Griscia, linguine, Pancetta, pasta, pecorino romano, pepe nero, porcini, primi autunnali, primi gustosi, primi veloci, ricette autunnali, ricette con i funghi, ricette facili, ricette semplici, ricette veloci, semplice, spaghetti, veloce

Cacio e Pepe Funghi e Pancetta

Ci sono dei luoghi dove si ha la sensazione di essere fuori dal tempo e dallo spazio, dove si ha quasi l’impressione di trovarsi dentro un’opera di Nicolas Poussin o Claude Lorrain. In questi luoghi i silenzi parlano all’anima mentre scopriamo di essere ancora in grado di ascoltare quell’immenso ed armonico concerto che è la Natura. I paesaggi sono così incontaminati e perfetti che pare d’essere in un enorme presepe vivente, solo che in questo caso non si tratta di finzione: il cielo è talmente blu che rifulge del suo magnifico splendore, i colori sono più caldi che altrove e il tempo invece che intristire si compiace di rendere tutto più dolce e romantico. La città – con tutto il suo mondo smisurato – è a poca distanza, ma allo stesso tempo non potrebbe essere più lontana. Certo, la città ci piace proprio per quello che è: trafficata, moderna, confusionaria, affollata, veloce e – perché no? – piena di opportunità e tentazioni. La città ci lascia accarezzare l’idea di essere “al centro del mondo”, ci piace la prospettiva di poter prendere un aereo ed in poche ore arrivare dall’altra parte della Terra e contemporaneamente incontrare un “pezzetto di mondo” senza allontanarsi troppo da casa. Eppure a volte non abbiamo bisogno né di un aereo né di una metropolitana per scoprire posti nuovi, ci basta ricordare che esiste ancora un’Italia autentica, nascosta e segreta che attende solo di essere svelata ed assaporata. Queste località hanno sovente una notevole cultura culinaria, caratterizzata dall’eccellente qualità dei prodotti, dal loro uso sapiente e dall’estrema semplicità. Non fa eccezione la classica Cacio e Pepe, emblema – anche oltre oceano – dell’eccellenza e della semplicità della Cucina Italiana.

Questo è uno dei piatti più antichi e poveri che ci tramanda la tradizione romanesca e laziale. I pastori portavano nei loro zaini del pecorino stagionato, sacchetti con del pepe nero in grani e spaghetti fatti in casa con solo acqua e farina. Da questi tre ingredienti essenziali nasceva la Cacio e Pepe: il pecorino stagionato poiché si manteneva a lungo, il pepe aiutava a riscaldare l’organismo e la pasta forniva il giusto apporto calorico. Quando si ammazzava il maiale e qualche pastore aveva del guanciale secco, lo si ripassava nella padella di ferro aggiungendolo allo strutto. Nasce così la Gricia o Griscia (da Grisciano, vicino Amatrice), universalmente riconosciuta come antenata dell’Amatriciana. Quella che propongo oggi è una versione un po’ speciale, ho pensato infatti di arricchire il piatto con uno degli ingredienti che amo di più: i funghi.

Ingredienti:
200 gr di linguine
120 gr di pecorino romano
200 gr di champignon puliti ed affettati
40 gr di porcini secchi
80 gr di pancetta
1 spicchio d’aglio
Un pizzico di erbe aromatiche (io ho usato timo, maggiorana e origano)
½ bicchiere di vino bianco
Sale qb
Pepe nero qb
Olio EVO qb

Prima di tutto lasciamo rinvenire i funghi porcini secchi in una terrina di acqua tiepida per una ventina di minuti. Trascorso questo tempo rosolare la pancetta con l’aglio e due cucchiai d’olio. dopo qualche minuto aggiungere gli champignon affettati e i funghi porcini. Alzare la fiamma, versare il vino e lasciar evaporare. Aggiungere sale e pepe a piacere e lasciar cuocere a fuoco vivace. Ultimata la cottura aggiungere un pizzico di erbe aromatiche. Una volta che i funghi sono intiepiditi prelevarne circa 2/3 e frullarli fino ad ottenere una crema. Mettere in una terrina il pecorino romano insieme al pepe nero, aggiungere la crema di funghi e mescolare. Cuocere la pasta ed “alzarla” al dente, (non buttare via l’acqua!) versare le linguine nella terrina ed aggiungere un mestolo scarso dell’ acqua di cottura. Aggiungere i funghi rimasti con la pancetta e amalgamare bene il tutto (unire all’occorrenza un altro pochino di acqua della pasta). Servire immediatamente, mentre la pasta è ancora caldissima.

ItaliaNascosta

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La pasta fresca…a modo nostro

19 lunedì Mag 2014

Posted by Admin in Pasta Fresca, Primi

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Domicilio, genuino, Milano, pasta fatta in casa, pasta fresca, ragù, ricette facili, ricette tradizionali, semplice, tagliatelle

Ho sempre desiderato imparare a fare la pasta fresca. Mi vedo ancora bambina, quasi fosse ieri, che osservavo meravigliata la grande e sottile sfoglia gialla lavorata da mia nonna con tanta perizia ed olio di gomito. Sotto le sue mani capaci quella pasta assumeva le forme più disparate: spaghetti, tagliatelle, pappardelle, reginette, maltagliati, quadrettini, cavatelli (solo acqua e farina) sfoglia per lasagne, cannelloni o pasta ripiena. Non potevano naturalmente mancare gli gnocchi di patate, di cui vado ancora ghiotta. Purtroppo è mancato il tempo per trasmettere questa sapiente tradizione, ma il ricordo – quello nessuno può portarmelo via. D’altronde chi non ha dei ricordi teneri e divertenti legati ai nostri nonni? Magari alcune cose che allora ci davano fastidio e che oggi ricordiamo con nostalgia. I nomignoli, le sgridate con la voce grossa dopo una marachella, i vizietti concessi lontano dai genitori e le semplici e gustose merende. A volte tutto ciò sembra così lontano che pare appartenere ad un altro mondo. Ma no, mi dico poi, è bello e doveroso recuperare la memoria di quei nonni un po’ burberi e refrattari al cambiamento che, forse, non sono la sola a ricordare e che sicuramente avrebbero tanto ancora da insegnarci. Mi è sembrato simpatico e divertente ricordare i miei nonni andando alla scoperta di tutti quei piatti che ricordo ma di cui non conosco né la ricetta né il procedimento. Naturalmente ho voluto metterci lo zampino e reinterpretare un pochino dove possibile, ma questo fa parte del divertimento, no? Mi immagino già mia nonna che mi guarda con le sopracciglia aggrottate agitando il dito indice. Abituata alla pasta lievitata all’inizio la consistenza non era perfetta, ma poi provando e riprovando ho capito dove sbagliavo. Da principiante ed autodidatta qualche errore è normale. Attrezzata con la mia vecchia e collaudata macchina per la pasta e di una semola di grano duro presa in vacanza che non vedevo l’ora di provare ho deciso di fare le tagliatelle. Tempo fa ho provato a fare anche le tagliatelle porcini e salsiccia, che purtroppo non ho pensato di fotografare. Penso che a suo tempo siano state gradite visto che sono andate via subito. Questa volta mi sono data ad un classico senza tempo: le tagliatelle al ragù. La ricetta della pasta fresca è stata da me un po’ reinterpretata e modificata.

Ingredienti Pasta Fresca:

150 gr di farina 0

150 gr di semola di grano duro (che dà quella bella sensazione ruvida alla pasta)

1 uovo

30/40 ml di latte

Un pizzico di sale

Acqua qb

Il procedimento è sempre lo stesso, descritto da tanti più esperti di me. Disporre la farina a fontana, nel centro mettere l’uovo, il latte ed il pizzico di sale. Cominciare sbattendo l’uovo ed il latte al centro inglobando pian piano la farina ed aggiungere quel tanto di acqua che basta per ottenere un impasto liscio e sodo. Lasciare riposare coperto per circa 30 minuti e poi lavorare con la macchinetta per la pasta. In questo caso ho steso lasciato la sfoglia leggermente spessa (la mia nonna papera ha 6 livelli, io sono arrivata al quinto) perché penso che uno spessore un po’ più consistente si sposi meglio con un condimento importante come il ragù. Di solito faccio la pasta qualche ora prima, in modo che possa riposare prima di finire in pentola. Mi dilungo di qualche riga per un piccolo appunto personale. Ho di recente scoperto che i pastifici – più o meno grandi – spesso e volentieri utilizzano la farina Manitoba per rendere la sfoglia più sottile e resistente. Io personalmente cerco di evitare in quanto sembra che questa farina, visto l’alto contenuto di glutine, possa favorire intolleranze come la celiachia.

Per quanto riguarda il ragù, l’ho cotto in un bel tegame di terra cotta proprio come si usava una volta. La cottura è durata per circa tre ore, a fuoco dolce, per farlo restringere ed insaporire. Dovendo cuocere per parecchio tempo e ben sapendo che l’olio cotto a lungo diventa poco digeribile ho adottato un piccolo e ghiotto trucchetto. Ho comprato un pezzettino di salsiccia, che ho sbriciolato nel macinato, così da aggiungere pochissimo olio perché la carne si sarebbe rosolata sciogliendo i suoi propri grassi ed insaporita con del semplice vino bianco secco. Certo, la salsiccia non è la cosa più leggera del mondo ma mi è capitato di mangiare un sugo praticamente annegato nell’olio e me lo ricordo benissimo ancora adesso. La salsiccia, nella giusta quantità, ha aggiunto sapore ed il poco olio non ha appesantito il ragù. Spero che il mio piccolo esperimento sia gradito a tutti, nonna compresa!

Immagine

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